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October 05
Non sappiamo ancora come si concluderà la vicenda dell’Alitalia ma fin d’ora si possono trarre alcune conclusioni.
1 A pagare i costi di una scellerata politica di gestione di un servizio pubblico saranno i lavoratori attraverso la mobilità e per chi rimane il taglio degli stipendi e peggiori condizioni di lavoro;
2 A pagare i costi di una scellerata gestione della crisi saranno tutti i cittadini italiani che dovranno pagare i debiti accumulati dalla società gestita da amministratori incapaci legati al potere politico;
3 Si sono stravolte le regole di mercato: chi compra l’Alitalia ne compra il patrimonio (cioè la ricchezza) a poco prezzo i debiti li accolla allo Stato: cosa mai accaduta finora
4 Si sono stravolte le regole internazionali nel momento in cui si fanno dei bandi aperti a tutti i soggetti interessati e poi, invece, si tratta e si conclude anzi tempo con un solo offerente;
5 I Sindacati (specie quelli confederali) hanno riconfermato quanto già da molto tempo si sapeva: l’incapacità di negoziare accordi che non si rivelino a perdere per i lavoratori;
6 La CISL e la UIL riconfermano la vocazione di essere delle quinte colonne dei "padroni";
7 La CGIL al di là di un rigurgito di dignità ha dimostrato anch’essa di essere oramai incapace di essere "sindacato"
8 La CGIL ha dimostrato altresì di non avere un minimo di autonomia rispetto a quello che è il partito di riferimento e cioè il PD
La vicenda Alitalia testimonia infine come in Italia lo stato di diritto sia diventato puro nominalismo e che invece prevale l’arbitrio più assoluto. Insomma bisogna finalmente rendersi conto che siamo oramai in una fase pre-fascista. Ancora se ne può uscire ricompattando i comunisti e che come nel passato sono gli unici in grado di dare speranze e realizzarle.
Movimento per la Costituente Comunista - Padova September 16
- MIGLIAIA GLI ESUBERI - NESSUN IMPEGNO E GARANZIA SUL FUTURO DEI PRECARI - PESANTE RIDIMENSIONAMENTO DI FIUMICINO - CESSIONE A TERZI DI NUMEROSE ATTIVITÀ - CARTA BIANCA AI NUOVI PADRONI NELLA SELEZIONE INDIVIDUALE DEL PERSONALE DA IMBARCARE NELLA NUOVA COMPAGNIA SI VUOLE SANCIRE LA RESA SENZA CONDIZIONI DI TUTTI I LAVORATORI AI VOLERI DELLA C.A.I.
Pesantissimo il bilancio occupazionale Oltre 6000 lavoratori a tempo indeterminato saranno espulsi dalla Compagnia di cui oltre 4000 sono esuberi e circa 2000 gli esternalizzati verso società senza alcun futuro. Falso il ripensamento di mantenere in C.A.I. le attività dei servizi centralizzati (informatica, amministrazione e call-center): presto anche quei settori saranno venduti a terzi e molti lavoratori rischieranno di essere messi in mobilità così come già dichiarato il vertice C.A.I. al tavolo di confronto tra Governo e sindacati.
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C.A.I.
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ALITALIA
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fissi
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precari
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fissi
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precari
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PILOTI
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1.550
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2.050
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ASSIST. DI VOLO
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3.300
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4.000
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370
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PERSONALE TERRA
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7.650
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3.835
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175
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12.500
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9.885
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545
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ALITALIA SERVIZI
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AIRONE
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fissi
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precari
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fissi
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precari
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PILOTI
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300
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ASSIST. DI VOLO
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450
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300
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PERSONALE TERRA
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6.943
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2.017
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1.150
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950
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6.943
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2.017
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1.900
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1.250 |
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fissi AZ+AZServ+Airone
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18.728
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fissi CAI
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12.500
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fissi in esubero
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6.228
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Precari senza futuro
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3.812
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tot lav scaricati
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10.040 |
* dati reperiti da fonti aziendali, riferiti alla attuale situazione, al netto dei precari già usciti di produzione recentemente (es.: tra gli Assist. di Volo ne sono già rimasti a casa circa 450!)
Migliaia i precari che rimarrebbero senza alcuna garanzia Quasi 4000 precari restano senza alcuna garanzia di rinnovo del contratto nè di una stabilizzazione che si allontana dopo anni e anni di contratti a tempo determinato. La ex compagnia di bandiera ridotta a vettore nazionale Ridimensionato l’hub di fiumicino e pesanti ripercussioni sull’indotto Altro che vettore intercontinentale! C.A.I. sarà un vettore a vocazione poco più che nazionale, nonostante le vaghe affermazioni di un futuro sviluppo dei collegamenti intercontinentali: l’hub di Fiumicino resterà pesantemente colpito e ne pagherà le conseguenze occupazionali anche l’intero indotto del Trasporto Aereo sia nell’hub capitolino che nello scalo di Napoli. Vergognosa la decisione di offrire carta bianca alla “cordata italiana” nella selezione del personale da imbarcare Inaccettabile e pericolosa la decisione di Cgil, Cisl, Uil e Ugl di sottoscrivere una intesa in cui si sancisce la possibilità per la C.A.I. di scegliere il personale da imbarcare nel nuovo vettore sulla base di una assoluta discrezionalità e senza alcun vincolo rispetto alla esistente normativa contrattuale e legislativa. Nessun rispetto delle leggi vigenti, dei contratti, delle invalidità, dei carichi di famiglia, dell’anzianità, ecc. ecc.. Un accordo da riaprire: Una lotta di tutti i lavoratori, fissi e precari, che può riaprire l’accordo. Tutti impegnati per difendere il nostro contratto ed il nostro posto di lavoro. Ogni volo che viene portato via da Roma produce tagli ed esuberi. Basta con la guerra della Lega Lombarda contro Fiumicino. Precari e fissi uniti nella difesa del contratto di lavoro: NO a tagli salariali/ normativi. Giù le mani dal nostro contratto!!!
Oggi è necessario mobilitarsi per imporre alla C.A.I. ed al Governo: - la tutela dei diritti salariali e normativi acquisiti respingendo l’ulteriore abbattimento del costo del lavoro perseguito attraverso il peggioramento dei contratti; - la difesa dello scalo di Fiumicino contro l’abbandono della sua vocazione di Hub e contro il taglio delle sue tratte internazionali e intercontinentali; - lo sviluppo ed il rilancio del network intercontinentale; - il mantenimento delle attività nella Compagnia, evitando le cessioni di importanti settori (da subito Manutenzioni, Atitech, ecc e poi Informatica, Amministrazione, Call-Center) evitando così le migliaia di licenziamenti del Piano Fenice;
mercoledì 17 settembre 2008
dalle 12.00 alle 16.00 presidio a FCO
SCIOPERO NAZIONALE
di TUTTI i lavoratori del Gruppo Alitalia
16 settembre 2008 Cub Trasporti September 12
12 settembre
Trieste
INIZIATIVA ANTIFASCISTA
Ore 19: dibattito
Incontro con i compagni di Resistenza Universitaria di Roma, ospiti dell'Associazione "Promemoria" di Sandi Volk dopo i fatti del La Sapienza e a seguito dell'organizzazione del convegno antirevisionista sulle foibe.
A seguire:
Cena + DJ Set
il ricavato andrà a compagni e compagne antifascist/e de La Sapienza
Per info e contatti: http://blog. libero.it/ ResistUnivers
Gravissimo l'episodio accaduto il 10 settembre al Liceo Newton di Roma: alcuni docenti precari, che dal prossimo anno rischiano di non lavorare più a causa dei pesanti tagli agli organici previsti dal ministro Gelmini, stavano contestando in modo assolutamente pacifico il ministro; immediatamente due agenti in borghese hanno zittito ed identificato chi protestava.
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scuola_e_universita/servizi/gelmini/contestazioni/contestazioni.html
Stupisce che in un paese che si definisce democratico ci sia questa criminalizzazione del dissenso ai danni di lavoratori che stanno semplicemente tentando di difendere il loro futuro.
Da notare inoltre come il ministro ami poco il dissenso espresso in modo pacifico e democratico, vista la "fuga" dall’inaugurazione del nuovo anno scolastico a Napoli per paura di contestazioni.
Come forum di docenti precari esprimiamo piena solidarietà ai colleghi identificati dalle forze dell'ordine; in ogni caso noi non ci faremo intimidire e continueremo a dire la scomoda verità in tutte le sedi e le occasioni: il ministro Gelmini sta distruggendo la scuola pubblica lasciando sul lastrico decine di migliaia di lavoratori mentre distrae abilmente l'opinione pubblica con provvedimenti come il ritorno al grembiule o il voto di condotta, favorita da mass media in gran parte asserviti al potere dominante.
Chi protesta per difendere la scuola pubblica ed il suo posto di lavoro rischia la repressione violenta, come dimostra chiaramente l'episodio del liceo Newton.
Chiediamo a tutti i sindacati, alle forze politiche ed associative, alla stampa libera di lottare con noi contro questo ritorno del paese ai tempi bui e barbari del ventennio in cui non si poteva esprimere liberamente la propria opinione, tempi che credevamo superati per sempre.
FORUM PRECARISCUOLA ( http://precariscuola.135.it ) September 05
Pubblico queste due perle della posizione culturale e internazionale del PD, un partito apertamente schierato con il capitalismo e l'atlantismo.
PD: BONDI, TUTTI DEVONO CONOSCERE GRAMSCI CERAMI, PAUSA RIFLESSIONE SU LUI NON FA MALE (ANSA) - FIRENZE, 2 SET - «Gramsci è un uomo, un pensatore, uno studioso, un intellettuale su cui tutti devono riflettere: non è stato solo un dirigente e un pensatore del Pci e della sinistra, ma è un intellettuale che tutti devono conoscere a partire dagli studenti che lo devono studiare tra i classici della filosofia del nostro paese». Così il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, ad un dibattito alla festa nazionale del Pd, ha rivalutato la figura del fondatore della sinistra italiana (Nota mia, del Partito Comunista Italiano, che è tutt'altra cosa rispetto alla sinistra italiana). Una rivalutazione dalla quale è sembrato invece prendere le distanze il ministro ombra del Pd, Vincenzo Cerami, che ha risposto a Bondi: «Io con Gramsci ho fatto colazione, pranzo e cena per trent'anni: se per il momento ci prendiamo una pausa di riflessione su Gramsci, male non fa». Cerami, durante il dibattito alla festa nazionale in corso alla Fortezza da Basso, ha voluto sottolineare come ora il Pd ha un problema «di identità pesante per cui - ha spiegato dobbiamo discutere soprattutto l'identità del presente». Al termine del dibattito lo stesso Cerami ai giornalisti ha spiegato che oggi «si apre un orizzonte completamente nuovo che con il passato non ha quasi più legami, per cui possiamo leggere e goderci la scrittura di Gramsci - ha concluso - ma dobbiamo guardare avanti» (nota mia, ovvero leggasi dobbiamo sostenere il capitalismo e la borghesia).(ANSA).
GHEDDAFI · A proposito di un articolo del trattato Italia-Libia che nega l'uso delle basi in caso di attacco
Il Partito democratico insorge a difesa della Nato
da Il manifesto del 3-8-2008 p. 4
Il colonnello Gheddafi continua a tenere banco e ad agitare la scena politica italiana. Provocando la risposta «tranquillizzante» del governo e la reazione - incredibile? - del Pd che si erge a paladina della Nato. Ieri l'agenzia libica Jana ha rivelato alcuni retroscena dei complessi negoziati che sabato a Bengasi hanno portato Gheddafi e Berlusconi alla firma del trattato di «amicizia e cooperazione» fra i due paesi. Domenica il colonnello ha riferito al parlamento libico che, dopo molto insistenze e con la minaccia esplicita da parte della Libia di mandare tutto a monte, l'Italia si è impegnata a non usare e soprattutto a non concedere l'uso delle basi sul suo territorio alla Nato e agli Usa nell'ipotesi di una futura «aggressione» contro la Libia. Memore dell'attacco americano dell'86 su Bengasi con aerei della VI flotta «diretti da una stazione americana nell'isola di Lampedusa», Gheddafi ha preteso e «dopo lunghe discussioni» ottenuto, che l'impegno fosse messo nero su bianco nell'articolo 4, non accontentandosi della formula proposta da Berlusconi che impegnava l'Italia a «non compiere aggressioni contro la Libia». Il leader libico diceva di voler essere sicuro che «né l'America né la Nato avrebbero usato basi in Italia contro la Libia», in riferimento all'infinità di basi Nato e/o Usa presenti nella penisola (e alcune, come quelle di Aviano e Ghedi dotate di armamenti nucleari). Ieri Palazzo Chigi, cioè Berlusconi, ha voluto circoscrivere le affermazioni dei Gheddafi e dell'articolo 4 del trattato «precisando che l'accordo fa, come è ovvio, salvi tutti gli impegni assunti precedentemente dal nostro Paese, secondo i principi della legalità internazionale» . Impegni che comprendono quelli di «mutuo soccorso» sottoscritti con l'Alleanza atlantica. Poi è stata la volta di Frattini: l'Italia «esclude categoricamente azioni di aggressione contro la Libia» ma «ha specificato con grande chiarezza che ci sono trattati internazionali multilaterali che non possono essere rimessi in discussione». Da Bruxelles un portavoce Nato si è limitato a un « no comment ». Finita lì? No, perché è insorto il Pd, «l'opposizione» . In difesa della Nato. Il ministro esteri ombra Piero Fassino, ha definito «imbarazzata e reticente» la nota di Palazzo Chigi, invitando il governo a riferire in parlamento. Fassino ha parlato di una paese, l'Italia, che «rinuncia preventivamente a decisioni che attengono alla sua sovranità e all'interesse nazionale» e ha definito « incomprensibile stabilire oggi che non si concederanno mai basi alla Nato». Vernetti, ex sosttosegretario agli esteri, ha parlato di «clamorosa violazione unilaterale» dell'articolo 5 della Nato, che «rischia di ridurre la credibilità internazionale del nostro paese nei confronti degli alleati europei e americani». Nessun commento. A Tripoli intanto è attesa Condi Rice per «una visita storica» e aprire «un nuovo capitolo». L'ultimo segretario di Stato Usa a sbarcare in Libia fu Foster Dulles nel '53. Quando non c'era ancora Gheddafi. September 04
Ancora in Marcia! 100 anni di storia 100 anni di lottte
A TUTTE LE FORZE POLITICHE E SOCIALI A TUTTI I SINDACATI NAZIONALI E REGIONALI ALLE STRUTTURE DI BASE RSU ED RLS ALLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE
La storica rivista dei macchinisti "ancora IN MARCIA!" al fine di dibattere la situazione venutasi a creare nelle FS in relazione ai licenziamenti e agli episodi di insicurezza ed inefficienza promuove un incontro sul tema:
LICENZIAMENTI, DEMOCRAZIA E SICUREZZA NELLE FERROVIE Un problema per i lavoratori, per i viaggiatori, per la collettività
Roma, Venerdì 5 Settembre Sala del Sacro Cuore (via Marsala 42/a davanti alla stazione Termini)
Ore 9.30-13.00
INCONTRO PUBBLICO E MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’ Sarannopresenti esperti del diritto, autorevoli esponenti di tutte le parti politiche e sindacali, personaggi della cultura e dell’informazione. L’invito è esteso anche ai dirigenti FS
ore 14.30-17.00
ASSEMBLEA DEI FERROVIERI E DEI DELEGATI RSU/RLS
Dibattito, proposte e iniziative dei ferrovieri contro i licenziamenti e sulla vertenza in atto August 27
Ai lavoratori e alle lavoratrici, ai delegati e alle delegate RSU, ai comitati di lotta sui luoghi di lavoro e contro la precarietà
FIRMATE L’APPELLO DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO Nel suo discorso di investitura il nuovo presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha esposto le richieste del padronato italiano per la prossima fase: i profitti devono continuare a crescere a discapito dei salari, l’età pensionabile va ulteriormente innalzata, la spesa sociale va tagliata, il contratto nazionale di lavoro va "riformato".
Il governo Berlusconi ha risposto prontamente varando il DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) per i prossimi tre anni: una manovra da 35 miliardi che prevede un ulteriore sviluppo delle privatizzazioni e tagli a trasporto pubblico locale, scuola, sanità pubblica. Nella scuola si annuncia il taglio di 100.000 insegnanti e nella sanità la reintroduzione del ticket sulla specialistica.
Da parte loro i ministri del lavoro europei, tra cui quello italiano Sacconi, hanno annunciato la volontà di portare l’orario massimo di lavoro fino a 65 ore settimanali.
NEL FRATTEMPO IL18 GIUGNO È INIZIATO IL CONFRONTO SULLA"RIFORMA" DEL CCNL TRA CONFINDUSTRIA E LE BUROCRAZIE SINDACALI DI CGIL, CISL E UIL. L’obiettivo fondamentale che il padronato vuole raggiungere con la "riforma" del CCNL è quello di realizzare il controllo totale sulla forza lavoro, frantumare la solidarietà di classe, dividere e indebolire i lavoratori per costringerli a contrattare individualmente il loro salario.
L’obiettivo è quello di subordinare sempre più strettamente il salario al profitto delle imprese: "salario in cambio di produttività" dicono i padroni, ma in Italia il tasso di produttività è già altissimo mentre il salario è bassissimo. Infatti i dati pubblicati recentemente dall’OCSE (i 30 paesi industrialmente più sviluppati) dimostrano chiaramente che in Italia il numero di ore lavorate è tra i più alti dell’area OCSE, ma i salari sono tra i più bassi (circa 6.000 dollari all’anno in meno della media).
Le affermazioni del padronato sono solo chiacchiere per spillare ancora più sudore e per riempirsi sempre di più le tasche. Mettere in discussione il CCNL significa, per cominciare, abbandonare a sé stessi i lavoratori delle imprese piccole e medie (e anche di tante imprese più grandi) che non hanno la contrattazione di secondo livello (in Italia solo il 20% dei lavoratori ce l’ha) o non hanno la forza di realizzare accordi accettabili (e oggi che è sempre più difficile strappare accordi decenti il CCNL rappresenta un minimo di tutela per il salario e i diritti).
Significa dare il via libera alle "gabbie salariali" cioè al fatto che due operai che fanno lo stesso lavoro in due posti diversi hanno due salari e due "diritti" diversi. E quando si sarà consumata definitivamente la rottura della solidarietà tra lavoratori (italiani contro immigrati, vecchi contro giovani, sud contro nord, privato contro pubblico, garantiti contro precari…) chi avrà vinto?
Ogni lavoratore sarà solo. Solo e debole di fronte al singolo padrone e alle associazioni dei padroni e allora la sua ulteriore costrizione al lavoro coatto sarà inevitabile. Così come sarà inevitabile la schiavizzazione dei propri figli. E che razza di uomo è quell’uomo che non lotta e preferisce fare la "cicala" con i diritti e la dignità dei propri figli?
Invece di opporsi a questa situazione il 12 maggio scorso i vertici di CGIL-CISL-UIL hanno approvato un documento nel quale si dà il via libera alla revisione dei già pessimi accordi del luglio 1993 con un accordo per la "riforma del modello della contrattazione" che ridurrà il contratto nazionale di lavoro a pura formalità spostando tutto il peso della contrattazione sul secondo livello (decentrato), ovviamente per chi ce l’ha.
Cosa riceverebbe il sindacato, in cambio della propria disponibilità ad andare incontro alle richieste del padronato? Una riforma della rappresentanza nei luoghi di lavoro che legherebbe ancora di più i delegati alle segreterie e impedirebbe loro di assumere posizioni diverse da quelle dei vertici, anche se approvate dai lavoratori. Un’ulteriore riduzione della già pochissima democrazia che c’è nei luoghi di lavoro.
20 ANNI DI ATTACCO AL SALARIO E AI DIRITTI DEI LAVORATORI
Sono oltre 20 anni che i lavoratori sono sotto attacco: prima la riduzione di 4 punti l’indennità di contingenza, la Scala Mobile, per mano dell’attuale ministro Renato Brunetta, allora socialista (1984), poi l’abolizione della "scala mobile" (governo Amato 1992), poi gli accordi sulla flessibilità (Ciampi 1993), poi la controriforma delle pensioni (Dini) nel 1995, poi il pacchetto Treu (Prodi 1997), poi l’attacco al diritto di sciopero (D’Alema 1999), poi la legge 30 (Berlusconi 2002), poi lo scippo del TFR verso i fallimentari fondi pensione integrativi attraverso la truffa del silenzio-assenso (Berlusconi 2006 - Prodi 2007), poi i protocolli sul welfare per aumentare l’età pensionabile e allungare la precarietà (Prodi 2007). Ora l’attacco frontale al CCNL.
Tutti questi passaggi sono stati "concertati" dai padroni, dai vari governi e dalle burocrazie di CGIL-CISL-UIL spesso con l’appoggio di tutti i partiti, di destra come di "sinistra" (compresi quelli della sedicente "sinistra radicale"). E’ sempre più chiaro che nei parlamenti e nelle segreterie sindacali i lavoratori non hanno amici. Con l’indebolimento del Contratto Nazionale ogni anno una percentuale sempre più alta della ricchezza prodotta è stata tolta ai salari dei lavoratori e regalata ai profitti dei padroni.
Nel 1983 il 77% della ricchezza prodotta (il PIL) andava ai salari e il 23% ai profitti, nel 2005 ai salari va meno del 69% mentre ai profitti oltre il 31%. L’8% del PIL in più ai profitti rispetto a vent’anni fa. Una cifra pari a 120 miliardi di euro. Che significa 5 mila 200 euro del salario di ogni lavoratore. E questo ogni anno, tutti gli anni.
Ma questo furto continuo non sazia la fame degli industriali e dei pescecani della finanza, che dopo aver derubato i lavoratori del TFR e delle pensioni, ora vogliono ridurre ulteriormente i salari, e con questo obiettivo tentano ogni giorno di aizzare i lavoratori contro i loro fratelli di classe immigrati per distoglierli dai loro veri nemici: padroni, sindacati di regime, partiti-casta. Ai padroni che vogliono dividere per meglio comandare va risposto con forza che tra i lavoratori non ci sono stranieri e che l'unico straniero è il capitalismo.
DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO
Sulla difesa del CCNL sono in gioco il salario e i diritti per i prossimi venti anni. Tutto è nelle mani dei lavoratori. Dissentire non basta, è necessario mobilitarsi, informare tutti e tutte, prendere la parola nelle assemblee, contestare i sindacati venduti (come hanno fatto i lavoratori di Mirafiori, di Melfi, di Arese, di Pomigliano), costruire assieme la campagna per la difesa e il rilancio del Contratto Nazionale di Lavoro, costruire comitati di lotta unitari e indipendenti dei lavoratori nei posti di lavoro e nel territorio, per fare della difesa del CCNL una questione sociale, per una nuova stagione di lotte salariali e sociali.
Il Pane e le Rose - foglio di collegamento tra i lavoratori EMAIL pane-rose@tiscali.itWEB http://www.pane-rose.it
Redazione veneta di Primomaggio - foglio per il collegamento tra lavoratori, precari e disoccupati EMAIL primomaggio.veneto@alice.itWEB http://xoomer.virgilio.it/pmweb
August 26
Se facciamo una statistica del numero di strutture, campi sportivi ed attrezzature sofisticate per milioni d’abitanti che abbiamo appena finito di vedere negli ultimi Giochi Olimpici: piscine per il nuoto, i tuffi, la pallanuoto; terreni sintetici per campi e piste per le varie discipline e per l’hockey su prato; installazioni per il basket, e la pallavolo; rapide per il kayak; velodromi per il ciclismo su pista; poligoni di tiro, eccetera, eccetera, potremmo affermare che non sono alla portata dell’80 per cento dei paesi rappresentati a Pechino, equivalenti a miliardi di persone che abitano il pianeta. La Cina, immenso e millenario paese con oltre un miliardo e 200 milioni d’abitanti, ha investito per le installazioni olimpiche 40 miliardi di dollari ed avrà ancora bisogno di tempo per soddisfare le necessità sportive di una società in pieno sviluppo.
Se calcoliamo le persone che abitano in India, in Bangadlesh, in Pakistan, in Vietnam, nelle Filippine ed in altri paesi, a parte i quasi 900 milioni d’africani e gli oltre 550 milioni di latinoamericani, potremmo avere un’idea delle persone che nel mondo non dispongono di tali istallazioni sportive.
È alla luce di questa realtà che dobbiamo analizzare le notizie che circolano sui Giochi Olimpici di Pechino.
Il mondo si stava godendo le Olimpiadi perché ne aveva bisogno, perché voleva vedere i sorrisi e le emozioni degli atleti partecipanti, specialmente i primi posti, premiati per la loro costanza e disciplina.
Chi di loro poteva essere incolpato per le colossali disuguaglianze del pianeta dove ci è toccato vivere? Come dimenticare, d’altro canto, la fame, la sottonutrizione, l’assenza di scuole e maestri, ospedali, medici, medicine e mezzi elementari di sussistenza di cui soffre il mondo!
Sappiamo ciò che evidentemente desiderano coloro che saccheggiano e sfruttano il pianeta in cui abitiamo. Perché hanno scatenato ed acutizzato i pericoli di guerra lo stesso giorno in cui sono iniziati i Giochi Olimpici? Sono durati solamente 16 giorni.
Adesso, quando è già passato l’effetto dell’anestesia, il mondo torna ai suoi angosciosi e crescenti problemi.
Giorni fa ho scritto del nostro sport. Denunciavo da tempo le ripugnanti azioni mercenarie contro questa attività rivoluzionaria ed in difesa del valore e dell’onore dei nostri atleti.
Mentre si svolgevano le gare, meditavo su questi fatti. Forse non avrei preso così velocemente la decisione di scrivere qualcosa sul tema, se non fosse accaduto l’incidente dell’atleta cubano di tae-kwon-do Ángel Valodia Matos – 8 anni fa campione olimpico a Sydney – a cui era morta la madre mentre stava gareggiando e vincendo la medaglia d’oro a 20 mila chilometri dalla sua patria. Meravigliato da una decisione che gli era parsa totalmente ingiusta, ha protestato e tirato un calcio all’arbitro. Avevano cercato di comprare il suo allenatore, era predisposto ed indignato. Non ha potuto contenersi.
L’atleta era abituato ad affrontare con coraggio le frequenti lesioni del tae-kwon-do. L’arbitro ha sospeso il combattimento mentre stava vincendo tre a due. Non è stato l’unico caso. Il potere dell’arbitro in questo tipo di gare è molto grande, mentre gli atleti non ne hanno nessuno. I due cubani, l’atleta e l’allenatore, sono stati sospesi a vita dalle competizioni internazionali.
Ho visto quando i giudici hanno sfacciatamente rubato l’incontro di semifinale ai due pugili cubani. I nostri hanno combattuto con dignità e valore; attaccavano costantemente. Nonostante i giudici, avevano la speranza di vincere; però è stato inutile: erano condannati in anticipo. Non ho visto Correa, anche a lui hanno strappato l’incontro.
Non sono obbligato a starmene in silenzio con la mafia. Si è messa d’accordo per burlarsi delle regole del Comitato Olimpico. È stato criminale ciò che hanno fatto con i giovani della nostra squadra di boxe per completare il lavoro di coloro che si dedicano a rubare atleti del Terzo Mondo. Nel loro accanimento hanno lasciato Cuba senza una sola medaglia olimpica in questa disciplina.
Cuba non ha mai comprato un atleta o un arbitro. Esistono degli sport dove l’arbitraggio è molto corrotto ed i nostri atleti combattono contro l’avversario e l’arbitro. Già in passato il pugilato cubano, riconosciuto internazionalmente per il suo prestigio, ha dovuto affrontare i tentativi di corruzione, per strappare a morsi le medaglie d’oro al paese, comprando pugili profondamente preparati ed esperti, come cercano di fare con i giocatori di baseball ed altri eminenti sportivi.
Gli atleti cubani che hanno gareggiato a Pechino e che al posto dell’oro hanno portato argento, bronzo e posizioni di rilievo, hanno un enorme merito come rappresentanti dello sport dilettantistico, che è all’origine del movimento olimpico. Nel mondo, sono degli esempi insuperabili.
Con che dignità hanno gareggiato!
Come abbiamo detto, il professionismo è stato introdotto alle Olimpiadi per gli interessi commerciali che hanno trasformato lo sport e gli sportivi in semplici merci.
Nel baseball, la condotta della squadra olimpica è stata esemplare. A Pechino hanno sconfitto due volte la selezione degli Stati Uniti, il paese che ha inventato questo sport, che per interesse delle grandi imprese commerciali è stato eliminato dalle Olimpiadi. Il 2008 è stato, per ora, il suo ultimo anno di partecipazione olimpica.
La partita di finale contro la Corea è stata giudicata la più intensa e straordinaria mai giocata in un’Olimpiade. È stata decisa all’ultimo inning, con tre cubani sulle basi ed un out.
I giocatori professionisti avversari erano delle macchine progettate per battere; il loro lanciatore, un mancino con velocità, palle ad effetto e precisione esatta. Si trattava di un’eccellente squadra. I cubani non praticano lo sport come professione lucrativa; sono educati, come tutti i nostri atleti, a servire il loro paese. Se non fosse così, la Patria, piccola per dimensioni e con limitate risorse, li perderebbe per sempre. Non è nemmeno calcolabile il valore dei servizi ricreativi ed educativi che durante la loro vita prestano alla nazione in tutte le province e nell’Isola della Gioventù.
Nella pallavolo, la squadra ha sconfitto la selezione nordamericana nella fase eliminatoria, partendo dall’ultimo di una scala formata da oltre 50 gradini. Un’impresa che, sebbene ritornino senza medaglie, passerà alla storia.
In una difficile prova contro un avversario russo, Mijaín ha vinto con orgoglio la prima medaglia d’oro per Cuba.
Dayron Robles ha vinto l’oro con un ampio margine. La pioggia ha inzuppato la fiammante pista. Senza l’umidità ancora rimasta, avrebbe potuto facilmente rompere il record olimpico, oltre al mondiale che aveva imposto settimane prima nella difficile e millimetrica competizione dei 110 metri ad ostacoli. È un atleta disciplinato e tenace, con 21 anni e nervi d’acciaio.
Yoanka González ha vinto la prima medaglia cubana del ciclismo in un’Olimpiade. Leonel Suárez, che ha ottenuto nel decathlon la medaglia di bronzo, compirà 21 anni in settembre. Impressionano i risultati raggiunti nelle dieci prove del suo quasi inaccessibile sport.
Sono tanti gli atleti con grandi meriti, uomini e donne che non si possono segnalare qui, ma che è impossibile dimenticare.
Alle Olimpiadi del 2008 hanno partecipato oltre 150 atleti della nostra piccola isola, dando battaglia in 16 dei 20 sport in competizione.
Il nostro paese non professa lo sciovinismo, né commercia con lo sport, che è sacro come l’educazione e la salute del popolo; viceversa, professa la solidarietà. Da anni è stata creata una Scuola di Formazione per Professori d’Educazione Fisica e lo Sport, con una capacità per oltre 1.500 studenti del Terzo Mondo. Con quello stesso spirito di solidarietà celebra il trionfo dei velocisti giamaicani, che hanno ottenuto 6 medaglie d’oro; del saltatore panamense premiato con l’oro; del titolo del pugile dominicano o delle pallavoliste brasiliane che hanno travolto la squadra degli Stati Uniti, vincendo il primo posto.
D’altro canto, migliaia d’istruttori sportivi cubani hanno cooperato con i paesi del terzo Mondo.
Questi meriti del nostro sport non ci esimono minimamente dalle responsabilità presenti e future. Nelle competizioni sportive internazionali, per le cause segnalate, si è prodotto un salto di livello, non viviamo oggi le stesse circostanze dell’epoca in cui raggiungemmo quasi subito a livello mondiale il primo posto nella percentuale di medaglie d‘oro per abitante, e naturalmente questo non si ripeterà.
Costituiamo circa lo 0,07% della popolazione mondiale. Non possiamo essere forti in tutti gli sport come gli Stati Uniti, che possiedono una popolazione per lo meno 30 volte maggiore. Non potremmo disporre né dell’1% delle installazioni e dell’attrezzature di vario tipo, né dei differenti climi di cui dispongono. Lo stesso vale con il resto del mondo ricco, che possiede per lo meno il doppio degli abitanti degli Stati Uniti. In quei paesi sono circa un miliardo.
Il fatto che partecipino più nazioni e le competizioni siano più dure è in parte una vittoria dell’esempio di Cuba. Abbiamo però dormito sugli allori. Siamo onesti e riconosciamolo tutti. Non importa ciò che dicano i nostri nemici. Siamo seri. Controlliamo ogni disciplina, ogni risorsa umana e materiale che dedichiamo allo sport. Dobbiamo approfondire l’analisi, applicare nuove idee, concetti e conoscenze. Distinguere ciò che si fa per la salute dei cittadini e ciò che si fa per la necessità di gareggiare e per divulgare questo strumento di benessere e salute. Potremmo non gareggiare all’estero ed il mondo non finirebbe per questo. Penso che sia meglio gareggiare dentro e fuori, affrontare tutte le difficoltà ed utilizzare meglio tutte le risorse umane e materiali disponibili.
Prepariamoci per le importanti battaglie future. Non lasciamoci circuire dai sorrisi di Londra. Lì ci sarà sciovinismo europeo, corruzione arbitrale, acquisto di muscoli e cervelli, costi impagabili ed una forte dose di razzismo.
Nemmeno sognare che Londra raggiungerà il grado di sicurezza, disciplina ed entusiasmo di Pechino. Una cosa è sicura: ci sarà un governo conservatore, forse meno bellicoso dell’attuale.
Non dimentichiamo la rettitudine, l’onestà ed il prestigio professionale di cui godono i nostri arbitri internazionali e collaboratori sportivi.
La nostra totale solidarietà al nostro atleta del tae-kwon-do ed al suo allenatore. A coloro che ritornano oggi, l’applauso di tutto il popolo.
Riceviamo i nostri atleti olimpici in tutti gli angoli del paese. Risaltiamo la loro dignità ed i loro meriti. Facciamo per loro ciò che è alla nostra portata.
Medaglia d’Oro all’onore!
Fidel Castro Ruz 24 Agosto 2008 9:05 p.m.
Traduzione ESTI
May 19
Il Gruppo di Ricerca e Studio sull'America Latina - La Sapienza (GSAL)
e il Comitato in Difesa della Rivoluzione (CDR_Roma)
organizzano
CUBA .. LA RIVOLUZIONE è MOVIMENTO!
MERCOLEDI' 21 MAGGIO
ore 16.00 // Facoltà di Lettere (La Sapienza), Aula Grande di Storia
DIBATTITO con Y. Pita (Ambasciata di Cuba), L. Vasapollo (Dirett. Nuestra America), A. Riccio (Dirett. Latinoamerica), M. Baldassarri (autore di Cuba. Orgoglio e Pregiudizi)
GIOVEDI' 22 MAGGIO
ore 22.00 // Scalinata Facoltà di Lettere:
FIESTA Sì, LUCHA TAMBIEN!
"Sono d’accordo, cambiamenti!
Ma negli Stati Uniti. Cuba ha cambiato da poco e continuerà il suo percorso dialettico.
Non ritorneremo mai al passato! Esclama il nostro popolo"
(Fidel Castro, 29/02/08)
"Martí disse: Essere colti è l’unico modo d’essere liberi,
e senza cultura non c’è libertà possibile"
(Fidel Castro, 03/04/2006)
Nei giorni 21 e 22 maggio gli studenti del Gruppo di Ricerca e Studio sull’America Latina (La Sapienza) e il Comitato in Difesa della Rivoluzione (CDR_Roma) hanno organizzato una due-giorni di Dibattito e Festa per discutere del processi di trasformazione economica, politica e sociale in atto a Cuba in questi anni, in particolare a seguito del passaggio dei poteri presidenziali del Consiglio di Stato cubano da Fidel Castro a Raúl Castro.
Molti ricorderanno come nelle scorse settimane siamo stati vittime di un vero e proprio bombardamento mediatico sulla presunta "transizione" del sistema economico-sociale cubano, sulle "liberalizzazioni" di DVD e tostapane, sulle "aperture" in senso capitalista cui starebbe andando incontro Cuba. In realtà il contesto cubano – come e forse più di quello di molti altri paesi al mondo – sta subendo un’evoluzione inevitabile dinanzi al nuovo panorama di rapporti e relazioni internazionali che si va configurando, in cui Cuba s’inserisce e di cui è parte viva. In particolare, i tentativi di creazione di un mercato di scambio ed integrazione solidale per il Sud America (l’ALBA) e la rinnovata disponibilità energetica dovuta al reciproco sostegno fra i paesi di Venezuela, Bolivia, Ecuador e molti altri dell’America Latina (sulla via dell’emancipazione politica e sociale), hanno consentito alla Revolución cubana di uscire dalle ristrettezze economiche cui era stata condannata negli ultimi decenni da quel bloqueo economico che è stato definito dagli USA stessi un vero e proprio "atto di guerra economica", sostenuto di recente anche dall’UE.
Contemporaneamente il processo rivoluzionario – teso al soddisfacimento delle sempre maggiori necessità collettive, alla partecipazione democratica della massa popolare alla vita politica e sociale, all’incremento di rapporti di solidarietà umana nazionali e internazionali, alla liberazione del popolo cubano e dell’umanità intera da sfruttamento del lavoro, guerra e povertà – continua a voler mantenere saldi i principi etici e solidaristici in ambito culturale, economico e sociale che sino ad oggi l’hanno caratterizzato e vivificato. Cuba supera ancora oggi il resto dei paesi della regione in tutti gli indicatori dello sviluppo sociale: educazione (accesso gratuito ad ogni livello di istruzione, gratuità di trasporti, mense, libri e abbigliamento scolastico), salute (moltiplicando in 30 anni le infrastrutture mediche e sanitarie oltre il 500%), sport, sicurezza sociale (più del 96% della popolazione in età lavorativa dispone di un impiego e l’85% delle famiglie è proprietaria dell’abitazione in cui vive) e attenzione all’infanzia (la mortalità infantile è scesa dal 60 all’11 per mille).
Non si tratta perciò di tessere le lodi dell’ennesimo "museo del socialismo reale", ma di CONOSCERE I PROCESSI DI TRASFORMAZIONE IN ATTO IN QUELLA CHE È ED È STATA UNA DELLE RIVOLUZIONI PIÙ PROFONDE E DURATURE DELLA STORIA ED È DIVENUTA UN LABORATORIO DI INESTIMABILE VALORE per quei popoli del mondo che ambiscano all’emancipazione dalla condizione di sfruttamento imposta dal mondo capitalista.
Otro mundo no es posible, es imprescindibile!
Gruppo di Ricerca e Studio sull'America Latina - La Sapienza (GSAL)
latinamerica. studenti@ gmail.com April 19
Roma - giovedì 24 aprile ore 15.30
Università La Sapienza, Aula Ginestra della facoltà di Chimica vecchia
Proiezione del documentario "Senza Tregua" di Marco Pozzi
Intervengono:
Marco Pozzi, autore del film
Ketty Carraffa, Responsabile sito www.memoriedispagna .org
Ferdinando De Leoni, partigiano combattente
Alexander Hobel, Archivio Storico del Movimento Operaio
Organizzano:
Resistenza Universitaria, Collettivo A Pugno Chiuso, Collettivo R-Evoluzione, Collettivo Ingegneria, Collettivo Villa Mirafiori in Mobilitazione
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