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    March 25

    Una forza politica comunista all’altezza delle sfide del XXI secolo…verso il Movimento per la Costituente Comunista

     
    Questo documento politico è il punto conclusivo del percorso di coordinamento per l’unità dei comunisti e rappresenta lo sforzo analitico e teorico comune dei gruppi organizzati che lo hanno promosso fino ad oggi. Questa sintesi rende possibile oggi superare il coordinamento stesso verso una forma politica più avanzata, quella di un Movimento per la Costituente Comunista. Un percorso politico ampio che non si ponga l’obiettivo immediato di partorire l’ennesimo nuovo partitino, ma che tenti di aprire un percorso di ricomposizione verso l’unico Partito di tipo "nuovo" di questa fase storica:
    quello comunista.
    Per raggiungere questo obiettivo pensiamo che occorra coinvolgere i più ampi settori di massa possibile e aprire un dibattito e sforzo unitario, il più franco e leale, con tutte le componenti comuniste realmente interessate oggi a un processo di liberazione del proletariato e dell’umanità intera dallo sfruttamento capitalistico e dalla schiavitù del lavoro salariato.
     
    INDICE:
    1. Dalla deriva della sinistra istituzionale alla costituente comunista.
    2. Il Capitalismo nella competizione globale e la guerra permanente.
    2.1 Il polo imperialista europeo.
    2.2 Attività produttiva capitalistica nella crisi energetico-ambientale.
    2.3 Composizione di classe e conflitto capitale-lavoro.
    3 Movimenti e blocchi sociali.
    3.1 Il rapporto con i movimenti.
    3.2 Quali movimenti e che dialettica.
    3.3 Il ritorno in campo della classe operaia.
    3.4 Lotta alla precarietà.
    3.5 Territorio e sfruttamento.
    3.6 La questione meridionale oggi.
    3.7 Lavoro e guerra.
    4 Forma-Stato e riforme istituzionali.
    5 Necessità e percorso dell’organizzazione politica di classe.
    5.1 La questione sindacale.
    6 Necessità di un bilancio del ‘900.
     
    1. Dalla deriva della sinistra istituzionale alla costituente comunista
    Il compimento della deriva della sinistra cosiddetta "radicale" (con la nascita della Sinistra Arcobaleno) segna la scomparsa anche formale di ogni opposizione parlamentare di classe al governo dei poteri forti del Capitalismo (Confindustria, banchieri, Vaticano, ecc.) aprendo uno scenario politico inedito. La classe dominante nel nostro paese, per affrontare la crisi di sovrapproduzione del capitalismo e la competizione internazionale, sta orientando tutto il sistema verso la blindatura di ogni spazio residuo di agibilità politica all’interno di un quadro che, potremmo definire, di "democrazia autoritaria" con la cancellazione/ridimensionamento degli ambiti della democrazia formale per come li avevamo conosciuti
    dal dopoguerra ad oggi. La formazione del Partito Democratico, da parte delle forze liberiste dell’ex-Ulivo, e la nascita della "Sinistra Arcobaleno", come patto di sopravvivenza della sinistra "radical", segnano dei passaggi verso l’assunzione definitiva da parte di tutto l’arco istituzionale del paradigma della "governabilità" come valore assoluto per schiacciare ogni rappresentazione pubblica del conflitto sociale determinato dalla
    contrapposizione di interessi di classe. A questi passaggi si accompagnano le spinte neo-corporative dei vertici confederali verso la costituzione di un interlocutore sindacale unico affidabile, che assuma in toto le priorità del mercato e dell’accumulazione capitalistica, al tavolo della concertazione con governo e padronato. Tale blindatura passa anche attraverso le politiche militari, securitarie e repressive con cui, all’esterno, si partecipa al grande risiko imperialista globale e, all’interno, si criminalizza ogni ipotesi di opposizione sociale fomentando, parallelamente, una "guerra tra poveri" istillando la percezione che le paure e le insicurezze non siano determinate dalla precarietà e dallo sfruttamento bensì dal "pericolo" dei lavoratori immigrati.
    Governabilità, legalità, sicurezza e concertazione saranno gli unici punti "programmatici" considerati accettabili. Tutto ciò che non è "compatibile" con questi paradigmi imperanti sarà fuorilegge o quasi. Le conseguenze di questi fatti incontestabili le stanno scontando sulla propria pelle, innanzitutto, i movimenti di lotta che si sono espressi in questi anni e che hanno costituito un’ossatura reale dell’opposizione di massa alle politiche reazionarie del precedente governo di centro-destra. Sebbene, insieme al governo di centro-sinistra, siano entrati in crisi alcuni dei legami e dei cappi della sinistra "radical" su gran parte di questi movimenti, questi ancora stentano ad esprimere la piena consapevolezza della necessità di una propria autonomia alle compatibilità del sistema capitalistico e risultano ancora oggi troppo influenzati dalla "sindrome del governo amico" e dalle esigenze della governabilità.
    Questo passaggio cruciale sarà però ancor più complicato e difficoltoso (se non impossibile) senza la conquista da parte delle componenti comuniste e di classe di un ruolo più importante all’interno del conflitto sociale e del panorama politico italiano più in generale. Anche per i comunisti nel nostro paese è venuto il momento, infatti, di riconquistare una propria autonomia politico-organizzativa e una completa
    indipendenza ideologica e culturale nei confronti delle compatibilità col sistema capitalistico. Da molte parti viene visto ormai come urgente riaprire un percorso di costruzione di un Partito Comunista credibile che occupi lo spazio politico che gli compete nella lotta contro il capitalismo nel nostro paese e protagonista attivo anche sullo scenario delle contraddizioni internazionali. Tuttavia, molte delle proposte che si profilano all’orizzonte sostenute dalle attuali componenti comuniste, fuori e dentro i partiti della sinistra istituzionale, sembrano ancora troppo orientate alla sopravvivenza dei propri orticelli e poco coraggiose di fonte agli spazi che si stanno aprendo e che non possono essere "terreno di conquista" di questa o quella organizzazione esistente.
    C’è bisogno di qualcosa di diverso, di aprire una fase costituente di una tendenza comunista organizzata che sappia ricomporre sul terreno della lotta e del conflitto le forze attualmente disperse e frammentate; ponendo sul terreno del confronto aperto la costruzione di un soggetto politico comunista all’altezza delle sfide del XXI secolo che contribuisca all’elaborazione di un progetto di società alternativa, socialista, non
    utopica, che sappia coinvolgere migliaia di persone e non solo le ristrette cerchie delle leadership delle organizzazioni attualmente esistenti.
    Ci rivolgiamo, dunque, a tutti i compagni e le compagne, ai lavoratori ed ai proletari, agli intellettuali non allineati con il pensiero unico dominante, affinché partecipino alla costruzione di una nuova forza politica comunista, indipendente e alternativa al bipolarismo borghese e padronale: il Movimento per la Costituente Comunista.
     
    ...
     
    Febbraio 2008
     
    www.coordinamento-comunisti.it
     
    March 24

    Le vostre libertà sono la nostra schiavitù. La vostra democrazia sono le nostre catene

     
    Partito delle Libertà e Partito Democratico
    Due cordate di potere per un unico obiettivo, rappresentare gli interessi della borghesia e del capitalismo finanziario
     
    Operai, precari, immigrati, donne , giovani disoccupati, sono le vittime dei governi di centrodestra e di centro sinistra degli ultimi 15 anni.
     
    Ci hanno dato precarietà con le leggi Treu e Biagi, guerra in Iraq e in Afghanistan, grazie a loro i lavoratori non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese, hanno messo l’ambiente e le risorse della natura in mano ad industriali e affaristi senza scrupoli, hanno negato i diritti agli omosessuali e alle donne in ossequio al Vaticano.
     
    Questo è il volto dei governi del capitalismo italiano che applicando le ricette neoliberiste dell’imperialismo americano ed europeo, hanno aumentato lo sfruttamento ridistribuendo la ricchezza a vantaggio dei ricchi.
     
    Raccogliere il grido di protesta di ampi settori popolari che non andranno a votare è nostro dovere. Estendere, diffondere la parola d’ordine dell’astensione, significa dare voce alla protesta dei più poveri e dei settori sfruttati della società, la costituente comunista è in campo per questo.

    Per questo è utile NON VOTARE

    CUC Umbria, verso il Movimento per la COSTITUENTE COMUNISTA 

     

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    I COMUNISTI E LE ELEZIONI DEL 13 APRILE

    I COMUNISTI E IL SOCIALISMO NEL XXI° SECOLO

    VENERDì 28 MARZO ore 17,30 SPOLETO

    Ex sala consiliare di Palazzo Collicola

    Ingresso lato Piazza San Domenico – di fronte alla facciata della chiesa

     CARLO ROMAGNOLI Costituente Comunista
    GIORGIO BECCHETTI Legittima Difesa
    TAURINO COSTANTINI PCL
    GIANNI ANTONINI Rifondazione Comunista
    LUIGI CIOTTI Sinistra Critica
    FABIO FAINA PdCI
     
    Presiede
    AURELIO FABIANI Costituente Comunista

    March 20

    Lavoratori e proletari non hanno nessuno che li rappresenta: dunque non hanno nessuno per cui votare

     
    Dopo un anno e mezzo di lavoro sporco al servizio di padroni, banchieri, gendarmi e parassiti di ogni risma, il governo Prodi è caduto: non ne sentiremo la mancanza, così come non la sentiranno milioni di uomini e donne, lavoratori, pensionati e famiglie ridotti quasi alla fame e impossibilitati ad arrivare neanche alla terza settimana a causa di un decennio ininterrotto di attacchi allo stato sociale, finanziarie lacrime e sangue, licenziamenti e soprattutto precarietà del lavoro, del reddito, della vita.

    Avremmo al contrario fatto volentieri a meno di una campagna elettorale quale quella che si è aperta nelle ultime settimane.

    Una vera e propria farsa imperniata sulla figura di due squallidi commedianti, Veltroni e Berlusconi, e dei loro rispettivi carrozzoni elettorali, PD e PdL, oramai concordi su tutto, in quanto entrambi ansiosi di aggiudicarsi, a colpi di spot pubblicitari e strategie di marketing, il ruolo di zerbino dei padroni e delle lobby affaristico-massonico-clericali che occultamente muovono i fili della politica parlamentare.

    Due partiti-fotocopia di tal fatta non possono che essere destinati a governare insieme: ciò anche nel caso in cui uno dei due dovesse formalmente stare all’opposizione nelle aule parlamentari.

    Dunque, per chi vive del proprio lavoro, per quelli a cui il lavoro è negato, per chi è costretto ad elemosinare spezzoni di lavoro con ritmi schiavistici e paghe da fame, si profila all’orizzonte un mostro a più teste: il mostro del padronato unito sotto le insegne del duopolio PdL-PD!

    Alla periferia dei due principali azionisti del "mercato elettorale" (come oramai, senza un minimo di pudore, lo definiscono giornali e mass media) vivacchiano cespugli e cespuglietti vari, prima sedotti e poi abbandonati: a destra gli impresentabili fascisti di Storace e della aristocratica Santanchè, al centro la premiata ditta dei nostalgici della DC guidati da Casini, Pezzotta e Tabacci, a "sinistra" (del PD), la melma informe dell’Arcobaleno targato Bertinotti- Pecoraro Scanio- Diliberto- Mussi, ovvero un’accozzaglia di personaggi in cerca d’autore (e di poltrone) tra cui si distinguono i leader dei due partiti (ex)comunisti, che arrivano al punto di dismettere il simbolo della falce e martello pur di candidarsi ancora una volta, nel caso ce ne fosse bisogno, a ruota di scorta di Veltroni e compagnia.

    Tra marche e sottomarche, non c’è spazio per alcuna alternativa: tutti i contendenti alle prossime elezioni sono, chi più chi meno, prodotto di un sistema corrotto e marcio quanto la monnezza che, a causa loro, giace da mesi sulle strade della Campania!

    Intanto sui luoghi di lavoro si continua a morire al ritmo di cinque operai al giorno, grazie proprio a quelle leggi precarizzanti messe in piedi da centrodestra e centrosinistra; milioni di famiglie non arrivano alla terza settimana poiché ai prezzi saliti alle stelle fanno da contraltare salari sempre più da fame; milioni di giovani subiscono il perenne ricatto di dover scegliere la schiavitù del precariato come unica alternativa alla disoccupazione.

    Per i movimenti e per la sinistra di classe tutta, questa farsa avrebbe reso necessaria una presa di posizione chiara e netta agli occhi di tutto il paese.

    Ci saremmo aspettati che tutte le forze genuinamente antisistema, partendo dal malcontento montante in settori consistenti di operai, precari e semplici cittadini, facessero un ragionamento semplice: non spetta a noi decidere chi dovrà sfruttarci, ucciderci, intossicarci nei prossimi cinque anni, dunque queste elezioni se le facciano loro!

    Purtroppo invece, mentre simili posizioni vengono lasciate in balia del populismo e dei vaffanculo grilliani, da più parti è scattata una folle gara per raccogliere le briciole cadute dalla tavola di Rifondazione e del PdCI.

    Così ecco un proliferare di liste e listarelle comuniste, anticapitaliste, di classe, di alternativa, e chi più ne ha più ne metta: qualcuna di queste, come nel caso di Sinistra Critica, addirittura sostenitrice di Prodi fino a qualche settimana fa (per poi improvvisamente convertirsi all’opposizione anticapitalista!): liste tanto ambiziose nei proclami quanto autoreferenziali nei fatti, e destinate inevitabilmente a dar vita a una surreale competizione "in famiglia" all’insegna dello zero virgola qualcosa in più o in meno.

    Da proletari, da comunisti, da anticapitalisti conseguenti ci dichiariamo programmaticamente fuori da questi siparietti autolesionisti: non abbiamo altra scelta se non quella di non legittimare questa farsa, quindi non andare a votare o, comunque, annullare la scheda!

    E ciò non in nome di un astensionismo "per principio" (sterile ed innocuo quasi quanto l’elettoralismo) bensì in base a un elementare schema di priorità. Avremmo potuto anche noi raccogliere un manipolo di firmette e gettarci nella mischia, non ci vuole poi molto…

    Preferiamo invece partire da un compito ben più arduo: lavorare alla ricomposizione delle avanguardie di classe atomizzate e disperse sui territori e nei luoghi di lavoro, riattivarle dopo decenni di delusioni e tradimenti; ricreare quelle forme di collegamento e di organizzazione cancellate dalle nuova organizzazione del lavoro e dei nuovi tempi dettati dal dominio capitalistico;

    Preferiamo lavorare a un unico partito, comunista e di classe, e non ad alimentare

    la già abbondante pletora di improbabili partitini "dalla giusta linea", ognuno in guerra col vicino;

    Preferiamo lavorare, con la classe e nella classe, nelle lotte e nei conflitti, a un vero blocco autonomo di classe inteso come espressione dei settori proletari più combattivi e radicali: non certo a rincorrere i tempi e le modalità della politica borghese.

    Attraverseremo questa campagna elettorale, e se necessario la utilizzeremo, per promuovere e diffondere le nostre campagne politiche e sociali contro il carovita, la precarietà, lo sfruttamento, la guerra, la repressione, e diamo sin da ora appuntamento a dopo il 14 aprile all’intera sinistra di classe per avviare una discussione a 360 gradi, scevra da ansie elettoraliste e cretinismi parlamentari, e finalizzata a dar vita a un movimento costituente comunista e di classe adeguato alle sfide e ai compiti del nuovo secolo ma al tempo stesso fermamente ancorato all’idea che il comunismo rappresenti ancor’oggi l’unica reale alternativa alla barbarie del capitalismo, e il partito comunista l’unico strumento utile a conseguire questo obiettivo.

    Associazione Marxista UNITA’ COMUNISTA

    Coordinamento campano per l’unità dei comunisti

    March 16

    “Addavenì Zapatero”: sul viaggio lisergico del manifesto in Spagna…

     
    Come sempre cerco di fare, anche stamani ho fatto presto colazione leggendomi online il Manifesto di ieri. "Addavenì Zapatero": è il titolo d’apertura sulla prima pagina… e quasi mi strozzo con il cornetto leggendolo. All’interno gli articoli di Maurizio Matteuzzi che divoro (il cornetto già non mi andava più tanto) voracemente. Due volte per esser sincero, per sincerarmi di esser ben sveglio e non sognare. No no,è proprio così…Whaoo! Grazie a Matteuzzi ed il manifesto ho scoperto di vivere, inconsapevole tapino, da ben otto anni nel Paese di un moderno bengodi retto dalle magnifiche, progressive e finanche terapeutiche sorti di una socialdemocrazia "locomotrice della Unione Europea". Un nuovo miracolo spagnolo il cui artefice, ispiratore e guida politico-spirituale è Zapatero. Come avrò fatto a non accorgermene fino ad ora? La Spagna dell’immaginario italico di tori, siesta, sole & prosciutto è ora surclassato da quello dell’America’s Cup, del ritmo workaholic, dai migliori ristoranti del mondo, del milione di scatole di Viagra vendute e degli 8,4 milioni di bottiglie di Möet & Chandon importate nel 2007! E vuoi mettere con Prodi ed i tristoni del suo governo? Noblesse obblige: questo si che è socialismo perbacco!!!

    Ora, tra di noi cari compagne/i del manifesto, senza che Veltroni ci legga, capisco che si è in campagna elettorale. Qui nel Regno di Spagna come nella Repubblica italiana. E che dunque i confronti servono, sono strumenti utili per stimolare l’appetito dei disillusi votanti. Però la propaganda ha i suoi limiti, di cui questa umile vispolemica vuol rendere chiari i contorni. Spero che mi scuserete, però adesso sono ben sveglio e-visto che qui "in Spain" io vivo e lavoro (occupandomi tra l’altro proprio d’informazione. .)- sono anche un pò incazzato. Il problema vedete è che comincio ad esser stanco e stufo di ascoltare dall’Italia questa tiritera su quanto è buono, bravo e progressista Zapatero.

    Vediamo: quattro anni di governo a guida socialista.
    Do you remember? Zapatero vince insperatamente le elezioni del 94, all’indomani del tremendo attentato di Madrid del 11 marzo.Vince grazie alla reazione del popolo contro la guerra alle menzogne di Aznar sulla responsabilità di ETA ed alle scelte del neofranchista Partido Popular di tirare Spagna dentro la aggressione ed occupazione del Iraq. Zapatero, dopo la costituzione del suo inaspettato governo, ritira le truppe. Una scelta applaudita,che però era assolutamente necessaria e non rinviabile dopo il massacro di Madrid e la rivolta popolare che smascherò definitivamente Aznar e le sue responsabilità criminali. Una scelta di stabilità interna importante, alla quale subito dopo il Zapatero "pacifista" fece seguire la riconferma della fedeltà agli Usa e la Nato inviando un grosso contingente (attualmente numericamente similare a quello di Iraq) militare in Afghanistan. Alla quale si è poi aggiunta quella in Libano.. Orbene,con le scelte del governo Prodi&d’Alema si nota qualche differenza o la sintonia è invece grande?

    Soprattutto c’è poi l’economia. I dati macroeconomici che riporta Matteuzzi sono veritieri, però bisognerebbe aggiungere che i processi di crescita iniziarono e si svilupparono durante gli otto anni di governo di Aznar e del Partido Popular. "España va bien". Ricordate il motto dal ’96 fino al 2004? Però allora come adesso,quale Spagna?Sopratutto: chi in Spagna? La grande crescita avvenne in primis grazie alla straordinaria penetrazione in america latina delle imprese spagnole nei settori strategici della energia (come Endesa e Iberdrola) telefonia e comunicazioni (come Telefonica e Movistar) e finanza(come il BBVA o Banco Santander). La penetrazione, sostenuta direttamente anche dallo Stato, ha rappresentato una vera e propria operazione di riconquista coloniale, dilatando enormemente i confini sciovinisti del nazionalismo spagnolo e dell’interventismo politico nello scenario geopolitico di quell’area. Questo lascito viene assunto in pieno dal governo Zapatero. Il suo ruolo di vassallaggio e sostegno al Re di Spagna ed in difesa proprio dell’operare speculativo, mafioso e filo golpista delle imprese e della "Padronal", la Confindustria spagnola) all’aggressione a Hugo Chavez y Daniel Ortega nell’ultimo Incontro Iberoamericano in Cile ne è forse la rappresentazione grafica più chiara.

    L’altro segmento di crescita è rappresentato dal settore edilizio: solo nel 2005 (con un anno e mezzo di governo Zapatero) la Spagna ha costruito più che Gran Bretagna, Belgio e Germania insieme. Un boom immobiliario speculativo pazzesco che ha operato selvaggiamente sui territori (in particolar modo le coste, investiti di macro residence, casinò, campi da golf e parchi tematici), facendo lievitare enormemente i prezzi delle case (in un paese dove la pratica dell’affitto è assolutamente minoritario e carissimo) contribuendo all’indebitamento di milioni di famiglie e la felicità delle banche(adesso ti fanno un credito a 50 anni per comprarti l’appartamento. Se muori lo pagheranno i tuoi figli… che vuoi di più?) Questo senza contare la realizzazione dei mega progetti. Con Zapatero si è inaugurato il nuovo terminal 4 dell’aeroporto di Barajas(una delle realizzazioni faraoniche più inutili,dannose ed in perdita dello Stato). E poi c`é l’AVE di cui tesse lodi Matteuzzi, cioè stiamo parlando del Treno d’Alta Velocità, un progetto che da Valencia ai Paesi Baschi dovrebbe attraversare mezza penisola. Lo stesso modello del TAV in Italia. Migliaia di milioni di euro per un business che è contestato duramente da ambientalisti, comitati di cittadini e, come nei paesi baschi, da grandi movimenti popolari.Un impatto ambientale pesantissimo accompagnato da una riduzione del trasporto locale,passeggeri e merci,ed un aumento dei costi per l’utenza. Però qui è figo,mentre in Italia…

    Poi c’è il discorso sulle centrali nucleari: Zapatero aveva promesso di chiuderle… adesso invece rinnova la concessione a quella di Garoña (la prima che assicurò avrebbe chiuso nel suo primo anno di mandato) e dice che bisognerà convivere con il nucleare altri 25 anni… Sai com’è: la Spagna é la locomotrice d’Europa ed ha bisogno d’energia…
    Però i successi della macroeconomia che significano per la vita quotidiana della gente?
    Il Governo Zapatero ha seguito a piè giunti i processi di sviluppo liberisti avviati della destra (vi ricorda qualcosa?), non solo non ha abrogato la legge di riforma sul lavoro di Aznar (centrato sulla libertà totale ai padroni per licenziare, flessibilizzare e precarizzare la forza lavoro), ha iniziato un progetto per accentuarne la subalternità ( in uno Stato dove la percentuale di assunzioni tramite agenzie interinali è il più alto d’Europa)e aumentare l’età pensionabile. I famosi "tre milioni di posti di lavoro" sono un trucco alla Berlusconi: i dati recenti della disoccupazione dicono come il tasso di crescita dei contratti indefiniti è il più basso dell’ultimo decennio. Il lavoro é stagionale,precario , a progetto,a tempo determinato. O al nero.Contando sull’esercito di forza lavoro immigrata. Che però sono "troppi ed illegali": per cui 300.000 dovranno essere espulsi (dichiarazione della stessa vicepresidenta Della Vega l’altro ieri al el Pais) da quella Spagna della "accoglienza ",in cui ancora in vigore è la stessa "ley de extranjeria"di Aznar che è ancor peggio (tu immagina…) della Bossi-Fini. Una Spagna "socialista" il cui simbolo è rappresentato dai muri della vergogna delle colonie di Ceuta e Mellilla: avamposti del modello di libertà della Fortezza Europa.

    Ma parlando di libertà: quel Zapatero che tanto piace dei matrimoni gay&lesbo è lo stesso che non tocca la legge sull’aborto attuale (che,caro Matteuzzi, è ben altra cosa della 194 la quale -nella sua limitatezza- contiene un principio fondamentale che è il diritto delle donne a decidere) che delega nei fatti ai medici se e quando abortire.E di mammane ancora si muore in questa Spagna tanto moderna(se non hai i soldi per andare a Londra o in Francia, claro). Il problema è che quando si parla di "autodeterminazione" , a tutti i livelli, le viscere più oscure e revansciste di Spagna si rivoltano. Qui lo Stato unitario è una invenzione ed una eredità imperiale e del franchismo. Come il Re Juan Carlos (designato dallo stesso Caudillo fascista Franco come suo succesore).Intoccab ili. Autoderminazione sa troppo di rivendicazioni storiche (però molto attuali) di popoli come il basco, il catalano ed il gallego. Però nella progressista Spagna di Zapatero parlare di questo significa essere od appoggiare i "terroristi". E con il nemico interno qui no si scherza. La pratica della tortura è garantita e protetta da tutti i governi succedutesi (da quello degli squadroni della morte del GAL di Felipe Gonzales e Perez Rubalcaba a quelli di Aznar ed oggi di Zapatero e-ancora lui-Perez Rubalcaba tutt’ora oscuro ministro degli interni). Pratica non occasionale, bensì scientifica ed organica ai distinti corpi repressivi dello Stato. Baschi,dissidenti politici, militanti dei centri sociali,"islamisti" e migranti sono oggetto delle varie Abu Grhaib in versione iberica ."Ma và! Non è possibile!" dirà qualcuno. Non lo dico io, si badi bene(che vivo a Bilbao e conosco personalmente circa una ventina di torturati sotto governo socialista), bensì i rapporti degli ultimi 4 anni di Amnesty International, il relatore contro la tortura dell’ONU,e la commissione per i diritti umani della Unione Europea.

    Così come essere della sinistra radicale ed indipendentista suppone, come nelle ultime settimane, sospendere altri due partiti di massa (con parlamentari, sindaci, consiglieri comunali e provinciali) ,illegalizzare non le pratiche violente,bensì le idee e la attività politica pubblica ,chiudere quotidiani,arrestar e decine di dirigenti politici(gli stessi che sedevano come interlocutori politici del PSOE durante il naufragato "processo di pace"!) ,avvocati, giornalisti, professori universitari, militanti di base o semplici simpatizzanti con l’accusa di essere "sulla soglia di una affinità politica con l’intorno di ETA".. cioè un teorema delirante che fa del sillogismo interpretativo per inventarsi reati inesistenti… Nelle carceri sono attualmente circa 750 i detenuti politici baschi ( su una popolazione di 2 milioni e mezzo di persone). Nella Spagna di Zapatero la inquisizione si fa "moderna".. però riti e prassi continuano nella sostanza uguali. Mostruosità giuridiche affinate in uno "stato di diritto" dove si fanno leggi ad hoc contro l’opposizione politica di sinistra e si applicano in un Tribunale speciale (diretta continuazione di quello d’Ordine Pubblico di Franco) come è la Audiencia Nacional di Madrid, che ha come pari solo quello esistente in Turchia.

    Mi spiace caro Manifesto, però quel che io vedo che esiste nella Monarchica Spagna dei "film forti e degli Oscar ad Almodovar", è una vera e propria emergenza democratica.
    Certo, il vanto di Zapatero è stato il suo "talante", le sue buone maniere e gli occhioni da Bambi. In confronto all’arroganza ed al ghigno maniacale di Aznar chiaro che non c’è partita. Pero la politica è altra cosa. E attualmente Zapatero ricorda più ad un ibrido tra Jekill e Mister Bean che a Bambi. Anche perché, parlando di favole, il lupo si traveste da Capuccetto Rosso. Pero il Manifesto è già grandicello assai oramai e dovrebbe saperlo. Così come il rappresentare la realtà in funzione dei propri desideri non aiuta certo a realizzarli…
    E sopratutto non fa bene alle sinistre. Italiane e spagnole.

    Nicola Latorre

    dal sito Information Guerrilla

    March 12

    I comunisti tra emergenza democratica, conflitto sociale e guerra permanente

     
    I COMUNISTI TRA EMERGENZA DEMOCRATICA, CONFLITTO SOCIALE E GUERRA PERMANENTE
     
     
    ASSEMBLEA – DIBATTITO


    Intervengono:
    Sergio Cararo (Rete dei Comunisti)
    Nando Simeone (Sinistra Critica)
    Germano Monti (Coordinamento per l’Unità dei Comunisti
    Gianluigi Pegolo (Area "L’Ernesto" del PRC)
    Gualtiero Alunni (Autoconvocati del PRC)

    Coordina: Andrea Fioretti (Coordinamento per l’Unità dei Comunisti)
     

    E' necessario un forte salto in avanti attraverso un programma di lotta incentrato sugli interessi popolari e di classe; vanno riunificate le avanguardie reali della classe, le energie migliori del movimento sindacale e dei movimenti di lotta in un’organizzazione politica comunista che sia veramente un "Partito nuovo" e non l'ennesimo "nuovo partitino".

    I lavoratori ed i movimenti popolari hanno bisogno di avere un’organizzazione politica, non decine di organizzazioni! Il nostro è quindi un appello ad avviare, insieme, questo processo. Un processo che abbia, alla sua base, l'Unità delle comuniste e dei comunisti, cioè di quante/i lavorano per l´organizzazione indipendente del proletariato come strumento di trasformazione sociale, per il ribaltamento dei rapporti di forza tra le classi, per l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo a qualsiasi titolo, e della schiavitù del lavoro salariato, per la riappropriazione sociale dei beni comuni.

    Siamo consapevoli che si tratterà di un processo lungo, tutt´altro che semplice, e che richiederà necesseriamente (per un certo periodo) una fase "costituente". Siamo però convinti che i tempi siano maturi per cominciare questo percorso comune di speranza e di riscossa.

    ROMA, VENERDI’ 14 MARZO - ORE 17.00
    VIA BALDASSARRE ORERO, 61 (CASAL BERTONE)

    COORDINAMENTO PER L’UNITA’ DEI COMUNISTI

    Info@coordinamento-comunisti.it

    March 01

    Una Shoah più grande...

     
    Pubblico questa riflessione di Germano Monti (Forum Palestina), che condivido completamente.

    Una Shoah più grande...

    Da molti anni abbiamo dovuto fare l’abitudine alla sistematica disinformazione esistente in Italia sulla questione palestinese, intossicazione direttamente dipendente dalla subordinazione bipartisan della politica italiana a quella dello Stato ebraico. Basti dire che l’inviato più fazioso e manipolatore che la RAI abbia mai avuto in Medio Oriente – quel Claudio Pagliara idolo delle lobby sioniste – fu piazzato lì da Berlusconi all’inizio del suo mandato e lì è rimasto per tutta la durata del governo Prodi.
    Ultimamente, si è passato ogni limite, compreso quello della decenza: mentre autorevoli (si fa per dire) esponenti della politica, della cultura e dell’informazione si mobilitano come un sol’uomo contro il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, in cui lo Stato di Israele sarà l’ospite d’onore, i morti palestinesi sotto le bombe, i missili, le cannonate e i rastrellamenti israeliani non meritano mai l’onore della prima pagina e quasi mai quello di un trafiletto. Il fatto che da quasi un anno e mezzo l’intera popolazione della Striscia di Gaza sia sottoposta ad un embargo internazionale (voluto dallo Stato ebraico e dagli Stati Uniti, cui si è prontamente accodata l’Unione Europea, compresa l’Italia di Berlusconi e di Prodi) e che questo stia comportando la riduzione alla fame di un milione e mezzo di esseri umani, non mobilita i nostri intellettuali, i nostri opinionisti, i nostri politici.
    La complicità con i crimini israeliani ha raggiunto il livello dell’oscenità: trentaquattro persone assassinate in due giorni, fra cui molti bambini colpevoli di giocare a pallone su campetti improvvisati, non ha prodotto un solo soprassalto di indignazione fra i tanti che, particolarmente a "sinistra", si disperano perché qualcuno ha manifestato l’intenzione di disturbare la celebrazione della nascita di uno Stato – canaglia, anzi, dello Stato – canaglia per eccellenza, visto che detiene il record assoluto delle violazioni delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, non ha mai sottoscritto i più importanti trattati internazionali (da quello sulla non proliferazione nucleare a quello sullo sfruttamento delle risorse idriche, tanto per citarne un paio) ed è retto da una legislazione razzista e discriminatoria che non ha nulla da invidiare a quella dell’Italia del 1938 o a quella del Sudafrica dell’Apartheid.
    Ieri sera, guardavo su Al Jazeera le immagini strazianti del bambino di cinque mesi quasi fatto a pezzi da un missile israeliano: il nome di quel bambino me lo sono dovuto andare a cercare su siti non italiani, perché qui da noi le vittime palestinesi non hanno mai un nome, meno che mai un volto. Mohammed Al Bourai, si chiamava quel bambino. Quel nome non lo sentiremo, ovviamente, mai nelle corrispondenze di Claudio Pagliara, ma non lo leggeremo mai in un editoriale di Valentino Parlato, così come non uscirà mai dalla bocca di fausto Bertinotti, entrambi, invece, straordinariamente loquaci nel condannare il boicottaggio della Fiera del Libro dedicata allo Stato di Israele.
    Ora, sono curioso di vedere se e come Parlato, Bertinotti e tanti altri commenteranno le parole di un certo Matan Vilnai, un nome che ai più non dice nulla, ma che in Israele è qualcuno, poiché è stato più volte Ministro ed attualmente è il Vice Ministro (laburista) della Difesa. Questo signore sa di cosa parla: è stato un ufficiale dell’unità speciale Sayeret Matkal, di cui è stato comandante l’attuale Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, unità formata sul modello della S.A.S. britannica, con cui ha in comune anche il simpatico motto "Chi osa vince".
    Orbene, il Vice Ministro (nonché commilitone del Ministro), secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, ha dichiarato alla radio dell’esercito israeliano che il lancio di razzi contro le città israeliane varrà ai Palestinesi "una Shoah più grande, useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per difenderci". Ha detto proprio così, "una Shoah più grande". Un suo portavoce si è poi premurato di precisare che "il Vice ministro della Difesa ha usato il termine nel senso di catastrofe", e che "egli non voleva fare alcuna allusione al genocidio". Ma le parole hanno un senso, e certe parole sono inequivocabili, specie se pronunciate da chi sa benissimo di cosa sta parlando.
    Dunque, un esponente del governo israeliano dichiara pubblicamente che i Palestinesi devono aspettarsi qualcosa di peggio di quello che i nazisti hanno commesso nei confronti degli Ebrei. Domande che si affollano nella mia mente: il sig. Vilnai sarà estromesso dal governo israeliano? Parlato e Bertinotti si indigneranno? I vertici della Fiera del Libro chiederanno che almeno il signor Vilnai non si presenti ai festeggiamenti in onore dello Stato di cui è al governo? Le associazioni di ex deportati e dei sopravvissuti alla Shoah (quella più piccola, secondo il sig. Vilnai) faranno sentire la loro voce? Aspetto risposte. Non riuscendo a cancellare il pensiero che il nome di Mohammed Al Bourai non commuoverà intere generazioni, come ha fatto quello di Anna Frank, perché a lui non hanno lasciato nemmeno il tempo di imparare a scrivere.

    Roma, 29.2.2008

    Germano Monti