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12月19日 Resoconto riunione nazionale dei gruppi locali di "Comunisti Uniti e Associazioni per la Costituente Comunista"Alla riunione nazionale di gruppi locali di "Comunisti Uniti e associazioni per la costituente comunista", che abbiamo convocato il 14 dicembre, sono intervenuti decine di compagne e compagni che hanno affollato la sala sindacale della Stazione Termini. Tra loro molti dei promotori e firmatari dell’appello, insieme ad alcune altre associazioni, provenienti da diverse regioni: Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia.
La grande maggioranza dei compagni intervenuti (di seguito il resoconto dettagliato) , molti dei quali a nome di coordinamenti unitari Comunisti Uniti delle proprie regioni, ha condiviso l’idea che è stato un errore politico l’abbandono dell’appello "Comuniste e Comunisti: Cominciamo da noi" nonostante le pressioni in senso contrario della maggior parte del variegato "popolo comunista" che vi aveva massicciamente aderito. D’altronde opinione largamente condivisa è stata che non si ritengono affatto esaurite le ragioni di fondo di quell’appello, perché queste non erano limitate né subordinabili a necessità contingenti come il congresso di partito o la volontà di dare un segnale di vita "identitario" di fronte al recente tracollo alle elezioni di aprile. Le ragioni sono più profonde e strategiche. Oggi più che mai appare necessario riprendere e rilanciare un percorso di riconnessione delle idealità e della progettualità dei comunisti nel nostro paese con il sentimento diffuso della classe lavoratrice e della massa di sfruttati. Ancor più di fronte al dispiegarsi degli effetti devastanti di questa crisi strutturale del capitalismo e alla rinnovata arroganza di una Confindustria sostenuta dall’azione del governo Berlusconi tesa a schiacciare sempre di più il costo del lavoro nel tentivo di arrestare la progressiva caduta dei margini di profitto delle imprese. Senza considerare la necessità per le grandi aziende del capitalismo nostrano di aumentare la propria competitività internazionale e del suo ruolo militari. Per governare questa fase si va affermando un sistema bipartitico/ bipolare del governo del capitalismo di fronte al quale le masse salariate non hanno di fronte nessuna alternativa reale di sistema. I fatti degli ultimi mesi lo stanno a dimostrare. I progetti di "unità delle sinistre" sono esterni ai movimenti di lotta, il PD (sempre più semplice "altra faccia della medaglia" della governabilità ) è impantanato tra divisioni interne e coinvolgimento negli scandali del malaffare nella gestione del potere. Gli unici sussulti del consenso di Berlusconi nel paese sono stati provocati dagli scioperi, dalle lotte e dalle manifestazioni di questo periodo. Di fronte a questo panorama c’è lo spazio, quindi, per riconquistare un’unità e un’autonomia del movimento comunista in maniera totalmente alternativa al PD e al di fuori di progetti liquidazionisti e "arcobalenisti" già dimostratisi fallimentari. Su questo non sembrano credibili soluzioni dettate da escamotage politicisti o "fusioni a freddo" promosse da parte di quei gruppi dirigenti dei due partiti comunisti ex-parlamentari che hanno sostenuto la scelta della Sinistra Arcobaleno. D’altronde, la convinzione diffusa è che non ci sarà un fronte largo di opposizione alle politiche capitalistiche - e non ci sarà un progetto di reale alternativa al capitalismo ed ai suoi governi - senza un Partito comunista credibile, radicato nel conflitto ed all’altezza dei tempi e dei compiti. Queste le ragioni principali di un rilancio del progetto di Comunisti Uniti in questa fase. Da questo occorre, secondo noi, ripartire. Per farlo, come recitava un recente editoriale della rivista "Gramsci Oggi", bisogna trasformare l’appello "comuniste e comunisti: cominciamo da noi" in un grande movimento nazionale verso la "costituente comunista". Pur nella diversità di alcune posizioni e con alcune differenziazioni, l’atteggiamento prevalente nella riunione del 14/12 è stato, infatti, quello di tentare di raccogliere lo spirito unitario e aperto dell’appello "Comunisti Uniti", senza l’esclusione pregiudiziale di nessuno e senza settarismi, senza delega in bianco a nessun gruppo dirigente, per dare una spinta alla costruzione di un percorso organizzativo verso la ri-costruzione di un Partito Comunista degno di questo nome nel nostro paese.
Per questo non intendiamo la costituente dei comunisti come un movimento "alternativo" alla presenza dei comunisti in questa o quella componente comunista organizzata - sia all’interno di PRC e PdCI che al di fuori – o che alluda allo scioglimento immediato di queste. Anzi, tale movimento dovrebbe comporre nel tempo un’area politica trasversale modernamente comunista con un saldo impianto anticapitalista ed antimperialista e che possa rafforzare l’obiettivo comune del Partito per tutte le comuniste ed i comunisti ovunque collocati. Occorre costruire, quindi, strutture "trasversali" (le famose "case comuni") a doppia appartenenza che rafforzino, e non indeboliscano, il lavoro di ciascuno. Intendiamo questa "casa comune", proprio come dicevamo nell’appello, come strumento transitorio per la fase aperto ai compagni del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia. In questa ottica ci sembra sensata, e sosteniamo, la proposta di un rilancio nazionale dell’appello e della sua progettualità unitaria a partire dal gruppo dei primi 100 promotori, che all’epoca della sua uscita, hanno messo la faccia e hanno esposto la propria credibilità politica. Devono essere alla pari e funzionare da garanti e stimolo alla diffusione nazionale del progetto.I promotori presenti a questa riunione si mettono a disposizione da subito per la convocazione di un incontro ad hoc. Questo rilancio non deve però avere più tempi biblici, o subordinati al volere di questa o quella area politica. L’incontro nazionale dei cento promotori è opportuno che avvenga nel più breve tempo possibile, agli inizi del nuovo anno (si propone entro la fine di febbraio) che si prevede come un prolungamento dell’autunno caldo con chiusure aziendali, cassa integrazioni e licenziamenti di massa. La maggioranza dei compagni e delle compagne presenti alla riunione nazionale del 14 dicembre a Roma, promotori e firmatari dell’appello, chiedono che venga basato il progetto sulla parità dignità di tutti i partecipanti e sul radicamento territoriale. Su quest’ultimo elemento si propone la costituzione a breve di un coordinamento nazionale dei gruppi di Comunisti Uniti di ogni Provincia e Regione. Nel frattempo, ogni gruppo territoriale presente alla riunione (e la proposta è estesa ai gruppi non presenti e a quelli che si formeranno prossimamente) dovrà formulare delle prime proposte sui tre terreni di lavoro che, ad oggi, sembrano emergere nel dibattito nazionale: 1) La questione politica. Gruppo dei promotori; coordinamento nazionale; gestione del sito come vera bacheca di tutte le iniziative nazionali e locali; relazione con altre forze comuniste non coinvolte nel progetto. 2) La questione sociale. Unità e lavoro sindacale; movimenti e conflitti sociali, ambientali, studenteschi. 3) La questione culturale. Coordinamento delle pubblicazioni, riviste, iniziative editoriali; convegni, conferenze, elaborazioni teoriche. In attesa di tali proposte (aperte ovviamente, sul piano dell’azione, anche a quelle associazioni e organizzazioni comuniste che non intendessero contribuire al rilancio dei Comunisti Uniti) sono emersi già alcuni terreni di lavoro comune possibili: - la campagna nazionale per la difesa ed il rilancio del CCNL promossa da alcuni gruppi di delegati RSU e attivisti di differenti sigle sindacali e che (un pò come la promozione della manifestazione nazionale alla Thyssen del 6 dicembre a cui abbiamo contribuito) ha raccolto già oltre 200 adesioni; - la preparazione di una conferenza nazionale dei lavoratori comunisti (ovunque collocati politicamente, ma anche sindacalmente) con l’obiettivo di mappare e raccordare le forze dei comunisti che intervengono nella classe; - l’appoggio alla proposta di creare un circuito culturale marxista che a livello nazionale coordini gli strumenti già esistenti (case editrici, pubblicazioni, riviste, siti) formulata dai compagni Sergio Manes, del cantiere per la costituente comunista di Napoli (e della casa editrice "La Città del Sole"), e di Andrea Catone, del Centro Studi sui Problemi della Transizione al Socialismo e del PRC di Bari. Faremo girare bozza della proposta Catone-Manes e prime iniziative in cantiere (come la pubblicazione di un libro sui fatti della Thyssen e sulle morti per il profitto dei padroni scritta in prima persona da compagni operai). Su tutto questo i presenti rilanciano palla e proposte agli altri promotori dell’appello e agli altri gruppi locali di Comunisti Uniti mettendoci a disposizione da subito.
Roma, 14 dicembre 2008 12月9日 La cassetta degli attrezziLa crisi dell’università e dell’istruzione
Giovedì 11 Dicembre – ore 16:30
Aula Grande di Storia – Facoltà di Lettere - La Sapienza
Coordina
Renato Caputo (Coordinamento Insegnanti Scuole Superiori)
Relatori
Raul Mordenti (Docente di Critica Letteraria – Tor Vergata)
Francesco Cori (Movimento Insegnanti Precari) La lotta internazionale all’analfabetismo: esperienze e prospettive
Martedì 16 Dicembre – ore 16:30
Aula 9 – Facoltà di Geologia - La Sapienza
Coordina
Leonardo Maesano (CDR Roma)
Relatori
Esteban Elmer Catarina M (Ambasciatore Boliviano)
Alessandra Ciattini (Docente di antropologia Religiosa – La Sapienza)
Dabre Yacouba (ex CDR della Rivoluzione Sankarista)
Angelo Caputo (Resistenza Universitaria)
2 Giornate di approfondimento per leggere la crisi
Resistenza Universitaria – Senza Tregua – Rete dei Collettivi Studenteschi – CDR Roma
Andreas uno di noiSabato 6 dicembre ad Atene, Andreas Grigoropulos, un ragazzo di 15 anni, è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da un poliziotto. Così come in Italia, anche in Grecia gli studenti stanno protestando da settimane contro una riforma dell’università e contro le politiche neoliberiste portate avanti dal loro governo. Facciamo sentire agli studenti greci la nostra vicinanza per una lotta comune contro questo modello di sistema e contro le politiche di repressione dei governi.
Mercoledì 10 dicembre ore 18:00
presidio sotto l’ambasciata greca
Via Mercadante 36 (Parioli)
Rete dei Collettivi Studenteschi – Senza Tregua – Collettivo Studenti Autorganizzati – Resistenza Universitaria 12月7日 Dall'ONU invito a boicottare IsraeleIL prEsidentE deLl’AssembleA gEnErale deLl’ONU INVITA AL boICOTTAGGIO dEL rEgime israEliANO DELL’APARTHEID… MA IN ITALIA NON SI DEVE SAPERE.
"Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri". L’Assemblea generale dell’ONU ha esaminato il 24 e 25 novembre 2008 il rapporto del Segretario generale sulla situazione in Palestina. Il Presidente dell’Assemblea, Miguel d’Escoto Brockmann (Nicaragua), ha fatto di questo dibattito una questione di principio. Aprendo la seduta, ha dichiarato: « Io invito la comunità internazionale ad alzare la sua voce contro la punizione collettiva della popolazione di Gaza, una politica che non possiamo tollerare. Noi esigiamo la fine delle violazioni di massa dei Diritti dell’uomo e facciamo appello ad Israele, la Potenza occupante, affinché lasci entrare immediatamente gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Questa mattina ho parlato dell’apartheid e di come il comportamento della polizia israeliana nei Territori palestinesi occupati sembri così simile a quello dell’apartheid, ad un’epoca passata, un continente più lontano. Io credo che sia importante che noi, all’ONU, impieghiamo questo termine. Non dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. Dopotutto, sono le Nazioni Unite che hanno elaborato la Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, esplicitando al mondo intero che tali pratiche di discriminazione istituzionale devono essere bandite ogni volta che siano praticate. L’ambasciatore Miguel d’Escoto Brockmann è un sacerdote cattolico, teologo della liberazione e membro del Comitato politico del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Personalità morale riconosciuta, è stato eletto per acclamazione, il 4 giugno 2008, Presidente dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’Anti-Defamation League (ADL) è stata la prima organizzazione sionista a reagire, chiedendo al Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon, di mettere fine a questo « circo » così come alla « cosiddetta giornata di solidarietà con il popolo palestinese ». Infine, ha denunciato il carattere a suo dire « antisemita » delle proposte del Presidente Miguel d’Escoto Brockmann che essa ritiene ispirate da un secolare antigiudaismo cattolico. *****
Ad oltre dieci giorni dall'intervento di D'Escoto all'ONU, nessun organo di informazione "importante" ha ritenuto di doverne dare conto, forse per non turbare il sonno perenne del nostro Presidente della Repubblica, quello che dorme quando viene sancita la fine dell’eguaglianza dei cittadini italiani di fronte alla legge e – coerentemente – nel suo viaggio in Israele ha continuato a sonnecchiare di fronte alle sofferenze dei Palestinesi sotto il tallone di ferro dell’occupazione israeliana. 11月29日 Siamo ormai alla persecuzione delle opinioniPubblichiamo la lettera-denuncia di Donatantonio Auria operaio Fiat di Melfi, licenziato perché primo firmatario dell'appello per il Partito Operaio.
Mi chiamo Donatantonio Auria e sono un operaio della SATA licenziato da circa un anno. Con grande tempismo l’azienda mi ha buttato fuori appena ha saputo del mio coinvolgimento in un’inchiesta su terrorismo e sovversione. A niente è servito che il giudice di quell’indagine escludesse quasi subito sia me che gli altri operai SATA coinvolti, perché eravamo completamente estranei ai fatti indagati. La SATA ha continuato a tenermi fuori dallo stabilimento, già dimostrando con questo atteggiamento che la vera ragione del mio licenziamento non era l’inchiesta, ma il fatto che io fossi un operaio attivo nella difesa dei diritti degli operai.
Da quel momento ho fatto tutti i passaggi legali che si fanno per ritornare al proprio posto di lavoro in questi casi. Il mio sindacato, la FLMUniti-CUB, ha accusato la SATA di comportamento antisindacale, ma la magistratura ha rigettato il ricorso, perché l’FLMUniti non sarebbe un sindacato "nazionale". Ho allora fatto ricorso al "700" per la riammissione d’urgenza al lavoro per i gravi impedimenti che la perdita del salario mi stava causando. Il giudice ha rigettato anche questo ricorso spiegandomi che il fatto che io non percepissi il salario non era di per sé "un grave impedimento" per me, per mia moglie e per i miei tre figli a carico. Attualmente sto facendo ricorso contro la prima sentenza sul 700 e il 27 novembre si è avuta la prima udienza del nuovo ricorso legale. In quella sede, il mio avvocato ha fatto presente al giudice che il presupposto fondamentale del mio licenziamento (presupposto già di per sé illegittimo dato che uno non può essere licenziato solo in quanto indagato, né rinviato a giudizio, né condannato) era decaduto da mesi, precisamente da marzo 2008. Quindi, chiedeva di tenerne conto nel ricorso attuale sul 700. E qui la SATA, tramite i suoi avvocati ha rilanciato. Ha presentato al giudice un documento politico pubblico di cui io sono uno dei firmatari, in cui si afferma la necessità nell’attuale crisi economica che gli operai costruiscano una propria organizzazione politica indipendente, un proprio partito. E’ un appello pubblico su cui si può dissentire, ma non lo si può certo presentare come "corpo di reato", almeno fino a quando in Italia sarà formalmente garantita la libertà di opinione e di organizzazione politica. Invece, la Fiat è andata tranquillamente oltre. Pur ammettendo che il mio comportamento non ha alcuna rilevanza penale, gli avvocati della Fiat hanno giustificato il mio licenziamento sulla base delle mie opinioni politiche, sulla base della mia convinzione, condivisa da tanti altri operai, che questo modo di produzione ci sta portando alla rovina e che perciò deve essere superato. Io e gli altri miei compagni licenziati abbiamo sempre sostenuto che il vero motivo del licenziamento non era il coinvolgimento nell’inchiesta, ma il fatto che la Fiat ha voluto liberarsi di noi che abbiamo sempre difeso senza compromessi gli interessi di tutti gli operai. Con quest’ultimo atto, la Fiat-Sata ha definitivamente gettato la maschera. Il vero motivo per cui mi tiene fuori la fabbrica e senza salario sono le mie convinzioni politiche, convinzioni da me maturate nel corso delle lotte che da anni si svolgono a Melfi. Siamo alla persecuzione delle opinioni. Senza potermi accusare di nessun comportamento concreto, sanzionabile penalmente o contrattualmente, la Fiat pretende di licenziarmi per le mie opinioni politiche, liberamente e legittimamente espresse. In ogni caso la prossima sentenza, ci farà sapere se per la magistratura di Melfi l’operaio che ha opinioni diverse dal proprio padrone compie per questo un reato che va punito col licenziamento. In realtà, nonostante che nel primo pronunciamento sul 700 si è arrivati a sostenere che io e la mia famiglia possiamo tranquillamente campare, in attesa della sentenza di merito, con i quattro soldi di liquidazione che ho preso, spero che i giudici di Melfi non asseconderanno la pretesa della Fiat di licenziare tutti gli operai che hanno opinioni non gradite all’azienda. Avigliano, 28/08/2008 Donatantonio Auria http://donatoauria.blogspot.com/ 11月25日 Il PartitoIl Partito è un uragano denso
di voci flebili e sottili e alle sue raffiche crollano i fortilizi del nemico. La sciagura è sull' uomo solitario, la sciagura è nell' uomo quando è solo. L' uomo solo non è un invincibile guerriero. Di lui ha ragione il più forte anche da solo, hanno ragione i deboli se si mettono in due. Ma quando dentro il Partito si uniscono i deboli di tutta la terra arrenditi, nemico, muori e giaci. Il Partito è una mano che ha milioni di dita strette in un unico pugno. L' uomo ch' è solo è una facile preda, anche se vale non alzerà una semplice trave, ne tanto meno una casa a cinque piani. Ma il Partito è milioni di spalle, spalle vicine le une alle altre e queste portano al cielo le costruzioni del socialismo. lì Partito è la spina dorsale della classe operaia. Il Partito è l' immortalità del nostro lavoro. Il Partito è l' unica cosa che non tradisce Majakovskij, il Partito (1913) 11月17日 Presentazione del libro Cuori RossiInvitiamo a partecipare alla presentazione del libro Cuori Rossi
intervengono:
Cristiano Armati (autore del libro)
Nunzio D'Erme (Action)
Vincenzo Miliucci (Cobas)
Cesare Bermani (storico)
organizzano:
Resistenza Universitaria
http://blog.libero.it/ResistUnivers/
Collettivo Senza Tregua
11月15日 Appello per la manifestazione nazionale contro le stragi e morti sul lavoro6 dicembre 2007: strage di 7 operai alla ThyssenKrupp di Torino
6 dicembre 2008: non dimentichiamo tutte le stragi e morti sul lavoro Il 6 dicembre di un anno fa un rogo sprigionatosi all’interno dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino faceva strage di 7 operai. Sette vite bruciate e sette famiglie lasciate nella disperazione. Forte fu la commozione e l'eco in tutto il Paese. Le massime autorità dello Stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica Napolitano, dichiararono che avrebbero fatto l'impossibile affinché stragi come quella di Torino non fossero più avvenute. Spenti pian piano i riflettori dei mass-media, la questione della sicurezza sul lavoro è sparita dall’agenda politica di governi e parlamenti, sostituita da quella - montata ad arte - della "sicurezza" nelle città, della psicosi dell’immigrato stupratore, rapinatore, pirata della strada o altro, dimenticando che secondo studi della stessa UE, le città italiane sono le più "sicure" d'Europa... Ma tant’è. Si mandano forze di polizia e militari nelle città, ma non si fa un passo per garantire incolumità e sicurezza a chi vive di lavoro. La strage di Torino non è stata la prima e, purtroppo, non è stata l’ultima: i circa 4 morti al giorno nei luoghi di lavoro dovrebbero suonare come un sonoro schiaffo per qualsiasi società che abbia la presunzione di definirsi "civile". Ma in Italia no: qui non solo si continuano a varare provvedimenti assolutamente insufficienti, soprattutto dal punto di vista delle azioni di contrasto e di sanzione nei confronti delle aziende, come da quello dei poteri e delle agibilità degli RLS e degli ispettori INPS o INAIL (come il nuovo Testo Unico, Legge 81/2008), ma a questi si affiancano leggi e decreti come quello sulla detassazione degli straordinari (Legge 126/24 del luglio 2008), quello sulla deregolamentazione del mercato del lavoro (Legge 133 del 5 agosto 2008), la direttiva del Ministero del Lavoro che indebolisce i servizi ispettivi del ministero stesso e dell'INPS (settembre 2008), e, ultimo solo per tempo, il ddl 1441 quater attualmente in discussione alla Camera, che vorrebbe sterilizzare i processi e legare le mani ai giudici del lavoro. Il segnale è purtroppo molto chiaro: da un parte si continuano a garantire condizione di massima redditività delle aziende (cioè massimi profitti), dall’altra si aumenta la precarietà, si allunga l’orario di lavoro, si controllano di meno le violazioni in termini di sicurezza, diminuendo quindi la tutela della salute e dell’incolumità del lavoratore, così come di chi vive in città o quartieri vicini ad impianti industriali: ecco che, quindi, l’immigrato che lavora nel cantiere si trova nella stessa barca con l’operaio Fiat, con l’abitante di Taranto che respira le polveri tossiche dell’ILVA o con il valsusino che rischia di morire di amianto se partiranno i lavori del TAV... Siamo stanchi di restare a guardare, spettatori/vittime di una macabra rappresentazione che coinvolge, direttamente o indirettamente tutti noi. Il 6 dicembre saremo a Torino e sfileremo dalla Thyssenkrupp al Palagiustizia non solo per ricordare i nostri 7 compagni di lavoro morti nel rogo di un anno reclamando giustizia in un processo che sta per entrare nel vivo, ma per ricordare tutti i lavoratori e le lavoratrici che ogni giorno perdono la vita o subiscono gravi infermità perché qualcuno, per volersi arricchire sempre di più, li fa lavorare sempre di più, sempre più velocemente e in condizioni sempre più insicure. Il "processo Thyssen" è giunto ad un grande risultato senza precedenti nella storia della giurisprudenza italiana: i lavoratori vengono ammessi dal Gup come parte lesa e quindi riconosciuti come parte civile in un processo contro i sei dirigenti della multinazionale tedesca per il rischio che hanno corso lavorando in un’azienda (peraltro già chiusa), così come purtroppo ha colpito i nostri cari sette compagni in quella tragica notte. Sappiamo che questo non basta: siamo coscienti che sarà possibile invertire questo drammatico corso di sangue e di morte (una "guerra" che fa più vittime della guerra in Iraq o delle guerre di mafia) solo se riusciremo ad affermare un punto di vista che è chiaramente, senza se e senza ma, quello di salvaguardare la salute, la sicurezza nei luoghi di lavoro e di fare sempre e comunque gli interessi delle lavoratrici/ ori scegliendo fino in fondo e senza ambiguità da che parte stare, ossia dalla nostra parte, con orgoglio e dignità. Quella di chi lavora. Per questo facciamo appello a tutte le organizzazioni sindacali, alle associazioni dei familiari, ai medici e ai giuristi sinceramente democratici, agli ispettori del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL, ai giornalisti coscienziosi, ai giovani e agli studenti che in queste settimane stanno difendendo il loro futuro, a partecipare e a sostenere questa manifestazione. Perché se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno al nostro posto. Torino il 6 dicembre 2008 - Manifestazione con concentramento di fronte allo stabilimento ThyssenKrupp, Corso Regina Margherita 400, ore 09.30 Associazione LEGAMI D'ACCIAIO (ex-operai ThyssenKrupp e familiari delle vittime) RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
per adesioni 11月10日 Ambulante bengalese picchiato a Fontana di TreviGli avvenimenti accaduti negli ultimi mesi ad Enanul Hoque, cittadino del Bangladesh di 28 anni, rappresentano la trama di una storia di crudeltà, che si manifesta sempre più frequentemente in questo paese.
E’ una vicenda comune di cittadino straniero che il 19 Agosto si reca alla Questura di Roma per presentare la richiesta di asilo, che non viene accettata per l’aver eletto come domicilio la nostra l’associazione.
E’ una vicenda comune di cittadino straniero che per sopravvivere vende souvenir ai tanti turisti, che affollano questa città. Come gli altri giorni, il 5 Novembre Enanul è a Fontana di Trevi a svolgere la vendita ambulante, con gli oggetti in mano in maniera da non occupare il suolo pubblico. Quel giorno però non sarà come gli altri, perché incontrerà i nuovi sceriffi della città, appositamente addestrati da un "bravo maestro", ovvero dal Comandante Generale della Polizia Municipale di Roma, Buttarelli, artefice, con l’appoggio dei fascisti, il 17 Gennaio 2008 dell’attacco alla comunità bangladese, con la frase "questi immigrati bisogna mandarli via nel loro paese".
Enanul viene fermato brutalmente. Caduto, viene trattenuto, calpestato e schiacciato in terra dai piedi di diversi agenti della polizia municipale. I passanti protestano. Qualcuno di loro chiama l’ambulanza.
Enanul viene ricoverato all’Ospedale "San Giovanni" per una gamba rotta ed è lì in attesa di un intervento chirurgico. In questo stato, oltre a ricevere il danno, arriva la beffa: viene raggiunto il 6 Novembre in ospedale dalla notifica di una multa amministrativa (tralasciamo che il documento è stato volutamente datato il giorno 5!) e, coerentemente agli insegnamenti del proprio maestro Buttarelli, dalla minaccia "se denunci il fatto ti mando direttamente in Bangladesh".
Enanul non sapeva che in ospedale si prendessero le impronte digitali, né sapeva che alcuni nuovi sceriffi, in attesa di armarsi di pistola, sono già dei picchiatori nati.
Enanul Hoque sarà una delle persone che parteciperanno il 12 dicembre allo sciopero dei metalmeccanici, per denunciare l’accaduto dei fatti ai lavoratori italiani. Sempre che il Dott. Buttarelli non provvederà anche ad espellerlo!
Associazione Dhuumcatu 11月9日 Questa città ribelle e mai domata...Sostengo la campagna e la Delibera di Iniziativa Popolare per la de-esternalizzazione e de-privatizzazione dei servizi pubblici del Comune di Roma. Infatti la privatizzazione e l'esternalizzazione dei servizi publici è un meccanismo mediante il quale si genera soltanto maggiore precarietà e sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici, senza che ci sia un reale miglioramento del servizio per i cittadini.
Roma ribelle non è solo il nome di un sito web. E’ anche un auspicio. Dopo mesi di campagne martellanti sulla "sicurezza" messa a rischio da immigrati e poveracci vari, vorremmo si tornasse a ragionare su qualche problema più serio e più reale, come – così, per cominciare – il dilagare del lavoro nero e sottopagato, con tutte le responsabilità politiche che vi sono dietro. Soldatini in tuta mimetica e vigili urbani trasformati in giustizieri della notte non possono nascondere a lungo il fatto che a Roma centinaia di migliaia di persone sono costrette a vivere al limite o al di sotto della soglia di povertà, strangolate dai debiti, dai mutui, dal carovita… tutte cose che non possono certo essere addebitate agli immigrati o ai rom, come non è a loro che vanno messi in conto i tre esseri umani che ogni giorno perdono la vita sul lavoro. Vorremmo parlare di cose come queste, magari chiedendo conto dei milioni di euro che sono letteralmente spariti nel vortice dei tanti progetti "sociali" finanziati negli ultimi quindici anni, per ritrovarci poi di fronte alla sorpresa che proprio il quartiere dove sono piovuti più finanziamenti (Tor Bella Monaca) è uno di quelli più immersi nel degrado e più infettati dal virus del razzismo e della guerra fra poveri. Questo nuovo spazio di controinformazione nasce per sostenere una precisa iniziativa politica che riguarda la città di Roma: la Delibera di Iniziativa Popolare per sottrarre i servizi pubblici alla gestione privatistica di aziende e cooperative, una gestione che da troppo tempo produce sfruttamento per i lavoratori e disservizio per gli utenti. I servizi pagati dai cittadini romani ma gestiti da soggetti privati sono molti: si va dai servizi sociali propriamente detti (assistenza ai disabili, agli anziani, ai bambini nelle scuole, ecc.) alla gestione delle mense scolastiche, per arrivare a quella dei canili comunali. Attività diversissime fra loro, ma accomunate dal fatto di essere affidate ad organismi esterni al Comune, il quale eroga i soldi e si sbarazza di ogni responsabilità. Decenni di questa situazione hanno dimostrato che un tale sistema non funziona, a meno che non si voglia dare per scontato che i lavoratori e le lavoratrici di questi servizi non abbiano diritti, e che la cittadinanza nel suo insieme non possa pretendere servizi efficienti, perché da un lato abbiamo migliaia di operatori ed operatrici sottopagati, sfruttati e condannati al più umiliante dei precariati, e dall’altro abbiamo servizi a loro volta precari e spesso dequalificati. Documenteremo, via via che ci arriveranno, le situazioni di cui stiamo parlando, così come documenteremo lo spreco di denaro pubblico e il clientelismo che sta dietro queste situazioni. La Delibera di Iniziativa Popolare è una proposta di soluzione alla radice del problema: si vuole riportare la gestione dei servizi pubblici nell’ambito delle attività direttamente di pertinenza del Comune di Roma, spazzando via il groviglio di interessi, piccoli e grandi, che sono parte costituente della gestione privatistica. L’iniziativa è stata assunta da un arco di forze ampio e variegato, che crescerà ancora, ma l’obiettivo delle 5000 firme valide affinché il Consiglio Comunale sia costretto a prendere in esame la Delibera è tutt’altro che scontato. Roma ribelle nasce per sostenere questa iniziativa, informare, mettere in contatto le tantissime persone che vivono in prima persona il problema del precariato e quello di servizi inefficienti, che significano un abbassamento della qualità della vita per tutti. La raccolta delle firme terminerà a dicembre, ma non è detto che questo significhi anche il termine dell’esperienza di Roma ribelle, che potrebbe, anzi vorrebbe diventare uno strumento utile per chiunque non intenda piegarsi non solo allo sfruttamento, ma pure all’omologazione ed alla rassegnazione. Vedremo. Intanto, si comincia: CONTRO IL LAVORO NERO E PRECARIO, CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI.
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Spazio commenti sul blog
Marcolino发表:
Grazie Nadia anche se è parecchio che non l'ho più aggiornato ne usato. Verrò prima o poi a fare un salto sul tuo.
8 月 23 日
Ray Of Light
7 月 20 日
Mari发表:
7 月 2 日
DALIDANADIA发表:
CIAO... E COMPLIMENTI PER LO SPACE...NIENTE DI MEGLIO CHE UN BLOG IMPEGNATO...
DAVVERO MOLTO INTERESSANT.E TI AUGURO UN BUON LAVORO!!!!
3 月 8 日
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