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November 24 Controinchiesta su Brushwood
Conferenza stampa del 21 novembre e comunicato stampa sulla sentenza del Riesame
November 17 La casta
Quallche tempo fa ho avuto una lunga discussione con un mio amico su Grillo e la casta parlamentare. Questo mio amico, come tanti altri partecipanti al V-day, sosteneva con passione e in buona fede l’iniziativa del comico, poiché ne condivideva a ragione l’avversione verso i nostri parlamentari. Colgo l’occasione per trattare questo argomento, il quale offre spunti di riflessione molto interessanti. Che i parlamentari italiani godano di molti privilegi è un dato di fatto, e nessuno lo vuole negare in questa sede. Sicuramente si possono trovare siti in rete dove è possibile reperire un elenco completo di tutti i privilegi di questa casta, o meglio che distinguano i privilegi della casta tra quelli dei deputati e quelli dei senatori. Sì perché tra le due parti della casta, ci sono piccole differenze nei privilegi, tanto che qualche tempo fa i deputati si lamentarono perché volevano anche essi il diritto dei senatori a farsi fare la barba tutti i giorni a gratis. Ma con tutti i problemi del paese e con i cittadini che non arrivano alla terza settimana del mese, questi si lamentano per queste cose? In che mani è finita la "cosa pubblica". Non voglio però soffermarmi su questi particolari di poca importanza. Se vi interessa sapere di quali privilegi questa casta gode, non è questo il sito che dovete consultare. Sarebbe forse più interessante chiedersi come mai hanno tutti questi privilegi? In che modo sono riusciti ad ottenerli? Ma tuttavia non è questo quello su cui voglio soffermarmi. Veniamo piuttosto alla proposte del popolo del V-day: 1) no ai condannati in parlamento, 2) no ai politici di professione, due legislazioni e poi tornino al loro lavoro, 3) sì alla preferenza diretta. Mi limiterò a considerare il secondo punto, che è quello che più dovrebbe colpire la casta. A parte che da Grillo mi sarei aspettato qualcosa di più, come l’abolizione dei privilegi e delle pensioni dei parlamentari. Perché se passa una legge così fatta, il risultato sarà solo quello di aumentare i componenti della casta, e non di eliminarla. Nella legge di iniziativa popolare da lui proposta non c’è traccia di ciò, ma se anche in futuro ciò ci fosse ha poca importanza. Infatti tutto ciò svia da quella che è la vera questione. Dovremmo riflettere non tanto su chi ci governa, se Tizio o Caio, se giovane o anziano, se condannato o incensurato, ma quali interessi avvantaggia. E quali interessi sono stati realizzati dal 48’ ad oggi? Di certo non quelli della classe lavoratrice, ma piuttosto quelli della classe dei capitalisti. Ciò si è verificato perché lo scopo di questa repubblica, indipendentemente dai colori del governo, è quello di perpetuare il dominio del capitale, la schiavitù del lavoro. Le nostre istituzioni sono, come sosteneva Gramsci, organizzate ai fini della libera concorrenza, e di conseguenza non basta mutare il personale per indirizzare in un altro senso la loro attività. Ma perché la critica non sia sterile, come sosteneva il mio amico, dovremo però essere propositivi, delineando una strada alternativa praticabile. Proporre una prospettiva politica differente, che metta al centro l’uomo e non la sete di profitto. Per me quella strada esiste e ha un nome: Socialismo. Qualcuno potrà obiettare che questa via ha fallito, che la storia è finita, che non può esistere uno stato democratico al di fuori del sistema vigente in occidente del pluripartitismo borghese. Questo qualcuno si sbaglia. Nel socialismo i lavoratori amministrano direttamente la "cosa pubblica", mediante le proprie istituzioni, sono gli artefici diretti del proprio futuro. Diverse sono le esperienze storiche da cui trarre insegnamento in questo senso: Cuba, l’URSS e gli altri stati socialisti, i processi rivoluzionari oggi in corso come in Venezuela. Degli errori sono stati indubbiamente commessi, come è nella natura umana, negarlo corrisponderebbe a negare la storia. Non bisogna negare la propria storia ma valorizzarla, per trarne il giusto insegnamento utile ad orientare le nostre scelte future. Perciò non accetto certa critica a quelle esperienze, che usa le stesse categorie della borghesia, del libro nero del comunismo, onde eliminare ogni possibile alternativa allo stato esistente di cose. Sottoscrivo totalmente le parole di Lenin e invito i compagni a studiare la propria storia: La democrazia proletaria è mille volte più democratica di qualsiasi democrazia borghese; il potere dei Soviet è mille volte più democratico della più democratica repubblica borghese. November 13 Licenziamenti politici a MelfiUn appello da diffondere nelle fabbriche e ovunque è possibile.Una repressione strisciante, silenziosa, colpisce gli operai. La massa dei NO dalle grandi fabbriche al protocollo sul welfare ha impressionato i padroni. Presentazione del Libro "A casa non ci torno"Presentazione del Libro "A casa non ci torno", autobiografia di una comunista eretica.
Un padre comunista e la vita tra gente povera in un paese campano negli anni del secondo dopoguerra formano l'autrice: militante dapprima del PCI, quindi in un gruppo extraparlamentare e poi, senza tessere, operaia in fabbrica alla BrionVega di Milano e alla Fiat Mirafiori di Torino. È tra i 61 operai che la Fiat licenzia nell'ottobre '79, assimilandoli a terroristi per poi espellerne, l'anno dopo, altri 23.000 con il viatico di sindacati e PCI. Insieme al "popolo dei cancelli" nei 37 giorni di resistenza fino alla capitolazione, Ines Arciuolo racconta la Fiat da dentro e le ragioni che la portano in seguito nel Nicaragua sandinista per 5 anni, sempre ribelle a soprusi e ipocrisie. Sarà presente l'Autrice Ines Arciuolo Organizzano la rete di Delegati e Lavoratori di Roma e Lazio di : Atesia, Alitalia, IBM, INPS, Sirti, Telecom Italia, Roma Multiservizi, Cap Gemini, Gruppo Cremonini, Auchan e Cotral.
VEN 16 NOVEMBRE ORE 18
Viale Agosta 36, Libreria Caffetteria Rinascita (Centocelle) November 10 Il comitato Certosa aveva ragione!Inoltre i manifestanti hanno dimostrato la correttezza di quanto fin'ora sostenuto. Il lastrico solare del condominio di Via Alessi non è infatti idoneo a sopportare il peso dell'antenna, e crollerebbe sotto più di 2 tonnellate di ferraglia! Stavolta lo affermano e sottoscrivono con un fonogramma alle autorità anche i VIGILI DEL FUOCO! L'unica a non accorgersi della pericolosità è l'autorità giudiziaria, che ha richiesto l'archiviazione per un procedimento penale e rigettato in sede civile, 2 ricorsi per "danno temuto". ANZI Lor signori hanno avuto il coraggio di condannarci ad oltre 6000€ di spese legali. L'assurdità di questa dcisione è appunto dimostrata dall'immediato blocco dei lavori ordinato dai vigili del fuoco intervenuti sul posto. IL LASTRICO SOLARE STAVA CROLLANDO SOTTO IL PESO DEL SOLO BASAMENTO DELL'ANTENNA!! Dimostrando che solo la lotta paga e che certa magistratura è asservita agli interessi delle multinazionali, facciamo appello a tutti e tutte coloro siano solidali con la Lotta contro l'elettrosmog e contro le nocività, a sottoscrivere e organizzare iniziative finalizzate a sostenere le ingenti spese legali del comitato certosa contro l'elettrosmog. Per maggiori informazioni comitatocertosa@yahoo.it November 05 9 novembre
VERSO LO SCIOPERO GENERALIZZATO DEL 9 NOVEMBRE STUDENTI e LAVORATORI UNITI NELLA LOTTA! É indubbio: oggi viviamo sulla nostra pelle una condizione generalizzata di precarietà strutturale come studenti e lavoratori in formazione. L'ennesimo governo ha votato un Protocollo che conferma l'andazzo di Pacchetto Treu e Legge 30: contratti "atipici" (ormai tipici!), rinnovo della precarietà all'infinito con il sostegno dei sindacati concertativi, innalzamento dell'età pensionabile, aumento delle ore di straordinario, distruzione del contratto collettivo nazionale. Perciò vogliamo rilanciare spazi di dibattito e d’elaborazione critica, rivendicando diritto allo studio e all'istruzione, ad un lavoro e una vita dignitoso, ad una scuola e un’università pubbliche, laiche e di massa, e che contrasti l'aumento di spese militari previsto nell’ultima Finanziaria e la rincorsa a securitarismo e razzismo. Le assemblee di Roma del 12 settembre e 7 ottobre hanno voluto costruire e rilanciare, a livello nazionale, un movimento di lotta contro lo sfruttamento della forza-lavoro che coinvolga tutte le realtà sociali e le organizzazioni di lavoratori in vista dell’unità dello sciopero di massa del 9 novembre. Vogliamo costruire collettivi universitari capaci di resistenza e proposta per una società diversa, che siano riferimento per chi si sente disperso nei mille rivoli dello sfruttamento capitalista.
8 NOVEMBRE // 17.30 AULA II
Facoltà di Filosofia e Lingue della Sapienza di Roma
(Villa Mirafiori - V. C. Fea, 2)
- Francesco FumarolaCo. Co. Co. ATESIA
- Andrea FiorettiFLMU- CUB
- Edgar Galiano Comitato IMMIGRATI in Italia Villa Mirafiori in Mobilitazione (Collettivo Filosofia e Lingue - La Sapienza /Roma)-------------------------------------------------------------------------------------
Dopo il referendum.. .verso lo sciopero... Nel referendum-farsa dell'8-10 ottobre organizzato da CGIL-CISL-UIL, centinaia di migliaia di lavoratori dell'industria e non solo hanno espresso il loro rifiuto all'accordo del 23 luglio siglato con Governo e Confindustria e che significa pensioni più basse per i giovani lavoratori, più precarietà, più straordinari e meno sicurezza per tutti... Il 9 novembre altre centinaia di migliaia di lavoratori e precari sciopereranno e manifesteranno per gli stessi motivi, convinti che per loro non esistono "governi amici" e che l'accordo va bocciato sul terreno della mobilitazione. I lavoratori non hanno governi amici! Rilanciamo la lotta contro il Protocollo di Luglio! MERCOLEDI 7 NOVEMBRE ore 19 ASSEMBLEA PUBBLICA presso il circolo "S. Chiarini" Via Baldassarre Orero 61 (angolo via di portonaccio) Assemblea dei Lavoratori Autoconvocati Lavoratori e delegati di: Alitalia, Atesia, Sirti, Telecomitalia, Vodafone, Telecom Italia Sparkle (ex-Italcable) , Capgemini, Co.Tra.L. e Tevere TPL, FFSS, Auchan, Gruppo Cremonini, MVS, INPS, INPDAP, RomaMultiservizi, Comitato Immigrati in Italia. Info: assemblealavoratori @libero.it-------------------------------------------------------------------------------------
Venerdì 9 novembre
aderisci allo sciopero generale e generalizzato
indetto dal sindacalismo di base
manifestazione ore 9.30 piazza della Repubblica
contro il lavoro precario e le esternalizzazioni
per la cancellazione della Legge 30 e del Pacchetto Treu
contro l'aumento dell'età pensionabile e per aumenti salariali dignitosi NO AL PROTOCOLLO DI LUGLIO November 04 Spaccato di vita rom a CosenzaDue video sulle condizioni di vita e lavoro dei rom. Gli intervistati nonostante le difficoltà mantengono la propria dignità umana, diversamente dai membri delle "squadracce" degli ultimi giorni.
Qualcuno potrebbe obiettare che i rom non vengono per lavorare, ma che sono tutti delinquenti. A questo qualcuno gli auguro di trovarsi nel bel mezzo di una caccia all'italiano come venivano fatte a fine ottocento negli Stati Uniti.
November 01 Contro il governo ProdiCon la firma degli accordi del 23 Luglio, governo Prodi e Cgil-Cisl-Uil hanno gettato definitivamente la maschera, confermandosi ancora una volta i principali avversari del movimento dei lavoratori, perché non solo siglano accordi ed intese che cancellano diritti e non portano aumenti salariali capaci di fronteggiare il caro vita ma si accordano con la Confindustria per accaparrarsi i trattamenti di fine rapporto e nonostante l’insuccesso della operazione(i lavoratori preferiscono avere soldi liquidi e non cadere nella rete delle speculazioni finanziarie) ora si preparano all’assalto del tfs (il tfr dei dipendenti pubblici)
E’ bene fare un bilancio dell’ultimo anno e mezzo perché il Governo Prodi ha disatteso perfino il suo programma elettorale, non ha stabilizzato i precari, ha aumentato le spese militari e regalato soldi alla Confindustria, accresciuta la stessa età pensionabile.
L’obiettivo del padronato era quello di alzare l’età pensionabile. Detto…fatto… Al posto del famigerato "scalone", previsto dalla Legge Maroni (che dal 1/1/2008 prevedeva il passaggio da 57 a 60 anni per accedere alla pensione di anzianità), si introduce un accordo addirittura peggiore con 4 "scalini" che innalzano l’età pensionabile fino a 61 anni con 36 anni di contributi o 62 anni con 35 anni di contributi fino al 2013: dunque addio pensione di anzianità!
Al danno si aggiunge la beffa del taglio delle pensioni attraverso una riduzione automatica dei coefficienti a partire dal 2010, che penalizzerà fortemente chi andrà in pensione col metodo contributivo.
Non solo: ben lungi dal cancellarla, questo "Protocollo d’intesa" riconferma gran parte delle figure contrattuali precarie della Legge 30 (apprendistato, contratti a termine, lavoro a tempo parziale, a progetto, occasionale…) , prevedendo addirittura la possibilità per il padrone di reiterare oltre i tre anni i contratti a tempo determinato.
Con lo stesso accordo, ancora una volta, si regalano i soldi dei lavoratori ai padroni utilizzando la cassa dell’INPS per "gli sgravi del costo del lavoro" e si regala a Confindustria la detassazione degli straordinari, che provocherà una diminuzione delle entrate all’INPS, una riduzione delle assunzioni e forti aumenti di profitto per i padroni! Anche la riduzione della spesa pubblica passerà attraverso l’accorpamento degli enti previdenziali (INPS-INAIL) che produrrà tagli di posti di lavoro e un probabile aumento dei contributi che gravano sulle busta paga.
I padroni, quando non possono gestire o corrompere gli attivisti sindacali, li licenziano!
Chiunque si è opposto ai piani di ristrutturazione dell’azienda o si è impegnato in prima fila nel difendere gli interessi e i diritti dei propri compagni di lavoro, è stato licenziato, e nel caso dei sindacati confederali, espulso dall’organizzazione. E’ il caso di moltissimi operai e delegati dal Nord al Sud, da Pomigliano a Termoli, da Vibo Valentia a Milano. Eppure, le contestazioni ad Epifani, Pezzotta, Angeletti e ai loro soci nel corso delle assemblee sindacali nelle principali fabbriche, sono la dimostrazione di un malcontento diffuso a cui abbiamo l’obbligo di dare voce e rappresentanza, a livello sia sindacale che politico.
In primo luogo, va resa esplicita la nostra opposizione a questo governo. Da che mondo è mondo, le grandi mobilitazioni si rivolgono non solo contro i singoli provvedimenti di un governo, ma contro il governo stesso in quanto artefice di quelle leggi, dunque controparte per definizione di chi scende in piazza.
Noi dobbiamo dire con chiarezza che scendiamo in piazza contro questo governo, poichè esso si è dimostrato per i lavoratori non molto diverso dal governo Berlusconi, in quanto è riuscito a portare avanti con la complicità dei sindacati di regime e della cosiddetta "sinistra radicale" quelle politiche di macelleria sociale che a Berlusconi erano state impedite con le mobilitazioni di piazza, e che gli saranno impedite qualora tornasse al potere.
Molti dei manifestanti lo scorso 20 ottobre a Roma sono scesi in piazza per i nostri stessi obiettivi;lotta alla precarietà e difesa del potere di acquisto per lavori stabili e pensioni adeguate al costo della vita.
Ma nello stesso tempo questi obiettivi che a parole sono condivisi dalla stessa sinistra radicale (PDCI,. PRC) stridono con la pratica politica di ogni giorno, con le finanziarie votate senza stabilizzazione dei precari, con la politica estera di un Governo che raddoppia la base usa di Vicenza e dà il via allo scudo spaziale senza dibattito parlamentare.
Noi crediamo che alle parole debbano seguire i fatti e i lavoratori e le lavoratrici siano stanchi dei saltimbanchi della politica che tanto dicono e nulla fanno
In occasione del referendum-farsa indetto da Cgil-Cisl-Uil, le organizzazioni politiche e sindacali di base si sono presentate in ordine sparso (talune lavorando a rafforzare il fronte del NO, altre praticando il boicottaggio della consultazione) , ma ora siamo tutti chiamati a proseguire le mobilitazioni sui territori e nei singoli luoghi di lavoro, affinché la giornata del 9 novembre non rappresenti un appuntamento isolato, ma sia il punto di approdo e di convergenza di una campagna di massa, che attraversi i rinnovi del contratto dei metalmeccanici e di altri importanti settori e le iniziative di opposizione alla guerra e allo scempio dei nostri territori, come quella di Vicenza a metà dicembre.
Per questa ragione invitiamo a costruire dal basso, in ogni luogo di lavoro e su ogni territorio, comitati di lotta unitari contro il governo Prodi e tutte le sue politiche, del lavoro, sociali e di guerra.
FUORI E CONTRO IL BIPOLARISMO Coordinamento per l’Unità dei Comunisti |
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