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    September 29

    Il Diritto del Lavoro oggi

     
    Quella che segue è la relazione intitolata
    "Il diritto del Lavoro oggi" e presentata dall'Avvocato Giovanni De Francesco, giuslavorista, da anni collaboratore con RdB-CUB, alla Conferenza sul Lavoro tenutasi a Bologna nel 1996. Le tematiche esposte sono però attuali e per questo ho deciso di pubblicarla.
     
    Il Diritto del Lavoro oggi

    Questo breve intervento è centrato sulla riforma del diritto del lavoro.
    E' un argomento un po' particolare visto che a livello ufficiale (cosa istituzionalmente stia avvenendo a livello di ristrutturazione del lavoro) non esiste un documento ben preciso dove vengano stabiliti i vari tipi di riforma del diritto del lavoro.
    La Confindustria in diverse occasioni ha sostenuto che la riforma si fa ma non si dice. Anche i tecnici, i magistrati, gli avvocati, etc. non hanno la possibilità di individuare precisamente quale sia il cammino di questa riforma.
    Possiamo però tentare di ricostruire i passaggi della riforma in atto, partendo dalle fonti del diritto del lavoro, analizzandone i vari meccanismi di realizzazione, la sua evoluzione e poi
    paragonarli, per vedere come avvengano, usando a supporto alcuni avvenimenti che abbiamo "fotografato" nel corso degli ultimi tempi, soprattutto dell'ultimo anno e mezzo.
    Nel diritto romano, sebbene vengano elaborate le diverse branche del diritto, per esempio la contrattualistica, dove l'ordinamento disciplina gli interessi dell'una e dell'altra parte; e ancora la proprietà, la successione, etc., il diritto del lavoro non esiste.
    Il diritto del lavoro nel diritto romano non esiste se non come proprietà sullo schiavo.
    Quindi, in sostanza, può individuarsi, già in tale periodo, l'essenziale elemento del lavoro che è quello che paragona il lavoratore, il prestatore d'opera con un bene di produzione, con l'aratro, il torchio, ecc..
    La situazione di schiavitù continua.
    Nel 1750 c'è un primo intervento per frenare alcune situazioni schiavistiche. L'elaborazione principale nasce all'inizio del 1800, e più approfonditamente nel 1865,quando aumentano l'esasperazione e le ripercussioni sociali a causa dei morti sul lavoro, delle gravi malattie professionali, della miseria etc.
    L'ordinamento giuridico interviene essenzialmente per questioni di ordine pubblico e per tutelare alcune situazioni e tale intervento è chiaramente successivo a queste esplosioni di protesta.
    I lavoratori creano situazioni di opposizione, arrivando anche a bloccare la produzione: ci sono esempi di sabotaggio.
    In buona sostanza, il diritto del lavoro nasce in concomitanza con questi avvenimenti.
    Non è a caso, quindi, che i primi interventi siano in materia di infortuni sul lavoro, morti sul lavoro, tutela dei fanciulli e delle donne, e ancora interventi sull'orario massimo di lavoro, etc.
    E' noto come, in quel periodo, ci si trovasse in una situazione di esasperazione.
    La popolazione viveva in condizioni miserrime e i lavoratori non solo erano schiavi ma anche, e forse più correttamente, vera e propria carne da macello.
    Quindi
    il diritto del lavoro non è, come ufficialmente è sostenuto, un insieme di norme che disciplinano il rapporto di lavoro: essa è, invece. la forza dei lavoratori di rivendicare la tutela di alcuni loro interessi.
    E' chiaro che nel momento in cui c'è questa forza il diritto del lavoro esiste; quando questa forza manca, il diritto del lavoro negli ordinamenti non esiste.
    Le prime conquiste particolari riguardano le garanzie dei lavoratori rispetto all'occupazione e alla continuità del reddito. Questo intervento del diritto del lavoro è definito come elemento del diritto che resiste e che restringe lo sviluppo economico.
    Così si esprime la contraddizione fra lo sviluppo economico della produzione e le richieste di tutela dei lavoratori che inizialmente partono come tutela di uguaglianza, di libertà e di dignità.
    Questo elemento deve essere tenuto nella massima considerazione, poiché, a sua volta, il diritto del lavoro (cioè non le norme. ma la forza dei lavoratori di rivendicare tutela al proprio interesse) si è manifestato ed estrinsecato su due livelli: il primo teso a ottenere conquiste pratiche sulle situazioni del lavoro, quindi effetti diretti; il secondo tendente invece a ottenere ulteriori effetti indiretti e cioè di prospettiva, di rivendicazione all'ordinamento giuridico per elaborare delle norme a tutela.
    Infatti, le norme del diritto del lavoro (come la normativa sui licenziamenti, la legge 604/66 ) non sono un'elaborazione originale, ma un accorpamento, un consolidamento di una situazione che esisteva già in precedenza con gli accordi sindacali.
    La legislazione è intervenuta sempre dopo il verificarsi di situazioni di rivendicazione, di contrattazione, di lotta.

    Mai lo Stato ha emanato norme di sua iniziativa ma sempre in conseguenza di lotte, seppure queste siano sempre state considerate contrarie allo sviluppo economico.
    Nella nostra attuale società possiamo tranquillamente affermare di trovarci in una fase massima. Abbiamo visto il processo evolversi da una situazione di schiavitù alle prime rivendicazioni e quindi codificazioni di alcune norme, all'elaborazione massima del diritto del lavoro che abbiamo in Italia quando, circa 15 o 20 anni fa, il lavoratore partecipava, come modalità di rivendicazione, alla gestione dell'impresa.
    Ora la situazione si è trasformata o, quantomeno, è in totale evoluzione.
    In che modo?
    Bisogna tenere conto che il meccanismo produttivo è quello di ritenere lo schiavo in passato e adesso
    il lavoratore quale normale bene di produzione e quindi paragonabile ad un aratro, ad un torchio, e oggi a un computer.
    Il diritto esiste in quanto vi è forza rivendicativa dei lavoratori.
    Attualmente sono presenti esclusivamente politiche tendenti allo sviluppo economico e quindi alla produzione, in stridente contrapposizione con la tutela dei diritti mentre la forza dei lavoratori ed il diritto del lavoro man mano vanno scemando.
    Per comprendere tale evoluzione va svelato cosa si nasconde dietro il discorso dello sviluppo economico e della lotta alla disoccupazione.
    Vengono
    attaccate, attraverso il criterio dello sviluppo e della lotta alla disoccupazione, le due principali garanzie del lavoro: la garanzia economica e quella della stabilità del posto di lavoro
    .
    La cosiddetta flessibilità altro non è che la piena discrezionalità del datore di lavoro a retribuire i lavoratori con una certa somma, non più risultante della contrattazione ma da lui stesso fissata, ed a tenere occupati i lavoratori per quel periodo di tempo (ore, giorni, mesi etc.) che unilateralmente egli stesso stabilisce.
    Sul piano giuridico, questa potrebbe apparire una descrizione abbastanza cruenta. Essa è però confermata nel suo concreto estrinsecarsi allorché, ad esempio, sono stati stipulati contratti come quello attuale del settore tessile dove è stata inserita una clausola aggiuntiva che prevede la possibilità di corrispondere retribuzioni al di sotto dei minimi contrattuali.
    E' noto che sulla base dell'art. 36 della Costituzione i lavoratori non devono essere retribuiti al di sotto dei minimi previsti dai Ccnl (benché il citato art. 36 non lo dica espressamente questo è il suo vero e pieno significato).
    Infatti proprio su questa interpretazione si basano le vertenze di lavoro.
    Allorché un lavoratore percepisca una retribuzione inferiore ai minimi contrattuali o non usufruisca di alcuni istituti come le mensilità aggiuntive, le ferie o altri premi e indennità, tali diritti possono essere azionati giudiziariamente per ottenerne il riconoscimento, proprio per quanto stabilito dall' art. 36 della Costituzione.
    Con l'applicazione degli accordi sulla flessibilità salariale viene di fatto creata una normativa secondo la quale i lavoratori possono essere retribuiti al di sotto dei minimi salariali: altrimenti detto, per quel che riguarda la retribuzione, si è in presenza di una legalizzazione del lavoro nero. Non potranno più farsi vertenze ai datori di lavoro perché è previsto dalla legge
    .
    Nel settore tessile questo passaggio è già avvenuto.
    I tessili hanno rinnovato il contratto nel 1996: successivamente è stata aggiunta la già citata clausola che prevede nuovi minimi contrattuali con un abbattimento della retribuzione da un terzo a due terzi dei precedenti minimi.
    In altri comparti la riduzione dei minimi salariali è prevista con i cosiddetti "accordi gradino" o salari d'ingresso
    .
    II lavoratore del meridione d'Italia, ad esempio, può essere retribuito con una paga di due terzi inferiore ai minimi contrattuali
    .
    In relazione alla stabilità del posto di lavoro esiste, a tutt'oggi, la garanzia che nel momento in cui viene stipulato un contratto di lavoro individuale esso deve intendersi a tempo indeterminato.
    Solo per rare eccezioni, in base ad alcune leggi speciali, come i lavori stagionali, i lavoratori per singoli spettacoli, vengono previsti dei contratti a tempo determinato.
    Vi è però la tendenza ad abolire questa clausola dei contratti a tempo indeterminato e renderli tutti a tempo determinato
    .
    Questo influenzerà di molto l'evoluzione stessa del rapporto, perché nel momento in cui si lascia la libertà al datore di lavoro di stipulare i contratti di lavoro a tempo determinato, questi potrebbe stipulare un contratto di 30 giorni che si rinnova alla scadenza ogni trenta giorni.
    Nel momento in cui sorge l'esigenza di licenziare dei lavoratori non c'è bisogno di licenziare, rischiando vertenze, occupazioni, etc
    .
    Basterebbe, nell'ipotesi descritta, aspettare un massimo di 29 giorni, non rinnovare il contratto ed ottenere così, senza rischio alcuno, gli effetti del licenziamento, ovvero il licenziamento.
    Gli altri istituti che stanno emergendo riguardano i trasferimenti ossia la mobilità.
    La mobilità è un istituto sul quale si stanno concentrando molte attenzioni.
    In un convegno sul mercato immobiliare che si è tenuto a Milano è stato ad esempio affrontato il problema del rapporto tra costo di affitto e di acquisto della casa e la mobilità del lavoro.
    La Confindustria, che sta modificando l'orientamento tra i suoi appartenenti, sferra un attacco alla proprietà immobiliare sostenendo che nel momento in cui i canoni di locazione sono troppo alti o comunque equivalgono ad una retribuzione, vi è maggiore difficoltà di
    imporre un salario di un milione mensile ad un lavoratore.
    Anche la questione dell'acquisto delle casa, cui spesso è costretto il lavoratore proprio per gli alti canoni, crea ulteriori problemi, non solo ad accettare un salario ridotto al minimo di sussistenza, ma anche a spostarsi da un posto all'altro.
    Perché secondo il primo punto analizzato (paragone diritto del lavoro - proprietà sullo schiavo, quindi bene di produzione aratro-schiavo) vale che, nel momento in cui sorge l'esigenza di spostare un torchio da Melfi a Torino, a Mirafiori, non debbano sorgere problemi sul trasferimento ad esempio del personale specializzato.
    Questo è il concetto di mobilità che si va realizzando con la conseguente modifica delle norme sui trasferimenti.
    E ancora, in riferimento all'istituto dei licenziamenti: cosa avviene con la cosiddetta flessibilità?
    Il licenziamento ad nutum è una situazione che esiste già in alcuni paesi: non solo nel sud-est asiatico ma anche in Europa.
    La Fiat Hitachi di Lecce, nel 1992 stipula un accordo con i sindacati secondo il quale dovevano essere licenziati 750 operai.
    Invece di licenziarli però viene effettuata una trasformazione di azienda (ma l'unico effettivo cambiamento è solo quello del nome).
    La "nuova azienda" licenzia ben 1355 lavoratori: la Fiat Hitachi (la stessa, stesso stabilimento, stesse percentuali di azioni,etc.) ne assume 600, ai quali fa fare lo stesso lavoro dei precedenti 1355 lavoratori, con lavoro straordinario ogni giorno, lavoro sabbatico e domenicale, in proporzione di uno a tre.
    Ciò è stato possibile in applicazione della legge n. 428 del 1990, con la quale è stato introdotto anche in Italia l'istituto della flessibilità, consentendo alle aziende di operare liberamente e senza troppi problemi i licenziamenti.
    L'art. 47 della legge 428 del 1990 risponde ad una logica di flessibilizzazione del rapporto di lavoro derogatoria rispetto alla disciplina contenuta nell'art. 2112 del codice civile.
    Esso avendo una funzione totalmente opposta alla norma garantista dell'art. 2112c.c. (nel momento in cui un'azienda viene ceduta il rapporto di lavoro continua, senza possibilità che i lavoratori possano essere licenziati dall'oggi al domani).
    Questa legge risale al 1990 e prevedeva un cambiamento di orientamento totale.
    La flessibilità non è quindi un istituto da costruire perché, come presupposto, è già esistente.
    Tant'è esistente che, a causa del parere della Corte Europea di Lussemburgo, esistono già ulteriori proposte volte a supportare l'anzidetta normativa affinché le aziende siano garantite rispetto ad eventuali contenziosi che possano sorgere sull'applicabilità stessa della norma e del relativo istituto, ed abbiano
    la concreta possibilità di licenziare senza alcun problema
    , senza necessità di previe convocazioni, e senza dover dimostrare lo stato di crisi, etc.
    In questa situazione, brevemente delineata, verrà coinvolto anche il pubblico impiego
    .
    Infatti la riforma in atto in questo settore tende ad abolire le garanzie di cui ha finora goduto tale settore, con
    equiparazione fra rapporto privato e rapporto pubblico
    .
    Esiste un'altra applicazione dell'istituto della flessibilità chiamato, all'interno degli Uffici giudiziari del lavoro , "svecchiamento".
    In genere colpisce i lavoratori a medio-alto reddito come per esempio i giornalisti (non solo di carta stampata ma anche radio televisivi).
    In sostanza, un'azienda dichiara lo stato di crisi e mette in cassa integrazione alcuni lavoratori che non possono accettare questa situazione, li obbliga ad un ridimensionamento ed assume altri lavoratori più giovani.
    Si ritorna, pur se con modalità diverse, all'elemento già individuato nell'epoca romana schiavo-aratro e si sostituisce il computer efficiente di penultima generazione, solo perché si è in presenza di un computer di ultima generazione.
    Tutto ciò già avviene negli Stati Uniti.
    Il diritto negli Stati Uniti prevede, soprattutto per i livelli manageriali, la sostituzione dall'oggi al domani. E poiché i tempi di usura e di perfezionamento sono molto rapidi, molti manager passano da situazioni di vita di un certo tenore a livelli di vita miserrima.
    La riforma del diritto del lavoro sta passando anche attraverso la non effettività del diritto.
    Una questione che non viene mai individuata, seppure a Roma sia molto sentita, è la seguente:
    un conto è che una norma a tutela del lavoratore venga prevista in astratto, per esempio il lavoratore ha diritto ad essere retribuito coi minimi sindacali, altro è poi, se manca una norma, un procedimento per attuare il pratica questo diritto.
    Assai poco discusso è, poi, il funzionamento della giustizia del lavoro.
    In astratto, il rito, il processo del lavoro prevede che una causa debba essere addirittura decisa entro sessanta giorni dalla presentazione del ricorso al giudice.
    Negli uffici giudiziari di Roma, dove sono pendenti un quinto di tutte le cause in Italia, cioè 72.000, il tempo medio di definizione del giudizio di primo grado, ben lungi dai sessanta giorni previsti dalla legge, è di circa cinque anni.
    L'appello dura in media altri tre anni, quindi complessivamente
    sono necessari almeno otto anni per definire una controversia di lavoro.
    Cosa significa e cosa comporta tutto ciò?
    E' fin troppo scontato dedurre che un datore di lavoro sapendo che, anche se il lavoratore farà vertenza, la causa sarà decisa con tali interminabili tempi, non si porrà problemi a tenere alle sue dipendenze lavoratori non regolarizzati, ossia al nero.
    Teniamo altresì presente che
    la vita media di una società a responsabilità limitata ( il riferimento è sempre al contesto della città di Roma) è di tre anni, allora appare persino ovvio che tutto il terziario sia basato sul lavoro nero; il lavoratore fa causa e questa sarà decisa, in primo grado, con tempi che consentiranno alla società-datore di lavoro di non esistere più
    , di essere già stata liquidata.
    Le carenze del processo si ripercuotono a valanga sull'effettività stessa della
    tutela dei lavoratori che viene così completamente a mancare e che, di fatto, quindi non esiste
    .
    Il "non funzionamento" del processo del lavoro costituisce una scelta politica ben precisa.
    Nell'ex Pretura del Lavoro di Roma (ora Tribunale, in virtù della riforma sul giudice unico) sono state condotte una serie di battaglie per ottenere una riduzione dei tempi, giacché come si è detto sono pendenti circa 72000 cause.
    L'organico è composto di soli 44 giudici a fronte dei 150 necessari.
    Purtroppo però l'orientamento e la linea politica tanto del Ministero di Grazia e Giustizia che del Consiglio Superiore della Magistratura è di non affrontare questo problema, anzi di lasciarlo incancrenire. Questo è ciò che sta avvenendo come tendenza evolutiva.
    Con l'introduzione della flessibilità economica e del posto di lavoro, elementi questi che parte datoriale indicano come necessari per la lotta alla disoccupazione, se si vorrà essere occupati, lo si potrà soltanto alle condizioni qui brevemente tratteggiate.
    Su queste questioni il capitale italiano sta giocando la propria scommessa, perché quello che può offrire per entrare in Europa non è un settore economico di produzione strategico.
    Infatti, dopo tangentopoli, non abbiamo più il settore chimico, non abbiamo più poli né editoriali, né alimentari, né telecomunicazioni d'avanguardia.
    L'unica cosa che l'Italia ha in abbondanza è una massa di lavoratori da offrire sul mercato europeo a basso costo.

    Si tenta quindi di creare in Italia una situazione analoga a quella dell'America Latina o del sud-est asiatico o, in qualche maniera, simile a quella dell'est europeo.
    Per garantire questo tipo di manodopera a quelle condizioni, devono però necessariamente compiersi una serie di passaggi.
    In questo senso hanno ragione d'essere tutta una serie di politiche che si stanno attuando, soprattutto nel mezzogiorno, come i patti territoriali, con i quali viene addirittura superato il cosiddetto federalismo, partendo dalla municipalità.
    Un concreto esempio è dato appunto dai patti territoriali attuati nella città di Napoli e voluti anche dall'ex sindaco Bassolino.
    In tal modo a Napoli si ha la possibilità di garantire ad un'impresa un costo della manodopera inferiore al resto dei paesi della sua stessa provincia o ancora di Caserta. Offrendo la manodopera a costi tanto competitivi ( nell'ordine delle venti-trentamila lire al giorno), le imprese hanno interesse ad assumere e così si risolve anche il problema della disoccupazione.
    L'importante è far accettare ai lavoratori il fatto di basarsi esclusivamente su quelle 20-30 mila lire al giorno, perché chiaramente saranno aboliti tutti gli altri istituti, quindi mensilità aggiuntive, ferie, Tfr ed anche le pensioni.
    Sarà poi eventuale onere del lavoratore se lo vorrà e, soprattutto, si ritiene, se potrà, destinare una parte della sua paga alle ferie, all'assicurazione contro gli infortuni, all'assicurazione per la pensione, etc..
    Si reintroduce la medesima situazione precedente all'instaurazione del diritto del lavoro, cioè la stessa situazione schiavistica di cui parlavamo prima.
    L'esempio di Napoli e della municipalità pone una situazione di conflittualità all'interno dei lavoratori stessi perché il lavoratore italiano offre garanzie più appetibili ( che significa meno garanzie per se stesso) rispetto al francese, il lavoratore meridionale offre situazioni migliori al datore di lavoro rispetto al lavoratore settentrionale, fino ad arrivare ad analoghe situazioni tra aziende e perfino all'interno della stessa azienda.
    Si spiega così anche il superamento della contrattazione collettiva, con tendenza a non realizzare più i contratti collettivi di lavoro, riducendo la contrattazione in ambito aziendale, o tornando alla contrattazione individuale. Quando si fa riferimento alla concorrenza tra i lavoratori ci si riferisce non più alla contrattazione collettiva nazionale che costituiva un'indubitabile garanzia per i lavoratori, e neppure a quella aziendale, bensì a quella personale.
    Ogni singolo lavoratore andrà a contrattare la sua situazione col datore di lavoro e sarà in concorrenza con gli altri lavoratori.

    Un esempio del genere, disoccupazione-costo della manodopera, mancanza di garanzie dei lavoratori, concorrenza fra i lavoratori, si è verificato a Bari nel supermercato della grande catena "Auchan" che occupa circa un migliaio di dipendenti, dove, a parte il fatto che gli addetti agli scaffali indossano solitamente pattini, con la conseguenza che prima di essere assunti debbono sostenere una prova di pattinaggio, c'è comunque una situazione in cui il personale di carico-scarico, dei fattorini, non viene individuato più nella categoria del sesto livello del contratto del terziario ma ci sono invece dei lavoratori ,cosiddetti precari, che aspettano in una saletta.
    Quando si rende necessario il loro lavoro solo allora vengono chiamati ed il loro tempo di lavoro viene calcolato per il solo periodo di effettivo svolgimento, terminato il quale si ritorna nella saletta per aspettare una nuova chiamata.
    Tali lavoratori saranno retribuiti esclusivamente per il tempo che hanno impiegato a svolgere le mansioni assegnate. Sarà, e perfino ovvio evidenziarlo, preferito il lavoratore che impiegherà sempre meno tempo. Di ciò si parlava già in uno degli ultimi convegni tenuti dalla Confindustria e cioè,
    il lavoro non solo sarà precarizzato e sarà legalizzato tutto il lavoro nero, ma si verrà retribuiti esclusivamente per il lavoro svolto (con i tempi misurati come nell'esempio poc'anzi fatto).
    Queste applicazioni nell'Italia del Sud sono già in vigore, resta soltanto di codificarle per realizzare garanzie maggiori per gli investitori stranieri. Esistono già in meridione, ritornando all'esempio leccese nel Salento situazioni in cui la paga media giornaliera è di 27000 lire.
    Può dirsi che il modello del sud-est asiatico sarà esportato anche qui in Italia ed in alcuni casi può dirsi già realizzato: situazioni marginali in cui esiste già la piena occupazione.
    Dietro la lotta alla disoccupazione si cela l'abolizione del diritto del lavoro.

    Possono trovarsi alcuni esempi con l'introduzione di alcuni istituti in alcune nazioni europee, come ad esempio la Spagna e l'Inghilterra.
    In Spagna nel 1996 la disoccupazione è stata del 22.7% con una punta del 24.9% qualche anno fa, mentre in Inghilterra è di gran lunga inferiore, attestata al 7.2%.
    Sarà perché l'Inghilterra è più ricca e la Spagna è più povera?
    No, il motivo è ben preciso:
    in Inghilterra i lavoratori non hanno alcun diritto, non possono farsi cause di lavoro, non esiste la liquidazione, non esiste il Tfr, non esiste la tredicesima, non esistono ferie, non esiste nessuna garanzia.
    Ciò non va confuso con il fatto che il disoccupato percepisca il sussidio di disoccupazione: questa è altra questione che non attiene al diritto del lavoro ma a motivi di ordine pubblico.
    In Inghilterra il 7.2% di disoccupazione si spiega sol perché i lavoratori non hanno diritti.
    In Spagna invece i disoccupati sono il 22-23%, ma un lavoratore spagnolo, per il diritto del lavoro ( cioè una norma lo prevede) ogni due giorni lavorativi ne matura uno con la stessa retribuzione senza lavorare.
    In sostanza un lavoratore lavora due anni, il terzo lo fa di ferie senza lavorare percependo la stessa retribuzione e gli stessi istituti.
    Quindi è una garanzia di gran lunga superiore a quella che hanno i lavoratori in Inghilterra.
    Questo cosa significa?
    Il problema disoccupazione esiste nel momento in cui ci sono i diritti.
    Lo sviluppo economico, così come ci viene proposto è inconciliabile con i diritti dei lavoratori. Il lavoratore o ha i diritti e non è precario, oppure rimane precario.
    Quindi o c'è una lotta per riaffermare questa situazione di diritto o altrimenti niente.

    E' in corso anche la trasformazione del nome stesso di magistratura del lavoro.
    Prossimamente i giudici saranno chiamati non più giudici del lavoro ma "magistrati economici", saranno cioè magistrati sottoposti non alle regole del diritto ed ancor meno a sostegno dei lavoratori, ma alle esigenze dell'economia e del mercato.
    L'evoluzione del diritto del lavoro non tende a diversificare i vari tipi di rapporto di lavoro in base a norme poste a loro tutela (lavoratore socio in cooperativa, a ritenuta d'acconto, in compartecipazione, di agenzia, in frenchising) giacché si tratta di formulazioni che lasciano il tempo che trovano e che verranno spazzate via non appena si attesterà definitivamente il criterio della flessibilità.
    L'esempio può essere dato dalla legislazione "gemella" sulle locazioni: fino al 1992 esistevano vari tipi di contrattazione ( foresteria, transitorio, seconda casa, etc.) tutte poste per eludere la legge sull'equo canone. Nel momento in cui è stata approvata la legge sui cosiddetti "patti in deroga" il proprietario non ha più l'esigenza di inventarsi un tipo di contratto che rimanga anche attaccabile dal punto di vista giuridico. Può far direttamente applicare il canone "nero" che con i patti in deroga non è più canone nero.
    Ora la prestazione d'opera, i soci di cooperativa, ecc., sono forme elaborate per eludere tutte le norme poste a tutela del lavoro subordinato: in particolare la retribuzione e la continuità del posto di lavoro.
    Nel momento in cui si affermerà la legalizzazione del lavoro nero, e quindi flessibilità totale economica e di stabilità, non ci sarà più necessità del socio in cooperativa, della ritenuta d'acconto, della rappresentanza.
    Ci sarà al contrario una spinta maggiore alla subordinazione.
    In alcune aree c'è una sproporzione della subordinazione.
    Allorché verranno realizzate tutta una serie di norme, nel momento in cui un datore di lavoro potrà pagare quanto vuole, il lavoratore se vuole accetta, altrimenti non lavora.
    Quando lo potrà licenziare come e quando vorrà senza alcuna limitazione e conseguenza, di queste situazioni di elusione non ci sarà più bisogno.

    In Inghilterra esiste il licenziamento ad nutum ed esso tornerà ad esistere anche in Italia.
    Non dico quindi che non sia importante discutere del lavoro interinale o del socio in cooperativa, penso però che sia un discorso già inglobato rispetto a quello che sta avvenendo, un discorso che rischia di farci trovare molto più arretrati e impreparati rispetto a quello che veramente è drammatico, cioè l'abolizione totale del lavoro.

    Avv. Giovanni De Francesco

     
    September 28

    Un'Iftar da bomba

     
    Associazione Dhuumcatu
     
    Invita
     
    UN’ IFTAR DA BOMBA!
     
    in nome dell’Associazione del Bangladesh, India e Pakistan in Italia a partecipare ad un iftar pubblica e gratuita. L’iftar è il momento che segna al tramonto la fine della giornata di digiuno nel mese di Ramadan, un momento simbolico di socialità familiare e raccoglimento nel consumo delle pietanze tradizionali.
    La falsa propaganda in atto ai danni dei fedeli musulmani ha addirittura portato al sequestro a Milano di un pasto tipico dell’iftar per le popolazioni sud-asiatiche, una pietanza che si chiama alur ciop (frittelle di patate), in quanto, secondo l’ufficiale dell’ordine pubblico, conteneva qualcosa di esplosivo. L’ufficiale ha invitato la persona a consumare il pasto davanti a lui, come prova che non contenesse alcun esplosivo, ma lui si è rifiutato di consumare del cibo prima del tramonto, perchè faceva il digiuno di Ramadan.
    Nell’ambito del Vu Lava Day, indetto a Roma per protestare contro la criminalizzazione dei lavavetri e degli ambulanti, invitiamo i diversi organi di stampa e le associazioni antirazziste a partecipare alle due iniziative.
     
    APPUNTAMENTI A ROMA
    Sabato 29 Settembre 2007
    Ore 15.00: Vu Lava Day, P.zza Vittorio
    Ore 18.30: Iftar a via Bixio, angolo via Giolitti
     
    Info: 0644361830, www.dhuumcatu. net
    September 27

    Busto Arsizio: partigiano 84enne aggredito da 20 naziskin

     

    VARESE - Una ventina di naziskin ha
    aggredito sabato scorso un partigiano di 84 anni, ex deportato nei campi di sterminio. L'aggressione a Angioletto Castigioni, custode del Tempio Civico di Busto Arsizio, e' avvenuto nel centro della citta' in provincia di Varese. Nessuno tra i numerosi passanti ha aiutato l'anziano a tenere testa agli estremisti di destra. (Agr)

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    Vergogna! Questi non sono uomini, ma esseri lobotomizzati dalla televisione e dalle altre stronzate di questa società capitalistica. Questa indifferenza non è tollerabile, è la rovina degli entusiasmi più splendenti. Ogni slancio rivoluzionario è destinato a fallire con questi mezziuomini. E' il mare dell'indifferenza che affoga chi lotta costringendolo a soccombere, solo contro la repressione del nemico.

    Ora basta è giunto il tempo di reagire, uniti e organizzati!

    Chi lotta può vincere, chi non lotta ha già perso!

    September 23

    Incontro sul processo bolivariano in america latina

     
    Venerdì 28 settembre 2007

    alle ore 18.00

    presso la Casa della Pace

    in via monte testaccio 22 – Roma

    L’ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela

    Organizza un incontro sul processo bolivariano in america latina

    Con l’occasione sarà presentata la proposta di riforma costituzionale avanzata dal Presidente Hugo Chàvez

    All’evento saranno presenti:
    Desiree Santos Amaral – Vicepresidente del parlamento venezuelano
    Francisco Torrealba – Portavoce del Governo Bolivariano
    Rafael Lacava – Ambasciatore Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia
     
     
     
    September 20

    José Maria Sison scarcerato in Olanda dopo 15 giorni di detenzione!

     
    DI NUOVO LIBERO J.M. SISON !

    E' STATO SCARCERATO J.M. SISON FONDATORE E PROMOTORE DELLA NASCITA DEL PARTITO COMUNISTA DELLE FILIPPINE... . QUI' SOTTO UNA PICCOLA CRONOSTORIA. ...

    J.M. Sison, nato nel 1939, ha promosso nel 1968 la ricostruzione del Partito comunista delle Filippine che ha dato il via nel paese a una nuova fase della rivoluzione di nuova democrazia. Fino al 1977 è stato presidente del Comitato Centrale del Partito. Fatto prigioniero nel 1977, è ritornato in liberà nel 1986 quando venne abbattuta la lunga dittatura di Marcos, che nel 1965 gli imperialisti USA avevano installato alla testa del governo di Manila. Nel 1988 ha ottenuto asilo politico in Olanda. Da anni è il più illustre esponente e portavoce nel mondo del movimento di emancipazione sociale e di liberazione nazionale del popolo filippino. Attualmente è il capo dei consulenti politici della Commissione del Fronte Democratico Nazionale delle Filippine incaricata delle trattative con il governo di Manila.

    Il compagno JM Sison era stato arrestato martedì 28 agosto a Utrecht (Olanda), nell'ambito di un'ondata di perquisizioni e sequestri condotta dalle Autorità Olandesi su richiesta del governo di Manila contro esponenti del Fronte Democratico Nazionale delle Filippine. Il periodo di arresto decretato in prima battuta dalle Autorità Olandesi scadeva venerdì 14 settembre. Alla vigilia della scadenza, giovedì 13 settembre, le Autorità Olandesi hanno dapprima prolungato di 90 giorni la detenzione. In seconda battuta, rispondendo al ricorso presentato dagli avvocati difensori, hanno annullato l'arresto. JM Sison è stato effettivamente scarcerato nella stessa giornata di giovedì.

    September 15

    Innovazione macchinica e salari differenziali per ottenere plusvalore

     

    Come un capitalista realizza il profitto? Un capitalista può ottenere il profitto dalle differenti forme di plusvalore: il plusvalore assoluto e il plusvalore relativo. Nel primo caso la fonte di profitto per il capitalista è la forza-lavoro non pagata che determina quel valore in più (il plusvalore) per le merci che vengono successivamente vendute. Il prezzo delle merci è infatti determinato, a meno di oscillazioni dovute alla legge della domanda e dell’offerta che mediamente si compensano, dal loro costo medio di produzione. Nel secondo caso, invece, il capitalista ottiene il proprio guadagno rivoluzionando il modo di lavorare e produrre. Di conseguenza tanto più l’organizzazione di fabbrica è efficiente tanto maggiore è il profitto del capitalista e il conseguente plusvalore relativo. All’interno di questa trasformazione del sistema produttivo si inserisce il plusvalore ottenibile mediante l’utilizzo nella produzione di innovazioni tecnologiche non diffuse. Le macchine, che permettono nello stesso tempo di produrre una quantità maggiore di merci, abbassando i costi di produzione. Nel momento in cui l’innovazione tecnologica e produttiva diventa però diffusa, la produzione di una data merce costerà uguale ad ogni capitalista, diventando il costo medio di quella merce, e il plusvalore relativo si livella scomparendo. Le macchine non producono, quindi, pulsvalore. La loro possibilità di produrre plusvalore è strettamente connessa alla loro diffusione su scala mondiale. Al capitalista non resta che spremere ancor di più i propri operai, cercando di aumentare il proprio profitto mediante l’aumento del plusvalore assoluto. Come? Semplicemente pagando di meno gli operai per lo stesso lavoro o aumentandone i tempi e i ritmi di produzione senza modificare il processo lavorativo. In quest’ottica le frontiere sono strettamente organiche allo sviluppo capitalista. Mediante l’azione diretta e violenta dello Stato è possibile per il capitalista la costruzione di differenziali salariali. Per cui in un paese la forza-lavoro può essere pagata molto meno che in un altro, così come all’interno dello stesso paese è possibile individuare zone in cui la forza-lavoro ha un differente prezzo (si pensi ad esempio al meridione e al nord Italia). Nello stesso paese e nella stessa zona in base alla provenienza della forza-lavoro sono possibili differenti prezzi di questa merce (per il capitalista la forza-lavoro è una merce come tutte le altre). I clandestini non hanno lo stesso prezzo della forza-lavoro dei lavoratori autoctoni.  

    September 14

    L’augurio del Comune di Roma alle minoranze religiose: divieto dei festeggiamenti islamici ed induisti

     

    COMUNICATO STAMPA

    L’augurio del Comune di Roma alle minoranze religiose:

    divieto dei festeggiamenti islamici ed induisti

    E’ un evento raro assistere per una combinazione calanderiale (nella metà di Ottobre coincideranno il mese del calendario lunare sawwal e quello indiano sharat) alla concomitanza dei festeggiamenti della id al-fitr, la festa di fine Ramadan, e durga puja, il culto induista della dea Durga.

    Due differenti credenze religiose per la prima volta in Italia si uniscono in un unico momento festivo, a simboleggiare la ricerca di un dialogo conoscitivo tra le diverse comunità immigrate.

    Ma il Comune di Roma impedisce senza alcuna motivazione concreta che Piazza Vittorio diventi scenario della V edizione della preghiera pubblica di fine Ramadan e di uno straordinario evento interreligioso, provvedimento purtroppo in linea con la "linea dura" intrapresa dalla giunta Veltroni contro lavavetri ed ambulanti e contro l’apertura di una nuova sala di preghiera all’Esquilino.

     CONFERENZA STAMPA

    Domani Ven 14 Settembre ‘07, ore 12.00

    Via Bixio, 12, Esquilino, Roma

    Associazione Dhuumcatu

    September 11

    Il Mercato mondiale alla prova di Marx

     

    Il Mercato mondiale alla prova di Marx

    Accumulazioni capitalistiche di lunga durata

    Ne discutiamo con Massimiliano Tomba, ricercatore di Filosofia politica presso la facoltà di Scienze politiche all'Università di Padova.

    Giovedì 13 settembre ore 21:00

    Via B. Costantini 23, Roma (Tor Pignattara)

    Comitato Comunista A.Gramsci – Assemblea Nazionale Anticapitalista 

    September 08

    Libertà per Jose Maria Sison!

     

    Il Comitato Internazionale DEFEND condanna nel modo più deciso l’arresto illegittimo dell’esiliato politico professor Jose Maria Sison, attuato questa mattina 27 agosto da parte della polizia olandese, su accuse infondate, e i raid polizieschi avvenuti simultaneamente a Utrecht in molte abitazioni di filippini, incluso l’Ufficio Informazione Internazionale del Fronte Nazionale Democratico delle Filippine (NDFP). L’arresto del professor Sison viene dopo una sentenza della Corte Suprema delle Filippine che lo ha scagionato da molte accuse scagliate contro di lui e contro altri per motivi politici. Le accuse mosse contro di lui dalla polizia olandese sono altrettanto determinate da motivi politici e devono essere ritirate immediatamente.
    Inoltre, l’11 luglio la Corte Europea di Prima Istanza in Lussemburgo ha annullato l’inclusione del professor Sison nella lista dei "terroristi" perché il Consiglio Europeo non ha trovato ragioni valide al riguardo.
    Il professor Sison (Joma) è stato arrestato mentre riferiva alla polizia di Utrecht a seguito di un invito da parte loro in cui presumibilmente dovevano darsi nuove informazioni su una protesta da lui avanzate nel 2001.
    Secondo l’avvocato di Sison, che lo ha accompagnato alla stazione di polizia, a Sison è stato chiesto di entrare in una stanza per rispondere a delle domande. Quando si è trovato solo è stato trascinato via senza farlo sapere all’avvocato, al penitenziario nazionale di Scheveningen, all’Aja, dove è attualmente imprigionato.
    Il Comitato Internazionale DEFEND denuncia nel modo più deciso lo stile da Gestapo con cui la polizia olandese ha arrestato il professor Sison e ha effettuato i raid. La difesa ha detto che la polizia ha usato un trucco per arrestare Sison. Durante i raid, inoltre, in alcuni casi le squadre poliziesche non hanno mostrato alcun mandato e sono entrati sfondando le porte anche quando c’era gente dentro. In alcune della case dove sono entrati c’erano soltanto persone di minore età.
    Julie, moglie di Sison, ha affermato che alle 9.30 la polizia olandese in borghese ha sfondato la porta senza bussare né suonare. L’hanno messa in un angolo mentre perquisivano computer, documenti, CD e altri files. La perquisizione è durata fino a sera.
    Mentre si arrestava Joma e si perquisiva la sua casa, si effettuavano raid nell’Ufficio d’Informazione Internazionale del NDFP e in molte altre abitazioni. Sono stati confiscati computer, portatili, carte, dischetti, CD Rom e DVD.
    L’arresto di Sison e le perquisizioni in molte abitazioni di filippini hanno una evidente motivazione politica. L’inviato dell’Unione Europea Javier Solanas ha detto che l’etichetta di terroristi sul Partito Comunista delle Filippine, sul Nuovo Esercito del Popolo e sul professor Sison sarà tolta quando capitoleranno.
    Filippine, Olanda e USA usano i procedimenti giudiziari per fare pressioni sul NDFP perché si arrenda al governo di Manila.
    Il Comitato DEFEND riterrà responsabile il governo olandese per ogni danno che il professor Sison potrà subire sotto la sua custodia, e pure di una sua traduzione in paese diverso dall’Olanda.
    Il Comitato DEFEND annuncia che ci saranno mobilitazioni di protesta nelle Filippine, in Canada, in USA, Australia, Indonesia, Hong Kong e in molti paesi europei.
     
    LIBERTA’ IMMEDIATA PER IL PROFESSOR JOSE MARIA SISON!
    SPAZZIAMO VIA LA MONTATURA DELLE ACCUSE!
    FERMIAMO LA PERSECUZIONE POLITICA DEI FILIPPINI PROGRESSISTI IN EUROPA!
     
    Comitato Internazionale DEFEND
    Utrecht, Olanda
     
    September 07

    L'arroganza di Tim e del suo team non ha limiti....

     

    Nonostante 8 mesi di picchetti, varie iniziative e manifestazioni, Nonostante l'azione legale e le relative perizie tecniche che hanno dimostrato la pericolosità di installare una pesantissima antenna su di un terrazzo "frutto di un abuso edilizio e costruito a foratini"
    con EVIDENTE RISCHIO DI CROLLO,
    Nonostante via alessi sia costeggiata dalla ferrovia ROMA NAPOLI, Nonostante sopra le nostre teste ci sia la direttrice d'atterraggio dell'aereoporto di CIAMPINO...
    Lor signori vanno avanti e LUNEDI 10 settembre torneranno a via alessi con il loro carico di nocività!!

    Facciamo appello a tutti i comitati e a tutte le persone che sono stufe di subire i soprusi delle multinazionali a portare solidarietà ai cittadini/e di Certosa/Torpignattara.

    FERMIAMOLI !!!!
    APPUNTAMENTO DALLE ORE 7.00
    in VIA GALEAZZO ALESSI 101 - ROMA