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August 27 Difendere e rilanciare il contratto nazionale di lavoroAi lavoratori e alle lavoratrici,
ai delegati e alle delegate RSU, ai comitati di lotta sui luoghi di lavoro e contro la precarietà FIRMATE L’APPELLO DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO Nel suo discorso di investitura il nuovo presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha esposto le richieste del padronato italiano per la prossima fase: i profitti devono continuare a crescere a discapito dei salari, l’età pensionabile va ulteriormente innalzata, la spesa sociale va tagliata, il contratto nazionale di lavoro va "riformato". Il governo Berlusconi ha risposto prontamente varando il DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) per i prossimi tre anni: una manovra da 35 miliardi che prevede un ulteriore sviluppo delle privatizzazioni e tagli a trasporto pubblico locale, scuola, sanità pubblica. Nella scuola si annuncia il taglio di 100.000 insegnanti e nella sanità la reintroduzione del ticket sulla specialistica. Da parte loro i ministri del lavoro europei, tra cui quello italiano Sacconi, hanno annunciato la volontà di portare l’orario massimo di lavoro fino a 65 ore settimanali. NEL FRATTEMPO IL18 GIUGNO È INIZIATO IL CONFRONTO SULLA"RIFORMA" DEL CCNL TRA CONFINDUSTRIA E LE BUROCRAZIE SINDACALI DI CGIL, CISL E UIL. L’obiettivo fondamentale che il padronato vuole raggiungere con la "riforma" del CCNL è quello di realizzare il controllo totale sulla forza lavoro, frantumare la solidarietà di classe, dividere e indebolire i lavoratori per costringerli a contrattare individualmente il loro salario. L’obiettivo è quello di subordinare sempre più strettamente il salario al profitto delle imprese: "salario in cambio di produttività" dicono i padroni, ma in Italia il tasso di produttività è già altissimo mentre il salario è bassissimo. Infatti i dati pubblicati recentemente dall’OCSE (i 30 paesi industrialmente più sviluppati) dimostrano chiaramente che in Italia il numero di ore lavorate è tra i più alti dell’area OCSE, ma i salari sono tra i più bassi (circa 6.000 dollari all’anno in meno della media). Le affermazioni del padronato sono solo chiacchiere per spillare ancora più sudore e per riempirsi sempre di più le tasche. Mettere in discussione il CCNL significa, per cominciare, abbandonare a sé stessi i lavoratori delle imprese piccole e medie (e anche di tante imprese più grandi) che non hanno la contrattazione di secondo livello (in Italia solo il 20% dei lavoratori ce l’ha) o non hanno la forza di realizzare accordi accettabili (e oggi che è sempre più difficile strappare accordi decenti il CCNL rappresenta un minimo di tutela per il salario e i diritti). Significa dare il via libera alle "gabbie salariali" cioè al fatto che due operai che fanno lo stesso lavoro in due posti diversi hanno due salari e due "diritti" diversi. E quando si sarà consumata definitivamente la rottura della solidarietà tra lavoratori (italiani contro immigrati, vecchi contro giovani, sud contro nord, privato contro pubblico, garantiti contro precari…) chi avrà vinto? Ogni lavoratore sarà solo. Solo e debole di fronte al singolo padrone e alle associazioni dei padroni e allora la sua ulteriore costrizione al lavoro coatto sarà inevitabile. Così come sarà inevitabile la schiavizzazione dei propri figli. E che razza di uomo è quell’uomo che non lotta e preferisce fare la "cicala" con i diritti e la dignità dei propri figli? Invece di opporsi a questa situazione il 12 maggio scorso i vertici di CGIL-CISL-UIL hanno approvato un documento nel quale si dà il via libera alla revisione dei già pessimi accordi del luglio 1993 con un accordo per la "riforma del modello della contrattazione" che ridurrà il contratto nazionale di lavoro a pura formalità spostando tutto il peso della contrattazione sul secondo livello (decentrato), ovviamente per chi ce l’ha. Cosa riceverebbe il sindacato, in cambio della propria disponibilità ad andare incontro alle richieste del padronato? Una riforma della rappresentanza nei luoghi di lavoro che legherebbe ancora di più i delegati alle segreterie e impedirebbe loro di assumere posizioni diverse da quelle dei vertici, anche se approvate dai lavoratori. Un’ulteriore riduzione della già pochissima democrazia che c’è nei luoghi di lavoro. 20 ANNI DI ATTACCO AL SALARIO E AI DIRITTI DEI LAVORATORI Sono oltre 20 anni che i lavoratori sono sotto attacco: prima la riduzione di 4 punti l’indennità di contingenza, la Scala Mobile, per mano dell’attuale ministro Renato Brunetta, allora socialista (1984), poi l’abolizione della "scala mobile" (governo Amato 1992), poi gli accordi sulla flessibilità (Ciampi 1993), poi la controriforma delle pensioni (Dini) nel 1995, poi il pacchetto Treu (Prodi 1997), poi l’attacco al diritto di sciopero (D’Alema 1999), poi la legge 30 (Berlusconi 2002), poi lo scippo del TFR verso i fallimentari fondi pensione integrativi attraverso la truffa del silenzio-assenso (Berlusconi 2006 - Prodi 2007), poi i protocolli sul welfare per aumentare l’età pensionabile e allungare la precarietà (Prodi 2007). Ora l’attacco frontale al CCNL. Tutti questi passaggi sono stati "concertati" dai padroni, dai vari governi e dalle burocrazie di CGIL-CISL-UIL spesso con l’appoggio di tutti i partiti, di destra come di "sinistra" (compresi quelli della sedicente "sinistra radicale"). E’ sempre più chiaro che nei parlamenti e nelle segreterie sindacali i lavoratori non hanno amici. Con l’indebolimento del Contratto Nazionale ogni anno una percentuale sempre più alta della ricchezza prodotta è stata tolta ai salari dei lavoratori e regalata ai profitti dei padroni. Nel 1983 il 77% della ricchezza prodotta (il PIL) andava ai salari e il 23% ai profitti, nel 2005 ai salari va meno del 69% mentre ai profitti oltre il 31%. L’8% del PIL in più ai profitti rispetto a vent’anni fa. Una cifra pari a 120 miliardi di euro. Che significa 5 mila 200 euro del salario di ogni lavoratore. E questo ogni anno, tutti gli anni. Ma questo furto continuo non sazia la fame degli industriali e dei pescecani della finanza, che dopo aver derubato i lavoratori del TFR e delle pensioni, ora vogliono ridurre ulteriormente i salari, e con questo obiettivo tentano ogni giorno di aizzare i lavoratori contro i loro fratelli di classe immigrati per distoglierli dai loro veri nemici: padroni, sindacati di regime, partiti-casta. Ai padroni che vogliono dividere per meglio comandare va risposto con forza che tra i lavoratori non ci sono stranieri e che l'unico straniero è il capitalismo. DIFENDERE E RILANCIARE IL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO Sulla difesa del CCNL sono in gioco il salario e i diritti per i prossimi venti anni. Tutto è nelle mani dei lavoratori. Dissentire non basta, è necessario mobilitarsi, informare tutti e tutte, prendere la parola nelle assemblee, contestare i sindacati venduti (come hanno fatto i lavoratori di Mirafiori, di Melfi, di Arese, di Pomigliano), costruire assieme la campagna per la difesa e il rilancio del Contratto Nazionale di Lavoro, costruire comitati di lotta unitari e indipendenti dei lavoratori nei posti di lavoro e nel territorio, per fare della difesa del CCNL una questione sociale, per una nuova stagione di lotte salariali e sociali. Il Pane e le Rose - foglio di collegamento tra i lavoratori EMAIL pane-rose@tiscali.it WEB http://www.pane-rose.it Redazione veneta di Primomaggio - foglio per il collegamento tra lavoratori, precari e disoccupati EMAIL primomaggio.veneto@alice.it WEB http://xoomer.virgilio.it/pmweb WEB http://www.assemblealavoratori.it
Delegati/e che si riconoscono nel movimento: per un "Coordinamento Nazionale delle RSU" August 26 Medaglia d’oro all’onoreSe facciamo una statistica del numero di strutture, campi sportivi ed attrezzature sofisticate per milioni d’abitanti che abbiamo appena finito di vedere negli ultimi Giochi Olimpici: piscine per il nuoto, i tuffi, la pallanuoto; terreni sintetici per campi e piste per le varie discipline e per l’hockey su prato; installazioni per il basket, e la pallavolo; rapide per il kayak; velodromi per il ciclismo su pista; poligoni di tiro, eccetera, eccetera, potremmo affermare che non sono alla portata dell’80 per cento dei paesi rappresentati a Pechino, equivalenti a miliardi di persone che abitano il pianeta. La Cina, immenso e millenario paese con oltre un miliardo e 200 milioni d’abitanti, ha investito per le installazioni olimpiche 40 miliardi di dollari ed avrà ancora bisogno di tempo per soddisfare le necessità sportive di una società in pieno sviluppo.
Se calcoliamo le persone che abitano in India, in Bangadlesh, in Pakistan, in Vietnam, nelle Filippine ed in altri paesi, a parte i quasi 900 milioni d’africani e gli oltre 550 milioni di latinoamericani, potremmo avere un’idea delle persone che nel mondo non dispongono di tali istallazioni sportive.
È alla luce di questa realtà che dobbiamo analizzare le notizie che circolano sui Giochi Olimpici di Pechino.
Il mondo si stava godendo le Olimpiadi perché ne aveva bisogno, perché voleva vedere i sorrisi e le emozioni degli atleti partecipanti, specialmente i primi posti, premiati per la loro costanza e disciplina.
Chi di loro poteva essere incolpato per le colossali disuguaglianze del pianeta dove ci è toccato vivere? Come dimenticare, d’altro canto, la fame, la sottonutrizione, l’assenza di scuole e maestri, ospedali, medici, medicine e mezzi elementari di sussistenza di cui soffre il mondo!
Sappiamo ciò che evidentemente desiderano coloro che saccheggiano e sfruttano il pianeta in cui abitiamo. Perché hanno scatenato ed acutizzato i pericoli di guerra lo stesso giorno in cui sono iniziati i Giochi Olimpici? Sono durati solamente 16 giorni.
Adesso, quando è già passato l’effetto dell’anestesia, il mondo torna ai suoi angosciosi e crescenti problemi.
Giorni fa ho scritto del nostro sport. Denunciavo da tempo le ripugnanti azioni mercenarie contro questa attività rivoluzionaria ed in difesa del valore e dell’onore dei nostri atleti.
Mentre si svolgevano le gare, meditavo su questi fatti. Forse non avrei preso così velocemente la decisione di scrivere qualcosa sul tema, se non fosse accaduto l’incidente dell’atleta cubano di tae-kwon-do Ángel Valodia Matos – 8 anni fa campione olimpico a Sydney – a cui era morta la madre mentre stava gareggiando e vincendo la medaglia d’oro a 20 mila chilometri dalla sua patria. Meravigliato da una decisione che gli era parsa totalmente ingiusta, ha protestato e tirato un calcio all’arbitro. Avevano cercato di comprare il suo allenatore, era predisposto ed indignato. Non ha potuto contenersi.
L’atleta era abituato ad affrontare con coraggio le frequenti lesioni del tae-kwon-do. L’arbitro ha sospeso il combattimento mentre stava vincendo tre a due. Non è stato l’unico caso. Il potere dell’arbitro in questo tipo di gare è molto grande, mentre gli atleti non ne hanno nessuno. I due cubani, l’atleta e l’allenatore, sono stati sospesi a vita dalle competizioni internazionali.
Ho visto quando i giudici hanno sfacciatamente rubato l’incontro di semifinale ai due pugili cubani. I nostri hanno combattuto con dignità e valore; attaccavano costantemente. Nonostante i giudici, avevano la speranza di vincere; però è stato inutile: erano condannati in anticipo. Non ho visto Correa, anche a lui hanno strappato l’incontro.
Non sono obbligato a starmene in silenzio con la mafia. Si è messa d’accordo per burlarsi delle regole del Comitato Olimpico. È stato criminale ciò che hanno fatto con i giovani della nostra squadra di boxe per completare il lavoro di coloro che si dedicano a rubare atleti del Terzo Mondo. Nel loro accanimento hanno lasciato Cuba senza una sola medaglia olimpica in questa disciplina.
Cuba non ha mai comprato un atleta o un arbitro. Esistono degli sport dove l’arbitraggio è molto corrotto ed i nostri atleti combattono contro l’avversario e l’arbitro. Già in passato il pugilato cubano, riconosciuto internazionalmente per il suo prestigio, ha dovuto affrontare i tentativi di corruzione, per strappare a morsi le medaglie d’oro al paese, comprando pugili profondamente preparati ed esperti, come cercano di fare con i giocatori di baseball ed altri eminenti sportivi.
Gli atleti cubani che hanno gareggiato a Pechino e che al posto dell’oro hanno portato argento, bronzo e posizioni di rilievo, hanno un enorme merito come rappresentanti dello sport dilettantistico, che è all’origine del movimento olimpico. Nel mondo, sono degli esempi insuperabili.
Con che dignità hanno gareggiato!
Come abbiamo detto, il professionismo è stato introdotto alle Olimpiadi per gli interessi commerciali che hanno trasformato lo sport e gli sportivi in semplici merci.
Nel baseball, la condotta della squadra olimpica è stata esemplare. A Pechino hanno sconfitto due volte la selezione degli Stati Uniti, il paese che ha inventato questo sport, che per interesse delle grandi imprese commerciali è stato eliminato dalle Olimpiadi. Il 2008 è stato, per ora, il suo ultimo anno di partecipazione olimpica.
La partita di finale contro la Corea è stata giudicata la più intensa e straordinaria mai giocata in un’Olimpiade. È stata decisa all’ultimo inning, con tre cubani sulle basi ed un out.
I giocatori professionisti avversari erano delle macchine progettate per battere; il loro lanciatore, un mancino con velocità, palle ad effetto e precisione esatta. Si trattava di un’eccellente squadra. I cubani non praticano lo sport come professione lucrativa; sono educati, come tutti i nostri atleti, a servire il loro paese. Se non fosse così, la Patria, piccola per dimensioni e con limitate risorse, li perderebbe per sempre. Non è nemmeno calcolabile il valore dei servizi ricreativi ed educativi che durante la loro vita prestano alla nazione in tutte le province e nell’Isola della Gioventù.
Nella pallavolo, la squadra ha sconfitto la selezione nordamericana nella fase eliminatoria, partendo dall’ultimo di una scala formata da oltre 50 gradini. Un’impresa che, sebbene ritornino senza medaglie, passerà alla storia.
In una difficile prova contro un avversario russo, Mijaín ha vinto con orgoglio la prima medaglia d’oro per Cuba.
Dayron Robles ha vinto l’oro con un ampio margine. La pioggia ha inzuppato la fiammante pista. Senza l’umidità ancora rimasta, avrebbe potuto facilmente rompere il record olimpico, oltre al mondiale che aveva imposto settimane prima nella difficile e millimetrica competizione dei 110 metri ad ostacoli. È un atleta disciplinato e tenace, con 21 anni e nervi d’acciaio.
Yoanka González ha vinto la prima medaglia cubana del ciclismo in un’Olimpiade. Leonel Suárez, che ha ottenuto nel decathlon la medaglia di bronzo, compirà 21 anni in settembre. Impressionano i risultati raggiunti nelle dieci prove del suo quasi inaccessibile sport.
Sono tanti gli atleti con grandi meriti, uomini e donne che non si possono segnalare qui, ma che è impossibile dimenticare.
Alle Olimpiadi del 2008 hanno partecipato oltre 150 atleti della nostra piccola isola, dando battaglia in 16 dei 20 sport in competizione.
Il nostro paese non professa lo sciovinismo, né commercia con lo sport, che è sacro come l’educazione e la salute del popolo; viceversa, professa la solidarietà. Da anni è stata creata una Scuola di Formazione per Professori d’Educazione Fisica e lo Sport, con una capacità per oltre 1.500 studenti del Terzo Mondo. Con quello stesso spirito di solidarietà celebra il trionfo dei velocisti giamaicani, che hanno ottenuto 6 medaglie d’oro; del saltatore panamense premiato con l’oro; del titolo del pugile dominicano o delle pallavoliste brasiliane che hanno travolto la squadra degli Stati Uniti, vincendo il primo posto.
D’altro canto, migliaia d’istruttori sportivi cubani hanno cooperato con i paesi del terzo Mondo.
Questi meriti del nostro sport non ci esimono minimamente dalle responsabilità presenti e future. Nelle competizioni sportive internazionali, per le cause segnalate, si è prodotto un salto di livello, non viviamo oggi le stesse circostanze dell’epoca in cui raggiungemmo quasi subito a livello mondiale il primo posto nella percentuale di medaglie d‘oro per abitante, e naturalmente questo non si ripeterà.
Costituiamo circa lo 0,07% della popolazione mondiale. Non possiamo essere forti in tutti gli sport come gli Stati Uniti, che possiedono una popolazione per lo meno 30 volte maggiore. Non potremmo disporre né dell’1% delle installazioni e dell’attrezzature di vario tipo, né dei differenti climi di cui dispongono. Lo stesso vale con il resto del mondo ricco, che possiede per lo meno il doppio degli abitanti degli Stati Uniti. In quei paesi sono circa un miliardo.
Il fatto che partecipino più nazioni e le competizioni siano più dure è in parte una vittoria dell’esempio di Cuba. Abbiamo però dormito sugli allori. Siamo onesti e riconosciamolo tutti. Non importa ciò che dicano i nostri nemici. Siamo seri. Controlliamo ogni disciplina, ogni risorsa umana e materiale che dedichiamo allo sport. Dobbiamo approfondire l’analisi, applicare nuove idee, concetti e conoscenze. Distinguere ciò che si fa per la salute dei cittadini e ciò che si fa per la necessità di gareggiare e per divulgare questo strumento di benessere e salute. Potremmo non gareggiare all’estero ed il mondo non finirebbe per questo. Penso che sia meglio gareggiare dentro e fuori, affrontare tutte le difficoltà ed utilizzare meglio tutte le risorse umane e materiali disponibili.
Prepariamoci per le importanti battaglie future. Non lasciamoci circuire dai sorrisi di Londra. Lì ci sarà sciovinismo europeo, corruzione arbitrale, acquisto di muscoli e cervelli, costi impagabili ed una forte dose di razzismo.
Nemmeno sognare che Londra raggiungerà il grado di sicurezza, disciplina ed entusiasmo di Pechino. Una cosa è sicura: ci sarà un governo conservatore, forse meno bellicoso dell’attuale.
Non dimentichiamo la rettitudine, l’onestà ed il prestigio professionale di cui godono i nostri arbitri internazionali e collaboratori sportivi.
La nostra totale solidarietà al nostro atleta del tae-kwon-do ed al suo allenatore. A coloro che ritornano oggi, l’applauso di tutto il popolo.
Riceviamo i nostri atleti olimpici in tutti gli angoli del paese. Risaltiamo la loro dignità ed i loro meriti. Facciamo per loro ciò che è alla nostra portata.
Medaglia d’Oro all’onore! Fidel Castro Ruz Traduzione ESTI |
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