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    October 30

    Rilascio immediato di Yassir Goretz

     
    Come Comunisti Uniti Lazio ci associamo a questa denuncia (tratta da http://tastorosso.wordpress.com) e alla richiesta di assoluzione IMMEDIATA per il compagno Yassir Goretz del PRC di Roma trattenuto questa notte dalla Questura di Roma -dopo gli scontri seguiti alle provocazioni fasciste alla manifestazione anti-Gelmini di ieri a Roma - e che verrà processato questa mattina per direttissima. Così come saremo al fianco dei compagni e delle compagne che saranno eventualmente denunciati dalle forze dell'ordine per danneggiamenti e resistenza a pubblico ufficiale come sembra da voci ufficiose. Sotto alleghiamo cronaca dettagliata di Repubblica sulle dinamiche della provocazione e dell'aggressione fascista e sul ruolo di copertura svolto dalle forze dell'ordine a Piazza Navona (la dottrina-Cossiga si riaffaccia?).

    Comunisti Uniti Lazio CHIEDIAMO IMMEDIATO RILASCIO DI YASSIR GORETZ, DIPENDENTE DIREZIONE PRC PRESENTE A SCONTRI.

    La provocazione degli agitatori e degli studenti di estrema destra infiltrati nel corteo di questa mattina a piazza Navona e le forze dell’ordine che hanno preso a manganellate pacifici studenti e giovani maestre che protestavano contro l’approvazione del decreto Gelmini sono atti gravissimi e inaccettabili, che purtroppo si commentano da soli. Il governo impedisca in ogni modo simili atti, spieghi alle forze dell’ordine che vanno isolati e allontanati provocatori e violenti, non pacifici studenti e insegnanti.

    Chiediamo anche l’immediato rilascio, da parte della Questura di Roma, del dipendente della Direzione nazionale del Prc Yassir Goretz, presente agli scontri e ai disordini con l’unico fine di portare solidarietà e sostegno agli studenti e ai docenti pacifici che manifestavano e in alcun modo responsabile di alcunché. Riteniamo infine che il ministro degli Interni sia tenuto a riferire immediatamente su quanto avvenuto. Ottobre 29, 2008

    *****************

    Da Repubblica

    Caschi, passamontagna e bastoni. E quando passa Cossiga un anziano docente urla: "Contento ora?"
    Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos
    La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti

    di CURZIO MALTESE

    Gli scontri di ieri a Roma AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile.

    Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi. Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce".

    "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse. Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?".

    La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire". Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?".

    "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo.

    Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto". Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì". È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto.

    Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati". Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

    Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento.

    Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae. A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita.

    E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".
    October 18

    Ricominciamo dal conflitto di classe!

     
    Nello spirito dell’appello Comunisti Uniti, intendiamo la Costituente Comunista non come un’ennesima nuova organizzazione-partitino, ma come momento necessario per riunificare le forze di tutti i comunisti che, ad oggi, sono sparsi tra PRC e PdCI, in molte organizzazioni e coordinamenti comunisti (già da tempo extraparlamentari per scelta) ed in migliaia di individualità politiche (ormai la stragrande maggioranza) che non si riconoscono più nelle componenti comuniste organizzate esistenti. La riunificazione dei comunisti deve avvenire attorno alla riconquista di un programma autonomo, un’indipendenza ideologico-cultural e e un’organizzazione comunista che riconnetta anche a livello di sentimento di massa le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo.

    La "Costituente Comunista" non può che essere completamente alternativa all’intero sistema bipolare/bipartitic o (tanto alla PdL quanto al PD, quindi) con cui il capitalismo italiano intende governare questa fase. Né oggi né domani è possibile pensare ad alleanze con un PD che si presenta come l’altra faccia della governabilità . Allo stesso tempo, la Costituente Comunista non deve essere subordinata ai processi elettoralistici (è vero il contrario). E’ perciò, secondo noi, una necessità storica e prioritaria quella di costruire da subito una "casa comune dei comunisti", ovunque collocati, in cui questi si ritrovino a discutere ed organizzarsi per mobilitarsi in strutture unitarie. Proponiamo, in questa prima fase, che il percorso che tutti insieme dovremo avviare preveda una "doppia appartenenza" e non lo scioglimento di questo quell’altro partito o gruppo organizzato.

    Non pensiamo sia il momento di tirare il sasso e nascondere la mano.

    Pur mantenendo, in questa fase, ognuno la propria identità e autonomia politico-organizzat iva

    c’è bisogno di scelte più coraggiose e di meno calcoli di rendita politica.

    Non possiamo ripetere all’infinito gli errori del passato quando è stato fin troppo palese il ruolo subalterno delle comuniste e dei comunisti (appoggio ai governi filo-padronali e "neo-liberisti" dei Prodi, Padoa-Schioppa, Dini, ecc...; creazione del progetto subalterno della Sinistra Arcobaleno; assunzione dei paradigmi della compatibilità e della concertazione in luogo dell’anticapitalismo e del conflitto di classe, ecc...).

    Grave è il momento politico che stiamo vivendo di fronte alla crisi economica internazionale del capitalismo: debolezza e frammentazione del movimento comunista, governo ultrareazionario di destra, emergenza economica, sociale e democratica (attacchi ai diritti "civili", sindacali, ecc...), guerre commerciali e militari a livello internazionale. Di fronte a tutto questo scempio, è necessario tornare alla mobilitazione e non rimanere al carro della rappresentazione mediatica dei conflitti o della loro mera mediazione istituzionale. Per questo dobbiamo ripartire unitariamente tornando in piazza da protagonisti, luogo primo dove si deve esprimere il conflitto di classe.

    E’ con questo spirito che saremo in piazza alla manifestazione dell’11 ottobre, seppure questa è stata convocata su una piattaforma debole e che obiettivamente ancora non rompe con le prospettive fallimentari della Sinistra Arcobaleno.

    Per gli stessi motivi saremo in piazza in maniera convinta anche allo
    SCIOPERO INDETTO DAL SINDACALISMO DI BASE PER IL 17 OTTOBRE

    per riaprire una stagione di lotte e conflitto sociale del movimento dei lavoratori
    contro le politiche del governo e gli attacchi del padronato.

    Bisogna, infatti, approfittare della inevitabile ripresa dell’opposizione e della lotta contro le politiche reazionarie di Berlusconi e Confindustria per costruire una piattaforma anticapitalista che sappia rappresentare stabilmente, in questa fase presumibilmente non breve, gli interessi delle classi sfruttate e che sappia riconnettere le idee del comunismo alle aspirazioni di queste ultime.

    Molteplici saranno le occasioni da non perdere per ricostruire sul campo la credibilità persa dai comunisti nel nostro paese nei confronti del sentimento popolare diffuso. Dalle mobilitazioni contro la manovra finanziaria, per la difesa ed il rilancio del contratto nazionale e dei salari. Fino a quelle contro la precarietà ed il carovita, in difesa del diritto allo studio e dei diritti dei lavoratori immigrati e contro le politiche razziste e securitarie del governo Berlusconi, a fianco dei movimenti in lotta per la difesa dell’ambiente e per il diritto alla casa. Per arrivare alla difesa dei diritti democratici residui oggi attaccati e contro le basi militari e al fianco dei popoli che resistono, contro le missioni italiane all’estero e le guerre imperialiste sia se sostenute dall’imperialismo USA che da quello a marca UE.

    Su questi terreni saremo da subito al fianco delle mobilitazioni e delle vertenze delle reti territoriali di mutuo soccorso, dei movimenti studenteschi, degli immigrati, del sindacalismo di base e delle componenti anticoncertative.

    Comunisti Uniti Lazio

    comunistiunitilazio@gmail.com
    October 05

    La lezione dell’Alitalia

     
    Non sappiamo ancora come si concluderà la vicenda dell’Alitalia ma fin d’ora si possono trarre alcune conclusioni.

    1 A pagare i costi di una scellerata politica di gestione di un servizio pubblico saranno i lavoratori attraverso la mobilità e per chi rimane il taglio degli stipendi e peggiori condizioni di lavoro;

    2 A pagare i costi di una scellerata gestione della crisi saranno tutti i cittadini italiani che dovranno pagare i debiti accumulati dalla società gestita da amministratori incapaci legati al potere politico;

    3 Si sono stravolte le regole di mercato: chi compra l’Alitalia ne compra il patrimonio (cioè la ricchezza) a poco prezzo i debiti li accolla allo Stato: cosa mai accaduta finora

    4 Si sono stravolte le regole internazionali nel momento in cui si fanno dei bandi aperti a tutti i soggetti interessati e poi, invece, si tratta e si conclude anzi tempo con un solo offerente;

    5 I Sindacati (specie quelli confederali) hanno riconfermato quanto già da molto tempo si sapeva: l’incapacità di negoziare accordi che non si rivelino a perdere per i lavoratori;

    6 La CISL e la UIL riconfermano la vocazione di essere delle quinte colonne dei "padroni";

    7 La CGIL al di là di un rigurgito di dignità ha dimostrato anch’essa di essere oramai incapace di essere "sindacato"

    8 La CGIL ha dimostrato altresì di non avere un minimo di autonomia rispetto a quello che è il partito di riferimento e cioè il PD

    La vicenda Alitalia testimonia infine come in Italia lo stato di diritto sia diventato puro nominalismo e che invece prevale l’arbitrio più assoluto. Insomma bisogna finalmente rendersi conto che siamo oramai in una fase pre-fascista. Ancora se ne può uscire ricompattando i comunisti e che come nel passato sono gli unici in grado di dare speranze e realizzarle.
     
    Movimento per la Costituente Comunista - Padova