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    November 24

    Controinchiesta su Brushwood

     

    Conferenza stampa del 21 novembre e comunicato stampa sulla sentenza del Riesame

    SPOLETO. CONTROINCHIESTA SU BRUSHWOOD

    OSTAGGI DI UN TEOREMA


    IPOTESI DI REATO PER TUTTI
    a) ART. 270 BIS, del codice penale, costituivano, organizzavano, partecipavano, a un gruppo di ispirazione "anarchico-insurrezionalista" denominato COOP-FAI, in Spoleto, dal marzo 2007 ad oggi.
    L’"Associazione terroristica" Spoletina è così organizzata "fin dal marzo 2007".
    1) Damiano e Fabrizio si conoscono per la prima volta nella caserma dei carabinieri dopo l’arresto.
    2) Andrea e Fabrizio si conoscono a metà agosto, il giorno della famosa intercettazione in cui si parla di soldi, in realtà assegni (per la fantasia dei ROS, proiettili in linguaggio cifrato).
    3) Fabrizio conosce Michele a fine luglio, alla XVII Festa dei Comunisti.
    4) Andrea conosce in modo assolutamente superficiale e del tutto occasionale Dario e Damiano; Andrea non si è mai interessato di politica e tanto meno di anarchia.
    5) Fabrizio ha incontrato Dario 2 volte in tutto; in una delle due occasioni si lasciano un po’ in malo modo, perché Dario, invece di portare due amiche che erano con lui a fare una salsicciata nella "famosa" boscaglia, decide di andare a dormire e le porta via.

    Insomma, praticamente non si conoscono, l’unico che conosce tutti (in realtà Fabrizio non lo conosce) è Michele.
    La banda viene inventata per fermare l’attività politica di anarchico militante di Michele, assolutamente legittima e sfacciatamente pubblica.

    INOLTRE SONO ACCUSATI DI:
    DAMIANO è accusato di avere fatto alcune scritte sui muri. (solo per questo viene arrestato, e tutta qui è la sua attività "terroristica" ). Sostanzialmente Damiano viene chiamato a concorrere a formare la "banda".
    FABRIZIO è accusato del reato di minacce gravi e ingiurie alla Presidente Lorenzetti, attraverso l’invio di una busta contenente 2 proiettili da arma da sparo.
    L’intercettazione ci presenta un Fabrizio "alticcio" che vomita addosso alla macchina di Michele.
    Altro non c’è. E allora perché Fabrizio viene arrestato?
    Un elemento per riflettere su questo punto c’è; un fatto che parla della convinzione con la quale i ROS si sono mossi. Il fatto di cui si parla avviene nel corso della perquisizione a casa di Fabrizio, presenti i genitori. I ROS cercano insistentemente armi che a loro avviso Fabrizio dovrebbe avere, perché così a loro risulta, e a nulla valgono le risposte di Fabrizio che ripetutamente spiega di averle, rese, vendute, 15 anni prima, e tutto con tanto di certificazione della Polizia. (chi ha mandato i ROS non può non sapere dell’impossibilità che possa reggere alla prova dei fatti la farneticante ipotesi delle munizioni che vengono dall’Albania attraverso Andrea contenuta nelle accuse, non a caso totalmente smontata dal suo difensore).
    E’ solo alla caserma dei carabinieri di Perugia, dove Fabrizio transita dopo l’arresto, che gli dicono va bene, abbiamo verificato, per le pistole tutto a posto.
    Fabrizio serve quindi ad "armare" la banda. Fabrizio serve, al pari di Damiano a concorrere a sostenere i numeri necessari a parlare di associazione terroristica e di 270 bis.
    ANDREA non è anarchico, anzi non sa neanche cosa sia la politica. Se qualche volta è con Michele è solo perché essendo amici, come Michele si trova in situazioni proprie di Andrea, Andrea si trova in situazioni proprie di Michele.
    Andrea non conosce Fabrizio.
    Costretto a lasciare la casa dove vive con Michele, per decisione del padre; lascia, suo malgrado, Michele in una situazione di precarietà, anche economica, l’affitto, le altre spese per la casa, che si ripercuotono per forza di cose anche sugli studi e l’attività politica di Michele.
    Andrea che non è tipo di accettare questa situazione, pur da lui non dipesa, aiuta nei modi che può il suo amico. La loro amicizia è veramente importante come emerge dagli stessi atti di accusa.
    Così viene tirato dentro anche lui, sempre nel tentativo di "armare" la "banda". I proiettili,"li ha portati lui" scrivono i ROS, con una logica pregiudiziale verso questo ragazzo veramente inaccettabile. Si farnetica appunto, su un viaggio in Albania fatto con il padre, dal quale sarebbero arrivati i proiettili, una fantasia smontata, pezzo per pezzo, dal difensore di Andrea.
    Con questo pregiudizio gli assegni che Andrea porta a Michele in più di una occasione, una di queste è anche riscontrabile da un deposito presso la COOP, diventano attraverso una intercettazione ambientale, (quella in cui chi accusa ritiene si sia organizzato l’invio della lettera alla Presidente della Regione), i proiettili indirizzati alla Lorenzetti (per i ROS soldi in linguaggio cifrato significano proiettili!!!!!).
    Purtroppo per chi indaga però, dagli interrogatori fatti in stato di isolamento totale (anche dagli avvocati), che di assegni si tratti viene fuori in totale evidenza dal racconto dei due ragazzi, una evidenza segnata da un racconto non fotocopia ma in cui la prospettiva e il segno della diversa identità dei due ragazzi emerge come dato che rende oltremodo vero e reale ciò che i due giovani riferiscono.
    Per la necessità di sostenere un teorema che zoppica e con logica retroattiva, ma senza nessuna prova, ad Andrea viene anche attribuito, insieme a Michele, il tentativo di incendiare la centralina di un cantiere edile a Colle San Tommaso, il 9 marzo 2007.

    DARIO è amico di Michele da lunga data, hanno giocato per anni insieme a basket, nella squadra del padre di Dario.
    Insieme vengono accusati di aver danneggiato un mezzo utilizzato per realizzare il percorso meccanizzato della mobilità alternativa. Un fatto ammesso da entrambi, ma attenzione, siglato, sarebbe meglio dire vergato, con la A degli anarchici, attraverso un bastone sulla rena. Dario non compare in nessuna altra accusa, ma si becca come gli altri il capo di imputazione, l’associazione terroristica, denominata COOP-FAI, anche se come detto nell’episodio del Giro della Rocca, non c’è nessuna COOP-FAI, nessun volantino di rivendicazione.

    Una domanda si pone a questo punto come necessaria. Come mai, non possiamo non domandarci, ogni qual volta c’è un volantino di rivendicazione a firma COOP-FAI (Colle San Tommaso, Lorenzetti) non c’è nessun riscontro, mentre quando queste rivendicazioni non ci sono (episodi marginali e minori) non c’è nessuna COOP-FAI e alcun volantino di rivendicazione?
    Come mai questa "banda terrorista" dovrebbe nelle sue azioni, utilizzare e dismettere sigla e volantino di rivendicazione di volta in volta, in coincidente sincronia con i riscontri di prova dati dalle intercettazioni?
    Chi accusa i 5 ragazzi di Spoleto di Associazione Terroristica lo deve spiegare, perché questa è una situazione evidentemente non realistica.

    MICHELE viene accusato di tutto, attraverso sillogismi, deduzioni, pregiudizi, trasposizioni di fatti senza riscontri in idee mai negate e pubblicamente espresse.
    Il 9 marzo avrebbe attentato a un cantiere di Colle San Tommaso. Il ragionamento che fanno i ROS e che il PM accoglie è questo. A Colle San Tommaso si è cercato di bruciare un quadro elettrico, con una sostanza infiammabile e attraverso un "innesco", che sarebbe il giornale "Il Vicenza".
    Michele è stato a Vicenza il 17 febbraio alla manifestazione contro la Dal Molin, Michele è anarchico, Michele è colpevole. Null’altro che questo. Un sillogismo degno di Torquemada. Basti pensare che dall’Umbria, a Vicenza, il 17 febbraio 2007 siamo andati in almeno 300 (tre pullman e decine di macchine), molti da Spoleto.
    Stesso atteggiamento per la lettera alla Lorenzetti. Le accuse per Michele, estese ad Andrea e Fabrizio, sono basate su: "corrispondenze terminologiche" tra il linguaggio dei volantini del Gruppo Ambiente a cui Michele appartiene e alcune delle frasi contenute nella rivendicazione e l’ "interpretazione" arbitraria di una discussione che ha per oggetto soldi (per l’esattezza assegni) che nella mentalità dietrologica dei ROS vengono "tradotti" in pallottole.
    Tutto questo senza contare che ben poco credibile appare un ecoterrorista che fa del tutto per farsi individuare, "utilizza il giornale che ha preso alla manifestazione per lasciarlo sul posto dell’attentato del 9 marzo, utilizza gli scritti dei propri volantini pubblicamente diffusi su internet e li riutilizza per rivendicare le minacce alla Lorenzetti". Molto più credibile che si tratti un copia incolla di informazioni e di semina di giornali a disposizione di chiunque, e quindi anche di avesse un qualche interesse a utilizzarli per gli scopi più diversi.
    Nell’uno e nell’altro caso, gli unici rivendicati dalla COOP-FAI, non solo nessuna prova, ma nessun indizio.
    La volontà persecutoria verso Michele e verso le sue idee emerge in modo clamoroso, nell’attribuirgli qualsiasi fatto, anche a fronte di zero indizi come sono costretti ad ammettere gli stessi ROS negli atti. Gli vengono attribuite le scritte a Colle Risana, senza nessuna prova, gli viene attribuito un principio d’incendio a un quadro elettro del cantiere del cosiddetto "ecomostro", non solo con nessuna prova, ma con la certezza, che possiamo riaffermare in questo stesso momento, che Michele si trovava fino a tardissima ora (più o meno le tre del mattino) insieme a noi, alla Festa dei Comunisti, fin dal tardo pomeriggio di quel 23 luglio e tanti sono quelli che lo possono giurare.
    Quello che c’è di "pericoloso" in questa storia sono le sue idee, il suoi scritti, il suo libro.
    Evidentemente per i reparti speciali dei carabinieri un anarchico che scrive un trattato di filosofia a 18 anni è più pericoloso di chi realmente compie azioni violente.
    Dovrebbero però sapere che pensare e scrivere, non solo è legale, ma è garantito dalle legge fondamentale dello stato, la costituzione italiana, che dovrebbero servire.
    Per i politici più in vista della nostra Regione presentarsi come sotto attacco del terrorismo è certamente utile; molto, molto, meno utile sarebbe sapere di essere attaccati da gruppi "camorristici" e affaristi, con il problema che qualcuno si domandi perché.


    Vogliamo Michele, Andrea, Dario e Damiano liberi, sono innocenti, non appartengono a nessuna Associazione Terroristica denominata COOP-FAI, non hanno inviato nessuna lettera di minacce alla Lorenzetti.


    COMITATO 23 OTTOBRE – PER LA VERITA’ SU BRUSHWOOD

    LA SENTENZA DEL RIESAME CONFERMA E DEFINISCE IL MODUS OPERANDI DI ROS E PM, LA PRESUNZIONE DI COLPEVOLEZZA.
    CONFERMA
    Non ci sono prove e neppure indizi, si rimane in carcere con sillogismi, con operazioni semantiche e affinità lessicali.
    Il sillogismo: la COOP-FAI è una sigla dell’anarchismo, Michele e Andrea sono individuati come anarchici, Michele e Andrea sono colpevoli.
    L’operazione semantica: Michele e Andrea parlano di soldi, i ROS separano il significante (la parola) soldi dal significato (la cosa concreta di cui si parla) assegni, e gli attribuiscono arbitrariamente un altro significato, pallottole.
    L’operazione lessicale, "c’è corrispondenza terminologica" tra quello che scrive il Gruppo di Difesa Ambiente di cui Michele fa parte e passaggi contenuti nella lettera di minacce alla Presidente della Regione.
    DEFINISCE
    Si articolano le posizioni e si focalizzano gli obiettivi. L’associazione terroristica non c’è, quasi tutti tra loro praticamente non si conoscono. Questa realtà è di una evidenza inconfutabile. Le poco significative "azioni" individuate, scritte sui muri e un danneggiamento, sono ammesse fin dal primo interrogatorio.
    Non può il riesame che alleggerire le misure restrittive per Dario e Damiano.
    Fabrizio è stato tirato dentro senza alcun motivo, la perquisizione a casa sua non ha dato luogo agli effetti sperati, non può che essere scarcerato,
    Perché Michele e Andrea rimangono dentro?
    Perché sui due episodi che sono rivendicati dalla COOP-FAI non c’è nessuna prova e Michele e Andrea non possono confessare quello che non hanno fatto.
    E’ il non confessare quello che i giudici vogliono che li tiene dentro. I giudici in tutta evidenza utilizzano la custodia cautelare per ottenere una confessione impossibile nella presunzione di colpevolezza che si sono fatti di Michele e Andrea, a prescindere dalle prove.
    In uno stato di diritto, democratico, vige la presunzione di innocenza non di colpevolezza. E’ un segno di inciviltà e di mancanza di giustizia agire in senso contrario.
    Non ci sono prove Michele e Andrea devono tornare liberi subito.


    COMITATO 23 OTTOBRE – PER LA VERITA’ SU BRUSHWOOD

    November 17

    La casta

     

    Quallche tempo fa ho avuto una lunga discussione con un mio amico su Grillo e la casta parlamentare. Questo mio amico, come tanti altri partecipanti al V-day, sosteneva con passione e in buona fede l’iniziativa del comico, poiché ne condivideva a ragione l’avversione verso i nostri parlamentari.

    Colgo l’occasione per trattare questo argomento, il quale offre spunti di riflessione molto interessanti. Che i parlamentari italiani godano di molti privilegi è un dato di fatto, e nessuno lo vuole negare in questa sede. Sicuramente si possono trovare siti in rete dove è possibile reperire un elenco completo di tutti i privilegi di questa casta, o meglio che distinguano i privilegi della casta tra quelli dei deputati e quelli dei senatori. Sì perché tra le due parti della casta, ci sono piccole differenze nei privilegi, tanto che qualche tempo fa i deputati si lamentarono perché volevano anche essi il diritto dei senatori a farsi fare la barba tutti i giorni a gratis. Ma con tutti i problemi del paese e con i cittadini che non arrivano alla terza settimana del mese, questi si lamentano per queste cose? In che mani è finita la "cosa pubblica". Non voglio però soffermarmi su questi particolari di poca importanza. Se vi interessa sapere di quali privilegi questa casta gode, non è questo il sito che dovete consultare.

    Sarebbe forse più interessante chiedersi come mai hanno tutti questi privilegi? In che modo sono riusciti ad ottenerli? Ma tuttavia non è questo quello su cui voglio soffermarmi.

    Veniamo piuttosto alla proposte del popolo del V-day: 1) no ai condannati in parlamento, 2) no ai politici di professione, due legislazioni e poi tornino al loro lavoro, 3) sì alla preferenza diretta. Mi limiterò a considerare il secondo punto, che è quello che più dovrebbe colpire la casta. A parte che da Grillo mi sarei aspettato qualcosa di più, come l’abolizione dei privilegi e delle pensioni dei parlamentari. Perché se passa una legge così fatta, il risultato sarà solo quello di aumentare i componenti della casta, e non di eliminarla. Nella legge di iniziativa popolare da lui proposta non c’è traccia di ciò, ma se anche in futuro ciò ci fosse ha poca importanza. Infatti tutto ciò svia da quella che è la vera questione.

    Dovremmo riflettere non tanto su chi ci governa, se Tizio o Caio, se giovane o anziano, se condannato o incensurato, ma quali interessi avvantaggia. E quali interessi sono stati realizzati dal 48’ ad oggi? Di certo non quelli della classe lavoratrice, ma piuttosto quelli della classe dei capitalisti. Ciò si è verificato perché lo scopo di questa repubblica, indipendentemente dai colori del governo, è quello di perpetuare il dominio del capitale, la schiavitù del lavoro. Le nostre istituzioni sono, come sosteneva Gramsci, organizzate ai fini della libera concorrenza, e di conseguenza non basta mutare il personale per indirizzare in un altro senso la loro attività.

    Ma perché la critica non sia sterile, come sosteneva il mio amico, dovremo però essere propositivi, delineando una strada alternativa praticabile. Proporre una prospettiva politica differente, che metta al centro l’uomo e non la sete di profitto. Per me quella strada esiste e ha un nome: Socialismo. Qualcuno potrà obiettare che questa via ha fallito, che la storia è finita, che non può esistere uno stato democratico al di fuori del sistema vigente in occidente del pluripartitismo borghese. Questo qualcuno si sbaglia.

    Nel socialismo i lavoratori amministrano direttamente la "cosa pubblica", mediante le proprie istituzioni, sono gli artefici diretti del proprio futuro. Diverse sono le esperienze storiche da cui trarre insegnamento in questo senso: Cuba, l’URSS e gli altri stati socialisti, i processi rivoluzionari oggi in corso come in Venezuela. Degli errori sono stati indubbiamente commessi, come è nella natura umana, negarlo corrisponderebbe a negare la storia. Non bisogna negare la propria storia ma valorizzarla, per trarne il giusto insegnamento utile ad orientare le nostre scelte future. Perciò non accetto certa critica a quelle esperienze, che usa le stesse categorie della borghesia, del libro nero del comunismo, onde eliminare ogni possibile alternativa allo stato esistente di cose. Sottoscrivo totalmente le parole di Lenin e invito i compagni a studiare la propria storia:

    La democrazia proletaria è mille volte più democratica di qualsiasi democrazia borghese; il potere dei Soviet è mille volte più democratico della più democratica repubblica borghese.

    November 13

    Licenziamenti politici a Melfi

    Un appello da diffondere nelle fabbriche e ovunque è possibile.

    Una repressione strisciante, silenziosa, colpisce gli operai. La massa dei NO dalle grandi fabbriche al protocollo sul welfare ha impressionato i padroni.
    I salari da fame diventano sempre più insopportabili.
    Gli operai morti sul lavoro sono all’ordine del giorno.
    Si aspettano una reazione operaia e cercano in tutti i modi di prevenirla. A cominciare dalle fabbriche FIAT.
    A Melfi hanno fatto la grande prova. Tre operai sono stati licenziati, uno è un delegato sindacale.

    Il sistema è stato semplice: la magistratura iscrive, per qualche ragione, nel registro degli indagati gli operai che danno più fastidio, il padrone li licenzia sostenendo che con il procedimento in corso "è venuto meno il rapporto fiduciario…" Esattamente così è successo a Melfi, due dei licenziati sono stati perquisiti senza nessun risultato nell’ambito di un’inchiesta su "associazione sovversiva con finalità terroristiche" . Il terzo, il delegato, è stato licenziato a causa di una querela di un capo nominato in un volantino per la sua prepotenza sugli operai. La direzione prima li ha sospesi e poi licenziati, non ha avuto bisogno di prove di colpevolezza, di sentenze, di niente.

    Con un tale sistema, i padroni possono ripulire le fabbriche dagli operai ribelli nel pieno silenzio stampa e con il tacito consenso dei gruppi dirigenti dei "grandi" sindacati nazionali.
    Uno strato di operai ribelli si è formato nelle fabbriche più importanti dell'industria, ha manifestato la sua presenza guidando tutti gli operai al netto rifiuto dell’accordo di CGIL CISL e UIL.
    Uno strato di operai che sfida i padroni, il governo, anche se si dice amico, ed i dirigenti sindacali compromessi.

    Una nuova classe operaia che inizia a muoversi come forza indipendente.
    Potevano attaccarci per questo? Per aver votato NO all’85% a Melfi come nelle principali fabbriche? Potevano attaccarci perché vogliamo più soldi senza scambiarli con flessibilità e allungamento dell’orario di lavoro? No. La tanto decantata democrazia ne sarebbe uscita malconcia, e allora?
    Allora funziona la caccia alle streghe, il "sospetto di terrorismo". Tutti zitti, il sospettato va immediatamente sospeso, licenziato, isolato e chi vorrebbe prenderne la difesa stia attento. Nessuno dei paladini della democrazia interviene, sulla stampa nemmeno una riga sui licenziamenti, eppure ministri non solo sospettati ma condannati siedono in parlamento, ne hanno diritto fino alla sentenza definitiva ed oltre.

    Per gli operai c’è una legge su misura, basta il sospetto per essere licenziato e buttato per strada. La legge è uguale per tutti i cittadini, ma gli operai sono altro.

    La caccia alle streghe deve finire, come operai rivendichiamo la libertà di critica del sistema che ci sottomette, la libertà di associarci come riteniamo più opportuno per difendere il salario e le nostre condizioni di vita, la libertà di criticare governi di banchieri ed industriali e sindacalisti che non fanno più i nostri interessi, la libertà di progettare e lavorare per un sistema diverso, senza sfruttamento. La società della globalizzazione non è più nemmeno in grado di concedere queste elementari libertà agli operai? E' messa male. Sta ancora peggio se deve tirare in ballo il sospetto di terrorismo per tapparci la bocca a migliaia.

    Ciò che è inaccettabile è che un semplice sospetto, che cade nel nulla, possa diventare una ragione per buttarci fuori dalle fabbriche. Come è successo a Melfi e può succedere ovunque.

    La solidarietà agli operai di Melfi, a Auria, a Passanante, a Ferrentino è necessaria se vogliamo ancora difenderci come operai in modo indipendente, altrimenti è la paura, il mordersi la lingua, lo stare allineati e coperti ma così ci condanniamo ad una vita da schiavi senza speranza.

    Non si devono sentire soli, gli operai ribelli sono dalla loro parte.
    Questo comunicato con le nostre firme andrà alle redazioni dei giornali, alle direzioni dei sindacati, ai partiti. Nessuno potrà dire "non sapevamo".

    Per info:
    http://donatoauria.blogspot.com

    Presentazione del Libro "A casa non ci torno"

     
    Presentazione del Libro "A casa non ci torno", autobiografia di una comunista eretica.

    Un padre comunista e la vita tra gente povera in un paese campano negli anni del secondo dopoguerra formano l'autrice: militante dapprima del PCI, quindi in un gruppo extraparlamentare e poi, senza tessere, operaia in fabbrica alla BrionVega di Milano e alla Fiat Mirafiori di Torino. È tra i 61 operai che la Fiat licenzia nell'ottobre '79, assimilandoli a terroristi per poi espellerne, l'anno dopo, altri 23.000 con il viatico di sindacati e PCI. Insieme al "popolo dei cancelli" nei 37 giorni di resistenza fino alla capitolazione, Ines Arciuolo racconta la Fiat da dentro e le ragioni che la portano in seguito nel Nicaragua sandinista per 5 anni, sempre ribelle a soprusi e ipocrisie.

    Sarà presente l'Autrice Ines Arciuolo
    Organizzano la rete di Delegati e Lavoratori di Roma e Lazio di : Atesia, Alitalia, IBM, INPS, Sirti, Telecom Italia, Roma Multiservizi, Cap Gemini, Gruppo Cremonini, Auchan e Cotral.
     
    VEN 16 NOVEMBRE ORE 18
    Viale Agosta 36, Libreria Caffetteria Rinascita (Centocelle)
    November 10

    Il comitato Certosa aveva ragione!


    Il 24 ottobre per la sesta volta il picchetto del comitato ha respinto l'ennesimo tentativo della Tim di installare l'antenna killer.
    Inoltre i manifestanti hanno dimostrato la correttezza di quanto fin'ora sostenuto.
    Il lastrico solare del condominio di Via Alessi non è infatti idoneo a sopportare il peso dell'antenna, e crollerebbe sotto più di 2 tonnellate di ferraglia!
    Stavolta lo affermano e sottoscrivono con un fonogramma alle autorità anche i VIGILI DEL FUOCO!
    L'unica a non accorgersi della pericolosità è l'autorità giudiziaria, che ha richiesto l'archiviazione per un procedimento penale e rigettato in sede civile, 2 ricorsi per "danno temuto". ANZI
    Lor signori hanno avuto il coraggio di condannarci ad oltre 6000€ di spese legali.
    L'assurdità di questa dcisione è appunto dimostrata dall'immediato blocco dei lavori ordinato dai vigili del fuoco intervenuti sul posto.
    IL LASTRICO SOLARE STAVA CROLLANDO SOTTO IL PESO DEL SOLO BASAMENTO DELL'ANTENNA!!

    Dimostrando che solo la lotta paga e che certa magistratura è asservita agli interessi delle multinazionali, facciamo appello a tutti e tutte coloro siano solidali con la Lotta contro l'elettrosmog e contro le nocività, a sottoscrivere e organizzare iniziative finalizzate a sostenere le ingenti spese legali del comitato certosa contro l'elettrosmog.

    Per maggiori informazioni comitatocertosa@yahoo.it

    November 05

    9 novembre

     

    VERSO LO SCIOPERO GENERALIZZATO DEL 9 NOVEMBRE

    STUDENTI e LAVORATORI UNITI NELLA LOTTA!

    É indubbio: oggi viviamo sulla nostra pelle una condizione generalizzata di precarietà strutturale come studenti e lavoratori in formazione. L'ennesimo governo ha votato un Protocollo che conferma l'andazzo di Pacchetto Treu e Legge 30: contratti "atipici" (ormai tipici!), rinnovo della precarietà all'infinito con il sostegno dei sindacati concertativi, innalzamento dell'età pensionabile, aumento delle ore di straordinario, distruzione del contratto collettivo nazionale. Perciò vogliamo rilanciare spazi di dibattito e d’elaborazione critica, rivendicando diritto allo studio e all'istruzione, ad un lavoro e una vita dignitoso, ad una scuola e un’università pubbliche, laiche e di massa, e che contrasti l'aumento di spese militari previsto nell’ultima Finanziaria e la rincorsa a securitarismo e razzismo.

    Le assemblee di Roma del 12 settembre e 7 ottobre hanno voluto costruire e rilanciare, a livello nazionale, un movimento di lotta contro lo sfruttamento della forza-lavoro che coinvolga tutte le realtà sociali e le organizzazioni di lavoratori in vista dell’unità dello sciopero di massa del 9 novembre. Vogliamo costruire collettivi universitari capaci di resistenza e proposta per una società diversa, che siano riferimento per chi si sente disperso nei mille rivoli dello sfruttamento capitalista.

    8 NOVEMBRE // 17.30 AULA II

    Facoltà di Filosofia e Lingue della Sapienza di Roma

    (Villa Mirafiori - V. C. Fea, 2)

    - Francesco FumarolaCo. Co. Co. ATESIA

    - Andrea FiorettiFLMU- CUB

    - Edgar Galiano Comitato IMMIGRATI in Italia

    Villa Mirafiori in Mobilitazione

    (Collettivo Filosofia e Lingue - La Sapienza /Roma)

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    Dopo il referendum.. .verso lo sciopero...

    Nel referendum-farsa dell'8-10 ottobre organizzato da CGIL-CISL-UIL, centinaia di migliaia di lavoratori dell'industria e non solo hanno espresso il loro rifiuto all'accordo del 23 luglio siglato con Governo e Confindustria e che significa pensioni più basse per i giovani lavoratori, più precarietà, più straordinari e meno sicurezza per tutti...

    Il 9 novembre altre centinaia di migliaia di lavoratori e precari sciopereranno e manifesteranno per gli stessi motivi, convinti che per loro non esistono "governi amici" e che l'accordo va bocciato sul terreno della mobilitazione.

    I lavoratori non hanno governi amici!

    Rilanciamo la lotta contro il Protocollo di Luglio!

    MERCOLEDI 7 NOVEMBRE ore 19

    ASSEMBLEA PUBBLICA

    presso il circolo "S. Chiarini"

    Via Baldassarre Orero 61 (angolo via di portonaccio)

    Assemblea dei Lavoratori Autoconvocati

    Lavoratori e delegati di: Alitalia, Atesia, Sirti, Telecomitalia, Vodafone, Telecom Italia Sparkle (ex-Italcable) , Capgemini, Co.Tra.L. e Tevere TPL, FFSS, Auchan, Gruppo Cremonini, MVS, INPS, INPDAP, RomaMultiservizi, Comitato Immigrati in Italia.

    Info:

    assemblealavoratori @libero.it

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    Venerdì 9 novembre

    aderisci allo sciopero generale e generalizzato

    indetto dal sindacalismo di base

     

    manifestazione ore 9.30 piazza della Repubblica

    contro il lavoro precario e le esternalizzazioni

    per la cancellazione della Legge 30 e del Pacchetto Treu

    contro l'aumento dell'età pensionabile e per aumenti salariali dignitosi

    NO AL PROTOCOLLO DI LUGLIO

    November 04

    Spaccato di vita rom a Cosenza

     
    Due video sulle condizioni di vita e lavoro dei rom. Gli intervistati nonostante le difficoltà mantengono la propria dignità umana, diversamente dai membri delle "squadracce" degli ultimi giorni.
     
     
    Qualcuno potrebbe obiettare che i rom non vengono per lavorare, ma che sono tutti delinquenti. A questo qualcuno gli auguro di trovarsi nel bel mezzo di una caccia all'italiano come venivano fatte a fine ottocento negli Stati Uniti.
     
    November 01

    Contro il governo Prodi

     
    Con la firma degli accordi del 23 Luglio, governo Prodi e Cgil-Cisl-Uil hanno gettato definitivamente la maschera, confermandosi ancora una volta i principali avversari del movimento dei lavoratori, perché non solo siglano accordi ed intese che cancellano diritti e non portano aumenti salariali capaci di fronteggiare il caro vita ma si accordano con la Confindustria per accaparrarsi i trattamenti di fine rapporto e nonostante l’insuccesso della operazione(i lavoratori preferiscono avere soldi liquidi e non cadere nella rete delle speculazioni finanziarie) ora si preparano all’assalto del tfs (il tfr dei dipendenti pubblici)
    E’ bene fare un bilancio dell’ultimo anno e mezzo perché il Governo Prodi ha disatteso perfino il suo programma elettorale, non ha stabilizzato i precari, ha aumentato le spese militari e regalato soldi alla Confindustria, accresciuta la stessa età pensionabile.
    L’obiettivo del padronato era quello di alzare l’età pensionabile. Detto…fatto… Al posto del famigerato "scalone", previsto dalla Legge Maroni (che dal 1/1/2008 prevedeva il passaggio da 57 a 60 anni per accedere alla pensione di anzianità), si introduce un accordo addirittura peggiore con 4 "scalini" che innalzano l’età pensionabile fino a 61 anni con 36 anni di contributi o 62 anni con 35 anni di contributi fino al 2013: dunque addio pensione di anzianità!
    Al danno si aggiunge la beffa del taglio delle pensioni attraverso una riduzione automatica dei coefficienti a partire dal 2010, che penalizzerà fortemente chi andrà in pensione col metodo contributivo.
    Non solo: ben lungi dal cancellarla, questo "Protocollo d’intesa" riconferma gran parte delle figure contrattuali precarie della Legge 30 (apprendistato, contratti a termine, lavoro a tempo parziale, a progetto, occasionale…) , prevedendo addirittura la possibilità per il padrone di reiterare oltre i tre anni i contratti a tempo determinato.
    Con lo stesso accordo, ancora una volta, si regalano i soldi dei lavoratori ai padroni utilizzando la cassa dell’INPS per "gli sgravi del costo del lavoro" e si regala a Confindustria la detassazione degli straordinari, che provocherà una diminuzione delle entrate all’INPS, una riduzione delle assunzioni e forti aumenti di profitto per i padroni! Anche la riduzione della spesa pubblica passerà attraverso l’accorpamento degli enti previdenziali (INPS-INAIL) che produrrà tagli di posti di lavoro e un probabile aumento dei contributi che gravano sulle busta paga.
    I padroni, quando non possono gestire o corrompere gli attivisti sindacali, li licenziano!
    Chiunque si è opposto ai piani di ristrutturazione dell’azienda o si è impegnato in prima fila nel difendere gli interessi e i diritti dei propri compagni di lavoro, è stato licenziato, e nel caso dei sindacati confederali, espulso dall’organizzazione. E’ il caso di moltissimi operai e delegati dal Nord al Sud, da Pomigliano a Termoli, da Vibo Valentia a Milano. Eppure, le contestazioni ad Epifani, Pezzotta, Angeletti e ai loro soci nel corso delle assemblee sindacali nelle principali fabbriche, sono la dimostrazione di un malcontento diffuso a cui abbiamo l’obbligo di dare voce e rappresentanza, a livello sia sindacale che politico.
    In primo luogo, va resa esplicita la nostra opposizione a questo governo. Da che mondo è mondo, le grandi mobilitazioni si rivolgono non solo contro i singoli provvedimenti di un governo, ma contro il governo stesso in quanto artefice di quelle leggi, dunque controparte per definizione di chi scende in piazza.
    Noi dobbiamo dire con chiarezza che scendiamo in piazza contro questo governo, poichè esso si è dimostrato per i lavoratori non molto diverso dal governo Berlusconi, in quanto è riuscito a portare avanti con la complicità dei sindacati di regime e della cosiddetta "sinistra radicale" quelle politiche di macelleria sociale che a Berlusconi erano state impedite con le mobilitazioni di piazza, e che gli saranno impedite qualora tornasse al potere.
    Molti dei manifestanti lo scorso 20 ottobre a Roma sono scesi in piazza per i nostri stessi obiettivi;lotta alla precarietà e difesa del potere di acquisto per lavori stabili e pensioni adeguate al costo della vita.
    Ma nello stesso tempo questi obiettivi che a parole sono condivisi dalla stessa sinistra radicale (PDCI,. PRC) stridono con la pratica politica di ogni giorno, con le finanziarie votate senza stabilizzazione dei precari, con la politica estera di un Governo che raddoppia la base usa di Vicenza e dà il via allo scudo spaziale senza dibattito parlamentare.
    Noi crediamo che alle parole debbano seguire i fatti e i lavoratori e le lavoratrici siano stanchi dei saltimbanchi della politica che tanto dicono e nulla fanno
    In occasione del referendum-farsa indetto da Cgil-Cisl-Uil, le organizzazioni politiche e sindacali di base si sono presentate in ordine sparso (talune lavorando a rafforzare il fronte del NO, altre praticando il boicottaggio della consultazione) , ma ora siamo tutti chiamati a proseguire le mobilitazioni sui territori e nei singoli luoghi di lavoro, affinché la giornata del 9 novembre non rappresenti un appuntamento isolato, ma sia il punto di approdo e di convergenza di una campagna di massa, che attraversi i rinnovi del contratto dei metalmeccanici e di altri importanti settori e le iniziative di opposizione alla guerra e allo scempio dei nostri territori, come quella di Vicenza a metà dicembre.
    Per questa ragione invitiamo a costruire dal basso, in ogni luogo di lavoro e su ogni territorio, comitati di lotta unitari contro il governo Prodi e tutte le sue politiche, del lavoro, sociali e di guerra.
     
    • NO ALL’ACCORDO TRUFFA DEL 23 LUGLIO
    • CONTRO TUTTI I LICENZIAMENTI
    • CONTRO IL CARO VITA, RIVENDICHIAMO  FORTI AUMENTI SALARIALI
    • NO ALLA PRECARIETA’: PER LA CANCELLAZIONE DELLA LEGGE 30, DEL PACCHETTO TREU E DI TUTTE LE NORME PRECARIZZANTI
    • RIPRISTINO DELLA SCALA MOBILE
    • SALARIO GARANTITO A DISOCCUPATI E PRECARI
    • RIDUZIONE GENERALIZZATA DELL’ORARIO DI LAVORO A PARITÀ DI SALARIO E SENZA CONTROPARTITE DI FLESSIBILITÀ
    • NO ALLE GRANDI OPERE (TAV, INCENERITORI, ECC.) CHE INQUINANO E UCCIDONO PER SODDISFARE LA FAME DI PROFITTI.
    • CONTRO IL GOVERNO PRODI E LE SUE POLITICHE ANTIPOPOLARI
    • CONTRO OGNI GUERRA IMPERIALISTA: FUORI LA NATO DALL ’EUROPA
    • RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE DA TUTTI I FRONTI DI GUERRA

    FUORI E CONTRO IL BIPOLARISMO
    PER UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE POLITICA COMUNISTA

    Coordinamento per l’Unità dei Comunisti

    http//cuc.altervista.org