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October 30
Il 23 giugno e il 6 ottobre 2007 si sono svolte a Roma due assemblee nazionali tra delegati e lavoratori autoconvocati di differenti sigle sindacali e differenti settori di lavoro. Nei mesi precedenti con l'appello contro la negazione dei diritti sindacali e per la democrazia nei luoghi di lavoro abbiamo messo in piedi un'iniziativa di collegamento tra differenti realtà di lotta sparse in tutto il paese composte da lavoratori dipendenti, precari, flessibili, esternalizzati ed esternalizzanti.
Ci siamo trovati e ritrovati in molte regioni Siamo delegati e iscritti a CGIL, CUB- RdB, Cobas, Slai-Cobas, Unicobas, SdL, SUL o senza tessera quando le nostre condizioni di lavoro non ci permettono un'organizzazione sindacale "classica". Siamo, perlopiù, lavoratrici e lavoratori del settore delle telecomuncazioni, metalmeccanici, degli appalti e dei subappalti, della grande distribuzione, del pubblico impiego, del terzo settore, dei call centers, dell'informatica o di quello impropriamente detto dei servizi.
Nonostante l'isolamento, la precarietà, la flessibilità, nonostante che le nostre reali necessità trovino poco o nessuno spazio sui mezzi di informazione e tra i partiti istituzionali della sinistra storica e tradizionale, nonostante l'imperante ragione del mercato di abbassare i costi, di avere totale controllo sulla mano d'opera… …noi non siamo affatto rassegnati! Per questo ci siamo autoconvocati ed intendiamo continuare a farlo estendendo fra tutte le lavoratrici ed i lavoratori che vivono queste stesse condizioni la richiesta di un incontro pubblico costante, il più allargato possibile, per varare un piano di iniziative che denuncino questa nostra condizione e che funzioni da stimolo e coordinamento alle nostre lotte. Non vogliamo costruire un nuovo sindacato, né proporre di sostituire il lavoro sindacale di ciascuno di noi…intendiamo favorire i processi di ricomposizione tra operai e lavoratori in lotta, di autorganizzazione nei luoghi di lavoro e di diffusione dell'opposizione alle politiche concertative e antioperaie. Niente cappelli partitici o pretesi tesseramenti sindacali, ma la voce di chi voce non ce l'ha!
Un clima pesante di criminalizzazione e repressione si sta abbattendo sul movimento dei lavoratori. I vertici di CGIL, CISL e UIL continuano a regolare il problema della dissidenza interna come una questione "amministrativa" , con una campagna di sospensioni e "epurazioni" interne. Questo mentre il potere normativo ed i padroni restringono sempre più gli spazi di democrazia per i lavoratori "non allineati" dei sindacati confederali e per i delegati e le delegate del sindacalismo di base, togliendo arbitrariamente deleghe, non rispettando il diritto di assemblea nei luoghi di lavoro fino ad arrivare ai licenziamenti politici. Si tenta di mettere a tacere le voci discordanti, espressioni di posizioni e volontà degli operai e dei lavoratori di base, legittimamente eletti dai lavoratori mentre per i precari e i cosiddetti "atipici" continua il ricatto continuo del licenziamento quando questi si conquistano forme autorganizzate di una propria rappresentanza minima formale.
Questa criminalizzazione nei confronti di lavoratori e delegati sindacali "fuori linea" assume connotati più sinistri proprio di fronte alla difficoltà attuale delle linee sindacali concertative di sostenere e giustificare agli occhi della propria base (I LAVORATORI) questa maggioranza di governo. Sta di nuovo emergendo la crisi di rappresentanza politica e sindacale: il Sindacato non fa il Sindacato e dettano le regole aziende e padroni. Non a caso siedono regolarmente al tavolo i nominati dalle sigle, non gli eletti dai lavoratori mentre si escludono i delegati del sindacalismo di base e si isolano i delegati confederali "non affidabili". Troppo spesso i rappresentanti nominati dalle sigle "dimenticano" il loro ruolo reale e ricoprono quello di controllori dei lavoratori all'interno delle organizzazioni aziendali portando avanti i propri interessi personali anziché contrattare per la generalità dei lavoratori. Il momento storico è di piena subalternità culturale e politica alle filosofie aziendalistiche e funzionarie dei padroni e dei burocrati sindacali. Tutti i giorni, i dirigenti aziendali e sindacali sottolineano l'interesse delle imprese cercando di convincerci che sia anche il nostro, perché l'azienda ci "concede" un salario per arrancare fino alla fine del mese. Così accade che nell'industria si flessibilizzano salari e orari, si aumentano i ritmi e si diffondono i "licenziamenti mascherati" delle delocalizzazioni e cessioni ramo d'azienda. Nel terziario si diffonde la precarietà, l'arbitrio assoluto della grande distribuzione ed i salari da fame. Nella pubblica amministrazione si diffondono le esternalizzazioni che favoriscono le privatizzazioni striscianti dei servizi e introducono la precarizzazione a "spese del contribuente" . E così via in tutti i settori di lavoro.
Nel frattempo i salari non riescono a recuperare neanche la minima parte del potere d'acquisto eroso dal carovita, specialmente con i continui rinnovi a perdere dei vari CCNL. Ma proprio questo clima di concertazione, e di repressione degli interessi operai e dei lavoratori, fa nascere la volontà e la necessità dei lavoratori di organizzarsi autonomamente per difendersi in prima persona dato che i bisogni dei rappresentati sono sempre più lontani dai loro rappresentanti.
E' difficile ormai giustificare persino la semplice presenza nel Governo della parola "sinistra" di fronte all'ultima Finanziaria, all'accelerazione dello scippo del TFR, al Memorandum segreto tra Governo e Sindacati confederali per l'ennesima contro-riforma delle Pensioni, all'immobilismo compiacente di fronte alla precarizzazione dilagante dei rapporti di lavoro (né Legge 30, né Pacchetto Treu, né le norme su esternalizzazioni e cessioni ramo d'azienda sembrano essere messe in discussione) , agli attacchi sempre più pesanti ai salari dei lavoratori. Per non parlare del rifinanziamento delle missioni militari all'estero e della concessione della nuova base di Vicenza agli USA.
La logica del profitto delle aziende e delle associazioni padronali continua a dettare le regole. Nessun "cambio di rotta" o "segnale di discontinuità " su questo. Così è deciso. Hanno pagato e pagheranno sempre i lavoratori e le lavoratrici i costi di questa giostra! Di fronte a questo strumentale tentativo di criminalizzazione dei delegati eletti legittimamente dai lavoratori, dalla Fiat Mirafiori ai vari comparti del pubblico impiego, dagli esternalizzati ed i precari dei call centers fino ai dipendenti statali, l'unica risposta è lottare e pensare con la nostra testa, senza sottostare a diktat e minacce, rendendo visibile la nostra opposizione alle ristrutturazioni padronali e alle politiche dei sacrifici indipendentemente dal colore del governo che ce le impone.
Per questi motivi saremo ancora nei prossimi mesi in prima fila nelle assemblee, negli scioperi e nelle piazze a gridare il nostro rifiuto al Protocollo di Luglio sul Welfare, alla precarietà e al carovita e ci batteremo, anche all'interno dei nostri sindacati, per piattaforme di lotta unitarie basate su:
1. Democrazia Diritto di assemblea e di autorganizzazione, no al monopolio della rappresentanza, ogni decisione deve passare per il consenso dei lavoratori, sostegno ai licenziati politici, ecc…
2. Salario Lotta contro privatizzazioni, liberalizzazioni e esternalizzazioni, lotta contro la precarietà e per la stabilizzazione, basta rinnovi contrattuali al ribasso, contro ogni tentativo di controriforma pensionistica, lavorare meno per lavorare tutti a parità di salario, ritmi e diritti, ecc…
3. Sicurezza Denuncia delle politiche di precarietà e aumento della produttività come causa degli infortuni e dei morti sul e da lavoro, sostegno alle cause contro le aziende-killer, per il pieno riconoscimento delle indennità agli operai vittime e ai propri familiari, ecc…
Solo rimettendo al centro questa volontà di lotta, senza delegare a nessuno la difesa dei nostri interessi, possiamo cambiare "segno" alla crisi, ricominciare ad invertire i rapporti di forza coi padroni e coi loro governi e contrastare qualsiasi tentazione di ridurre il movimento dei lavoratori a "massa di manovra" elettorale per questa o quella coalizione filo-padronale.
SOLO LA LOTTA PAGA
COSTRUIAMO UN MOVIMENTO DI LAVORATORI AUTOCONVOCATI SENZA DELEGARE A NESSUNO LA DIFESA DEI NOSTRI INTERESSI!
ROMA, 6 OTTOBRE 2007
Info e adesioni: assemblealavoratori@libero.it
October 25
In questi giorni si susseguono in Italia, anche sul "comunista" Manifesto, attacchi al governo bolivariano. Come il fatto di dipingere la manifestazione degli studenti borghesi come una manifestazione studentesca.
Questi sono reazionari che manifestano contro la riforma costituzionale e qui da noi sono dipinti come il popolo che combatte il dittatore. Che certa stampa sia contro Chavez è ovvio, ma che "l'altra stampa" si allinei al pensiero unico liberista senza informarci adeguatamente è una vergogna.
Per chi non sapesse Aporrea, è il media popolare bolivariano sorto per informare durante il golpe di aprile, quando tutti i media erano in mano ai golpisti filooccidentali.
October 23
COMUNICATO DEL COORDINAMENTO PER L’UNITA’ DEI COMUNISTI
Esprimiamo il nostro sdegno per la montatura mediatica che sta accompagnando la vicenda dei compagni umbri arrestati per "terrorismo", con grande spiegamento di forze terrestri ed aeree: mancavano gli incrociatori e i sommergibili, ma solo perché l’Umbria non è bagnata da alcun mare.
A fronte degli addebiti contestati, appare evidente la sproporzione dell’apparato messo in campo e della risonanza mediatica, come se con questi arresti si volessero coprire le denunce e le mobilitazioni che, in Umbria, disvelano il malaffare politico che alligna all’ombra delle giunte di centrosinistra.
Non ci stupisce la sintonia fra i commenti della governatrice dell’Umbria, signora Lorenzetti, e quelli dei fascisti locali, i quali gioiscono per "l’efficienza e l’abnegazione delle forze dell’ordine" e si spingono fino a delirare di un’Umbria "crocevia internazionale di terrorismo e fondamentalismo" e di "saldatura tra cellule dell'ultra-sinistra ed il fondamentalismo islamico".
I reati contestati non vanno oltre alcuni danneggiamenti a cantieri locali, scritte murali ed una lettera anonima, contenente un proiettile, inviata alla governatrice dell’Umbria. A fronte di queste accuse, un’operazione sensazionalistica, sbattuta in apertura da tutti i telegiornali, gli stessi che si guardano bene dal riferire dell’impegno ambientalista, alla luce del sole, contro gli scempi che devastano le zone più belle dell’Umbria, impegno proprio dei giovani arrestati.
In questa vicenda, che segnala una pericolosa deriva autoritaria bipartisan, si colloca la provocazione contro il compagno Aurelio Fabiani, consigliere comunale a Spoleto e padre di Michele, uno dei giovani arrestati: ad Aurelio - dirigente del Coordinamento per l’Unità dei Comunisti - è stata perquisita l’abitazione e sequestrati computer e documenti, con la motivazione che la sua casa era frequentata da uno degli indagati, cioè suo figlio.
Siamo vicini ad Aurelio ed ai giovani arrestati, e ci impegniamo alla mobilitazione contro ogni montatura e per continuare le denunce e le mobilitazioni che li hanno visti protagonisti e che, ne siamo certi, li rivedranno presto al loro posto di lotta.
Roma, 23.10.2007
Coordinamento per l’Unità dei Comunisti October 21
APPELLO MANIFESTAZIONE
UN ANNO E MEZZO DI GOVERNO PRODI E QUALI RISULTATI? LA VITA DEI CITTADINI IMMIGRATI CONTINUA A PEGGIORARE
Il governo Prodi è in carica da oltre un anno e la condizione di noi immigrati non è minimamente migliorata, anzi, in alcuni casi, si è fatta più pesante. Basta pensare alla situazione drammatica dei richiedenti asilo, la questione della regolarizzazione generalizzata di tutti gli immigrati presenti in Italia.
La stessa fumosa proposta di legge Amato - Ferrero si limita a promettere piccole migliorie (tra l'altro tutte da verificare), lasciando però sicuramente intatto i pilastri fondamentali della Bossi-Fini: il legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro che rappresenta (uno dei principali strumenti di ricatto in mano padronale), il mantenimento dei CPT o CDI, nonché la detenzione amministrativa dentro e fuori i confini italiani, il protocollo firmato tra Ministero degli Interni, Poste Italiane, Patronati e ANCI.
Questo procedimento inefficiente ed inadeguato, sia nella forma e sostanza, ci porta al pagamento alle poste italiane di 72 euro per le pratiche di Permessi/Carta di Soggiorno ecc.
Inoltre, il governo continua ad intensificare e sostenere le politiche repressive su tutti i livelli, mantenendo in vita il decreto anti-terrorismo, i bliz e gli sgomberi di ambulanti, campi rom, il potenziamento delle strutture dei CPT con nuovi finanziamenti, confermando il reato di "clandestinità ", appoggiando il "patto per la sicurezza dei sindaci" promosso da Veltroni che di fatto dichiara la guerra ai lava-vetri e a qualsiasi immigrato "sospetto" di non essere in regola.
In questi anni noi lavoratori immigrati abbiamo assunto un ruolo sempre più importante nella struttura produttiva italiana. Nell'edilizia, nel settore alberghiero, nella ristorazione, nel lavoro di cura verso i bambini e gli anziani, nell'agricoltura e nelle fabbriche del Nord siamo oramai in tanti e le aziende e le famiglie italiane non possono fare a meno di noi. Ma terminate le nostre 10 o 12 ore di lavoro quotidiano padroni e padroncini ci vorrebbero muti ed invisibili.
È questo nostro peso nel campo produttivo, non si è mai trasformato, ne in peso politico, ne in termini di diritti di cittadinanza.
È per questo che facciamo appello a tutti i cittadini immigrati (lavoratori e non), gli anti-razzisti, gli studenti, i precari, i disoccupati e tutte le forze politiche e sociali a partecipare alle manifestazioni di lotta per i nostri diritti e contro il razzismo.
È venuto il momento di dire basta! Tutti in piazza alla conquista dei diritti!
. Per una regolarizzazione generalizzata e permanente per tutti i migranti presenti in Italia . La rottura della "vergognosa" convenzione di 72 euro sui Permessi/Carta di Soggiorno, tra Ministero degli Interni, Poste Italiane, Patronati e ANCI . Il passaggio delle competenze sui Permessi/carta di soggiorno dalle questure ai comuni. . Per l'abolizione integrale della Bossi-Fini e il "No" alla Turco - Napoletano o eventuale Revisione. . Per la rottura completa del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro . Per la cittadinanza italiana a tutti i figli degli immigrati nati o che hanno studiato in Italia . la chiusura definitiva dei CPT, senza la creazione di nuovi lager . una legge in materia d'asilo politico che tuteli realmente i richiedenti e i rifugiati
MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL CENTRO -NORD A BRESCIA SABATO 27 OTTOBRE 2007 Ore 14.30 - PIAZZA LOGGIA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL CENTRO -SUD A ROMA DOMENICA 28 OTTOBRE 2007 Ore 15.00 - PIAZZA DELLA REPUBBLICA
Per adesioni ed informazioni: E-mail: comitatoimmigrati@ libero.it
October 19
E' aperto il blog del collettivo "A Pugno chiuso"
Aspettando che Lorenzo apra il sito...Daje Lorè!
October 18
Per chi fosse di Milano o dintorni consiglio vivamente questa iniziativa che si terrà sabato questo.
"Assemblea!" ti invita al Convegno:
1960-1980: dalla "cinghia di trasmissione" al contropotere, passando per l'autonomia. ..
La classe operaia e le sue lotte, la sua organizzazione, la sua cultura
MILANO - 20 ottobre 2007 - dalle 10.30 alle 17.00
Centro Culturale "Concetto Marchesi"
Via L. Spallanzani, 6 (fermata M1 Porta Venezia)
Interventi di:
Ines Arciuolo, una dei 61 licenziati politici di Mirafiori del '79
Liberato Norcia - delegato e avanguardia di fabbrica di Mirafiori negli anni '70
Michele - avanguardia di fabbrica alla Marelli di Milano negli anni '70
Goffredo Martucci - delegato ed avanguardia di fabbrica dei tipografici a Roma
Vincenzo Loi - delegato e avanguardia di fabbrica alla Fatme di Roma
Luigi Izzo - delegato ed avanguardia di fabbrica nei Cantieri navali a Napoli
Guido Borio, ricercatore e co-autore della trilogia sull'operaismo (Torino)
Emilio Mentasti, storico, curatore del libro "La guardia rossa" e autore di ricerche sui comitati autonomi nelle fabbriche della bergamasca negli anni '70 (Milano)
Sergio Manes - fondatore della casa editrice "La città del sole" (Napoli)
Contributi di altri delegati e lavoratori protagonisti delle lotte di ieri e di oggi.
Un conflitto che permane Una memoria da riconquistare
All’inizio del terzo millennio, la precarietà dilagante nei luoghi di lavoro, le morti bianche, la forbice sempre più larga fra profitti e salari, le guerre permanenti, ripropongono l’attualità del conflitto fra Capitale e Lavoro. Un conflitto che sicuramente vede il secondo in posizione di debolezza rispetto al primo, non solo privato della sua "rigidità" e compattezza sociale (a causa dello smantellamento delle grandi concentrazioni industriali e la divisione in decine di figure lavorative), ma anche della sua forza sindacale e politica, con i confederali che hanno rinnegato anche la pur minima difesa degli interessi proletari, il PCI naufragato fra l’americanizzazione del Partito Democratico e l’inconsistenza riformista della "sinistra" di Mussi, Diliberto e Bertinotti, ed i "gruppi" extraparlamentari ormai quasi sempre ridotti ad un ruolo di mera testimonianza. Tutto ciò nel mentre nei luoghi di lavoro e nei territori gli sfruttati cercano di opporsi e di difendersi come possono, spesso completamente ignari della propria storia, senza memoria, con i compagni stessi che spesso hanno la sensazione di trovarsi in un "deserto" non sapendo da dove provengono e non avendo chiaro nemmeno dove andranno. La memoria, oltre che l’esperienza pratica della lotta e i valori e la cultura che da questa lotta si producono, diventa allora, per noi, uno strumento che va assolutamente recuperato, rafforzato e difeso. La storia del movimento proletario in Italia ha ormai circa 150 anni: tanti potrebbero essere gli spunti o i punti di partenza della riconquista della memoria. Una volta tanto non si parla dei gruppi, delle organizzazioni, dei partiti, dei singoli, ma si parla dei lavoratori, quei lavoratori le cui lotte «vedono infrangere il sogno dei riformisti e del grande capitale di integrare la classe operaia all'interno del ciclo capitalistico europeo». La classe operaia si pose proprio contro quell'organizzazion e del lavoro che era stato oggetto del lancio dell'economia italiana a livello internazionale. Il ritrovarsi come classe, da parte degli operai, spezzando le barriere frapposte dalle direzioni sindacali e dai partiti riformisti, impresse alle stesse rivendicazioni un carattere di imposizione non mediato ("tutto e subito"), Inizialmente, l'enorme potenziale di lotta - da Mirafiori all'Alfa, all'Autobianchi, all'Italsider, a Marghera - in assenza di strumenti nuovi di organizzazione, esprime tutta la sua forza nella contrattazione, e quindi nell'istituto sindacale. Ma man mano che la classe, saldandosi con quelle componenti del movimento comunista e rivoluzionario più attente a leggere sostanza e portata delle trasformazioni del ciclo capitalistico e della stessa composizione di Capitale – in primis i cosiddetti "operaisti", da Quaderni Rossi a Classe Operaia fino a Potere Operaio – cominciava a porsi al di fuori della scadenza contrattuale per scendere sul terreno del rifiuto del lavoro salariato: il salto della scocca dell'Alfa, dell'Autobianchi, della Zanussi; le grandi vertenze Fiat e Zanussi del ‘71, nonostante il bidone che conclude il ciclo sindacale mettono sottozero gli indici della produttività nazionale, mettendo in crisi il sistema italiano fondato sul mercato dell'esportazione e sui bassi costi del lavoro; ed entra in crisi la cosiddetta "politica delle riforme", cioè quel modo nuovo di programmare gli aumenti salariali in funzione degli indici di produttività per redistribuirne parte in servizi sociali (riforme peraltro spesso monche o disattese). Così gli operai vanno oltre, vogliono tutto, vogliono il potere. E così lo Stato della programmazione e dei centro-sinistra (DC+PSDI+PSI) nel giro di due anni, diventa lo Stato della crisi e della violenza antioperaia. È un canovaccio già scritto, che in Italia che si è presentato spesso, anche se con forme diverse, tipico di un’«anomalia» italiana nello sviluppo capitalistico, che ha prodotto una diversa composizione di classe, ma anche interessanti ed innovative esperienze di organizzazione di classe. È un filo rosso che lega il movimento torinese dei consigli a quello che si è aperto con Piazza Statuto e che si è concluso a Mirafiori, caratterizzato dall’elemento dell’organizzazione autonoma (i consigli operai, le assemblee o i comitati autonomi) e della democrazia operaia: le assemblee di fabbrica diventano i centri decisionali sia delle lotte rivendicative, sia di quelle generali contro il carovita, contro lo stragismo e la violenza fascista e di Stato, contro l’imperialismo USA in Indocina… Entrò in crisi il meccanismo della "cinghia di trasmissione" , con il quale il PCI, attraverso i sindacati, cercava di disciplinare ed incanalare le lotte della classe sugli obiettivi della "democrazia progressiva" e poi del "compromesso storico". Le avanguardie di fabbrica divennero i veri "intellettuali organici" della classe, senza delegare a politicanti fanfaroni e sindacalisti ruffiani la difesa dei propri interessi. Molte cose oggi sono cambiate, lo abbiamo detto: gli operai, sebbene più numerosi che nel ‘68, sono sempre meno concentrati a migliaia in grandi fabbriche; accanto a loro, l’estensione del regime di fabbrica nella società e la proletarizzazione delle condizioni hanno messo nuove figure, dagli operatori dei call center ai facchini delle cooperative, dagli educatori sociali ai Co.Co.Pro. Non vogliamo quindi riproporre una mitica "età dell’oro" che non c’è più e che mai più tornerà (in quelle forme), ma cercare di capire quegli elementi generali che oggi possono favorire il lavoro di ricomposizione e di riconquista dell’autonomia politica che tante compagne e compagni portano avanti a fatica nei propri luoghi di lavoro o nei quartieri popolari dove vivono. Ilconvegno, che vede la partecipazione di alcune avanguardie di lotta di quegli anni delle fabbriche di Roma, Torino, Milano, Napoli, insieme ad alcuni intellettuali militanti, vuole essere un primo approccio e un esperimento "pilota": un incontro fra generazioni che non si risolva in un "amarcord", ma che fornisca preziosi strumenti interpretativi della realtà basati sulla condivisione di significative esperienze di lotta e di organizzazione. ricerca, analisi e battaglia politico-culturale.
October 08
da rebelion.org
http://www.rebelion .org/noticia. php?id=56704
APM
25//09/2007
Circa sei, dei 27 milioni di abitanti del Venezuela, si sono iscritti come militanti del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), e di questi circa un milione e trecentomila partecipano già regolarmente alle riunioni preparatorie. La formazione del PSUV è stata lanciata da Hugo Chávez per unificare più di 20 organizzazioni che appoggiano il processo di cambiamenti che il presidente guida verso una prospettiva socialista. La notizia è stata diffusa da un’agenzia legata a Prensa Latina.
Il processo, tuttavia, non è stato concepito come una semplice fusione di forze, bensì come la creazione di un nuovo partito da fondamenta nuove, il che significa che non compaiono le abituali quote di potere né gli accordi di cupola per mantenere la supremazia dei leader.
Come parte dei procedimenti previsti, ognuna delle 14.477 organizzazioni, il prossimo 29 di settembre sceglierà un portavoce che parteciperà ad un processo selettivo interno per scegliere i partecipanti al congresso fondativo.
Tranne il caso di due organizzazioni, il Partito per la Democrazia Sociale e il Partito Comunista del Venezuela, il procedimento utilizzato è la dissoluzione delle organizzazioni per permettere ai suoi membri di integrarsi al PSUV dalla base.
Il criterio di Chávez prevede una nuova organizzazione, senza privilegi per nessuna componente, incluso il suo "Movimiento V República", il primo ad essersi dissolto dopo la convocazione.
Tra gli obiettivi c’è la creazione di una forza che garantisca la continuità dei cambiamenti verso il socialismo, con direzione collettiva e un ben definito orientamento politico e ideologico, altrimenti difficile da raggiungere con una forza dispersa in oltre venti partiti.
Fin dal principio, il presidente venezuelano ha avvisato che non si tratta di un "polpettone", allusione alle sigle dei partiti, bensì di un'organizzazione completamente nuova.
Col PSUV si progetta di dotare la politica venezuelana di un partito socialista con capacità di condurre il processo attuale, che fino ad ora era concentrato, come garanzia di continuità, solo nella figura di Chávez.
L'apparizione di questo partito in Venezuela dovrebbe definire un panorama completamente diverso, che fino ad otto anni fa era dominato da partiti di orientamento conservatore e che oggi sembrano avere perso definitivamente la rotta.
L'unità della sinistra contrasta col deterioramento di un'opposizione che ha dimostrato di essere incapace di offrire un progetto alternativo al socialismo, carente di leadership e in evidente calo di sostegno popolare. Una delle più recenti dimostrazioni di debolezza è stata la partecipazione di appena alcune decine di persone ad una manifestazione svoltasi sabato scorso a Caracas, convocata contro una riforma costituzionale proposta da Chávez, attualmente in discussione.
La situazione attuale mostra una notevole differenza col panorama di predominio dei partiti di destra mantenutasi inalterata fino al 1999, e ciò che forse è più significativo, è il rinvigorimento di una sinistra che invece di indebolirsi, dopo di otto anni di governo si rafforza.
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze. org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare October 07
Consiglio vivamente la lettura, oggi in tempi di Partito Democratico.
I delegati ed i lavoratori che hanno sottoscritto l'Appello contro la negazione dei diritti sindacali e per la democrazia nei luoghi di lavoro hanno promosso a Roma, Sabato 6 Ottobre, la seconda Assemblea Autoconvocata.
Gli interventi (tra cui quelli di lavoratrici e lavoratori Atesia, Sirti, Telecom, Alitalia, Roma Multiservizi S.p.A., Marcegaglia, Siemens, Cantieri Navali "Megaride" di Napoli) hanno sottolineato come il percorso di solidarietà di classe tra i lavoratori e le lavoratrici firmatari dell'Appello, intrapreso qualche mese fa per dare una risposta necessaria alla compagna repressiva contro quei delegati o lavoratori combattivi (del sindacalismo confederale ed extra-confederale) che con le loro lotte (ed al prezzo di richiami, sospensioni, espulsioni e persino di alcuni licenziamenti) si sono posti al di fuori delle compatibilità imposte da Governi (di centrodestra e di centrosinistra) e Confindustria, non deve interrompersi!
Tale campagna, sostenuta anche dai vertici confederali, ha avuto l'obiettivo di negare l'autonomia delle lotte dei lavoratori (che mai intenderanno delegare a nessuno la difesa dei propri interessi) impedendo sul nascere una reale opposizione conflittuale del movimento operaio alle riforme antisociali (TFR, Pensioni, Precarietà e, per ultimo ma non ultimo, Protocollo del 23 Luglio) oltre che ai continui accordi al ribasso e alla svendita dei diritti conquistati.
Gli interventi hanno ribadito che l'obiettivo dell'Assemblea non è la costruzione di un nuovo sindacato ma l'impellente necessità di dotarsi di strumenti di "spinta" complementari che favoriscano l'unità delle lotte dei lavoratori aldilà delle sigle sindacali di appartenenza.
Per fare questo i firmatari dell'Appello ed i partecipanti alla seconda Assemblea Autoconvocata hanno deciso di elaborare strumenti comuni di controinformazione (un nuovo sito ed un nuovo Giornale) che facciano da collegamento tra le lotte e le iniziative unitarie, contribuendo così ad un processo autonomo di ricomposizione della classe lavoratrice (troppo spesso succube di manovre padronali o dei teatrini delle burocrazie sindacali, entrambi funzionali al mantenimento dei profitti e dello sfruttamento).
Questo non toglie l'importanza dello strumento Sindacato che, quando riesce a svolgere il proprio lavoro e non abbandona il proprio terreno, rimane uno strumento fondamentale per difendere gli interessi immediati dell'intera classe lavoratrice e per incidere concretamente nel miglioramento delle condizioni di lavoro.
La consapevolezza di questa condizione, e la presa di coscienza che la situazione potrà cambiare solo a partire da un rilancio di un protagonismo di massa delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale, ha posto come priorità assoluta la costruzione di un Coordinamento tra Assemblee territoriali di Lavoratrici e Lavoratori autoconvocati, attraverso cui produrre una collaborazione stabile tra le lotte a partire, innanzitutto, da quelle in cui già ora ciascuno di noi è protagonista sul proprio posto di lavoro.
Il Coordinamento cercherà di introdurre, nelle vertenze in cui è presente, alcuni elementi generalizzabili per tutti i comparti produttivi (siano essi la lotta al lavoro nero, alla precarietà, per la sicurezza e CONTRO LE MORTI DA LAVORO, per la democrazia e la libertà nei luoghi di lavoro, con assemblee, e per la regolarizzazione ed il riconoscimento anche ai lavoratori immigrati di tutti i diritti formalmente "sanciti", in controtendenza alla continua frammentazione della classe che rende questi ultimi "schiavi" e causa il peggioramento progressivo delle condizioni di vita e lavoro di tutti noi).
Forte è la consapevolezza che piccoli o grandi risultati si potranno ottenere principalmente dai rapporti di forza e dal livello di conflittualità che gli operai ed i lavoratori metteranno in campo, senza i quali nessuna norma o legge (per quanto parziali e "palliative" ) verrà mai abolita o applicata.
Senza interferire con le lotte che ognuno di noi sta già sviluppando, ma per avviare un processo sempre più esteso di collegamento tra queste, si è deciso di partire da alcuni obiettivi preliminari:
- Rafforzamento dei collegamenti territoriali, demandando alle realtà presenti l'impegno a sviluppare, nei limiti del possibile, ulteriori legami e contatti con vecchi e nuovi fronti di lotta del mondo del lavoro;
- Coordinamento delle Vertenze, al fine di far emergere i punti condivisi e sostenere trasversalmente le vertenze stesse al di là delle varie appartenenze di categoria o O.S., per curare gli interessi dei lavoratori coinvolti e che gli stessi abbiano deciso e condiviso. Questa capacità di coordinamento dovrebbe esprimersi sia su un piano locale che all'interno di un comparto dove siano presenti differenti realtà, come già successo tra noi, solo pochi mesi fa, nella mobilitazione per la bocciatura della bozza di piattaforma confederale per il rinnovo di contratto dei Metalmeccanici;
- Sostegno alla mobilitazione dei lavoratori immigrati per il riconoscimento dei propri diritti elementari (diritto di cittadinanza slegato dal contratto di lavoro, diritto di organizzazione, ecc…) che si concretizzeranno nelle Manifestazioni di Brescia e Roma rispettivamente del 27 e del 28 Ottobre, e per le quali si auspica un contributo generale di tutto il Movimento delle Lavoratrici e dei Lavoratori, non solo immigrati;
- Adesione e Sostegno all'Assemblea Nazionale Contro le Morti da Lavoro che si terrà a Roma il prossimo 26 Ottobre
Delegati e Lavoratori Autoconvocati riuniti in Assemblea
Info e adesioni: stopcriminalizzazione@yahoo. it
October 06
Di che colore è la bandiera che corrisponderebbe alla natura e al carattere dei diversi partiti politici?
A (a destra dei cadetti). Nero, perché si tratta di veri e propri centoneri.
B (cadetti). Giallo, perché tale è il colore della bandiera internazionale degli operai che servono il capitale non per paura, ma in piena coscienza.
C (socialdemocratici e socialisti-rivoluzionari). Rosa, perché tutta la loro politica è una politica all'acqua di rose.
D («bolscevichi»). Rosso, perché rossa è la bandiera della rivoluzione proletaria mondiale.
Tratto da Lenin: I partiti politici in Russia e i compiti del proletariato, Mosca, 1918.
October 05
La classe operaia, compagni, è all'attacco,
Stato e padroni non la possono fermare,
niente operai curvi più a lavorare
ma tutti uniti siamo pronti a lottare.
No al lavoro salariato,
unità di tutti gli operai
Il comunismo è il nostro programma,
con il Partito conquistiamo il potere.
Stato e padroni, fate attenzione,
nasce il Partito dell'insurrezione;
Potere operaio e rivoluzione,
bandiere rosse e comunismo sarà.
Nessuno o tutti, o tutto o niente,
è solo insieme che dobbiamo lottare,
o i fucili o le catene:
questa è la scelta che ci resta da fare.
Compagni, avanti per il Partito,
contro lo Stato lotta armata sarà;
con la conquista di tutto il potere
la dittatura operaia verrà.
Stato e padroni, fate attenzione,
nasce il Partito dell'insurrezione;
Potere operaio e rivoluzione,
bandiere rosse e comunismo sarà.
I proletari son pronti alla lotta,
pane e lavoro non vogliono più,
non c'è da perdere che le catene
c'è un intero mondo da guadagnare.
Via dalle linee, prendiamo il fucile,
forza compagni, alla guerra civile!
Agnelli, Pirelli, Restivo, Colombo,
non più parole, ma piogge di piombo!
Stato e padroni, fate attenzione,
nasce il Partito dell'insurrezione;
Potere operaio e rivoluzione,
bandiere rosse e comunismo sarà.
Stato e padroni, fate attenzione,
nasce il Partito dell'insurrezione;
viva il Partito, rivoluzione,
bandiere rosse e comunismo sarà!
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